Tocofobia - Paura del Parto di G.Bertelli

Generalità

La tocofobia è la paura patologica del parto. In qualche caso, questo disturbo fobico è conseguenza delle implicazioni psicologiche e sociali correlate alla nascita di un bambino. Altre volte, la tocofobia può dipendere dall'idea di non riuscire a sopportare il dolore del travaglio.

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La paura del parto può essere influenzata da esperienze traumatiche del passato (manovre ostetriche invasive, distacco placentare, taglio cesareo d'emergenza, aborti o gravidanze extra-uterine ecc.) e dall'ascolto di testimonianze di nascite difficili o complicate.

La tocofobia può avere gravi conseguenze, ad esempio, prolungando il travaglio o predisponendo alla depressione post-partum. Per questo motivo, i medici e le ostetriche che assistono la gestante devono essere consapevoli della presentazione, dei sintomi e delle situazioni che favoriscono il problema. Ciò consente di mettere in atto un piano terapeutico adatto a garantire un buono stato di salute psico-fisico della futura mamma e del nascituro. Alcune donne che soffrono di tocofobia trovano utile raccontare le esperienze che hanno vissuto o possono avere bisogno di essere rassicurate raccogliendo informazioni sul parto (ad esempio, parlando con le ostetriche durante la gravidanza). Altre pazienti potrebbero aver bisogno, invece, di un trattamento più mirato, come alcune sedute di psicoterapia.

Se non viene trattata e superata, la tocofobia può portare alcune donne a strategie di evitamento importanti, come quella di decidere di non avere figli, pur di non affrontare il momento del parto.

Cos’è

Cos'è la Tocofobia?

La tocofobia è la paura morbosa di rimanere incinta o di partorire.

Più specificamente, la donna che soffre di tocofobia può essere terrorizzata:

  • Dal travaglio e dal dolore ad esso associato: in qualche caso, la paura del parto è influenzata dall'idea di soffrire o riportare lesioni al tratto genitale; altre volte, questa forma di fobia è scatenata dal pensiero di ferire il bambino o provocarne addirittura la morte;
  • Dall'evento nascita vero e proprio: alcune donne sono terrorizzate dalla venuta al mondo di un bambino, fino ad arrivare ad evitarla, nonostante abbiano il desiderio di diventare madri. In tal caso, la tocofobia può essere enfatizzata dalle implicazioni psicologiche e sociali che conseguono alla nascita di un figlio.

Il riconoscimento della tocofobia e la stretta collaborazione tra le figure che assistono la gestante nel corso dei nove mesi di gravidanza (ostetrici, ginecologi e altri medici specialisti) contribuiscono a ridurne la gravità ed a garantire un trattamento efficace.

Terminologia e sinonimi

Il termine "tocofobia" deriva dall'unione da due parole greche: "tocòs" (parto) e "phóbos" (paura, timore), cioè "paura del parto".

La tocofobia è conosciuta anche come parturifobia, locquiofobia e maieusifobia.

Cause e Fattori di Rischio

La tocofobia è un disturbo psicologico nel quale lo stimolo fobico è rappresentato dalla gravidanza e/o dal parto. Nelle donne che sperimentano questa paura patologica, l'idea di rimanere incinte o incorre in complicanze nel corso del travaglio sono situazioni vissute con un elevato livello di sofferenza.

Lo sapevate che…

Il disturbo è stato identificato quale fobia in tempi recenti, nel 2000, dalla dott.ssa Kristina Hofberg. La tocofobia è spesso un problema sotto-diagnosticato e può non giungere all'attenzione del medico; in realtà, questa condizione è sorprendentemente comune e si stima che colpisca 1 donna su 10.

Le ragioni all'origine della tocofobia possono essere complesse. In molti casi, la paura del parto è correlata al timore di incorrere in un travaglio difficile e prolungato, ferire il bambino, subire lesioni del tratto genitale o, addirittura, morire.

Alcune donne che soffrono di tocofobia, invece, sono terrorizzate dal processo di nascita, inteso come qualcosa che non si può prevedere con certezza o controllare, soprattutto quando si è alla prima gravidanza e l'esperienza è del tutto nuova. Altre volte, le gestanti non hanno fiducia nei servizi medici/ostetrici e temono di essere maltrattate (violenza ostetrica) o lasciate sole nel momento del parto.

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La tocofobia può essere favorita dalle esperienze negative e traumatiche vissute nel passato: dall'abuso sessuale all'esposizione a immagini grafiche senza una comunicazione adeguata, dalle complicanze incorse in una precedente gravidanza alla negativa esperienza di assistenza sanitaria.

Attualmente, questa forma di fobia è una delle indicazioni più frequenti al taglio cesareo elettivo: il parto programmato, infatti, asseconda, per estensione, la richiesta della donna di evitare il travaglio e la nascita del bambino per via vaginale, permettendole di affrontare il momento con meno rischi.

La tocofobia può essere distinta in forma primaria (antecedente ad una gravidanza) o secondaria (innescato da un parto traumatico o complicato).

Tocofobia primaria

La tocofobia primaria è la paura del parto presente ancor prima del concepimento e può comportare la rinuncia a diventare genitore. Questa forma del disturbo si sviluppa spesso dall'età adolescenziale e può riferirsi all'esperienza della propria madre o viene essere innescato dall'esposizione al parto, senza una spiegazione adeguata in giovane età.

La tocofobia primaria può essere:

  • Sintomo di una depressione in corso;
  • Conseguenza di abusi sessuali subiti durante l'infanzia (nota: la tocofobia può essere sperimentata anche nelle donne che sono state violentate; in tal caso, l'evento del parto può innescare dei flashback).

Alcune donne che presentano tocofobia primaria hanno interrotto la gravidanza, pur desiderando l'arrivo di un figlio.

Tocofobia secondaria

La tocofobia secondaria è caratteristica delle nullipare, cioè delle donne che non hanno mai partorito naturalmente per via vaginale. Tuttavia, il disturbo può manifestarsi nel corso delle gravidanze successive alla prima e nelle gestanti che hanno subito un cesareo non pianificato.

Le pazienti maggiormente a rischio di tocofobia sono coloro che hanno avuto esperienze di parto negative e traumatiche, soprattutto in caso di:

  • Manovre ostetriche invasive (es. secondamento manuale o raschiamento senza anestesia);
  • Travaglio particolarmente prolungato e difficile;
  • Taglio cesareo di emergenza, in condizioni drammatiche (es. distacco di placenta).

In altri casi di tocofobia, il parto è stato regolare, ma viene percepito dalla donna come una violenza al suo corpo, tanto da portare ad un disturbo da stress post-traumatico, con conseguenze di depressione post-partum.

La tocofobia secondaria può presentarsi anche in seguito al rifiuto di poter scegliere la modalità di espletare il parto (es. con taglio cesareo o, se naturale, con anestesia peridurale).

Disturbi correlati alla Tocofobia

  • Il timore di affrontare un travaglio doloroso è fortemente associata alla paura del dolore in generale.
  • La tocofobia può essere associata ad altri disturbi psichici, come disturbi d'ansia, depressione post-partum e disturbo post-traumatico da stress. Al momento, però, sono ancora poche le prove scientifiche a sostegno di queste relazioni.

Sintomi e Complicazioni

Differenza con la normale ansia da parto

La tocofobia va distinta dalla semplice e fisiologica preoccupazione al pensiero del parto che accompagna la futura mamma durante i nove mesi di gravidanza ed alla nascita del bambino. Questa forma di ansia è molto comune, soprattutto nel terzo trimestre, e può ritenersi del tutto normale. Ciò che differenzia il disturbo fobico dalle solite angosce sperimentate dalle future mamme è l'entità con cui si manifesta la paura del parto: alcune donne pensano che moriranno, altre immaginano un dolore insopportabile. La tocofobia è, dunque, una paura estrema.

Il tratto più comune del disturbo fobico è la paura del parto per via vaginale, senza che si manifesti un corrispondente timore nel portare a termine la gravidanza tramite taglio cesareo. Tuttavia, entrambe le prospettive possono risultare altrettanto terrificanti.

In altre pazienti, è l'idea di un bambino che cresce al loro interno a risultare profondamente inquietante. Altre volte, la tocofobia può indurre la donna a sentirsi dissociata dal suo corpo durante l'esperienza del parto.

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Tocofobia: come si manifesta?

Le donne che hanno paura di partorire naturalmente sono convinte di non riuscire ad affrontare i dolori del travaglio e/o di morire durante il parto.

Come altre fobie, di fronte alla situazione temuta, ossia il travaglio e/o il parto, o al solo pensiero della stessa, la tocofobia può manifestarsi attraverso una serie di sintomi tra cui:

La tocofobia può indurre anche una serie di disturbi fisiologici-somatici, inclusi:

Possibili conseguenze

La tocofobia è un disturbo fobico altamente invalidante, in quanto può avere gravi effetti avversi a breve ed a lungo termine (durante i mesi di gravidanza e dopo il parto), sia sulla futura mamma, che sul bambino.

Lo stato ansioso della madre può ripercuotersi, ad esempio, al momento del travaglio, prolungandolo.

Dopo il parto, invece, la donna può percepire il proprio corpo come un fallimento per aver reso necessaria un'episiotomia o manifestare conseguenze come l'incontinenza fecale o il prolasso esacerbato da un parto strumentale.

In mancanza di un percorso terapeutico che permetta di superare il disturbo, inoltre, la tocofobia potrebbe:

  • Presentarsi con caratteristiche peggiori nelle gestazioni successive;
  • Condizionare le donne al punto da spingerle ad evitare una gravidanza, rinunciando quindi ad avere un bambino desiderato, mediante:
    • L'adozione di una contraccezione rigida;
    • L'astensione dai rapporti sessuali;
    • La richiesta di una sterilizzazione permanente, come l'isterectomia.

La tocofobia può avere, quindi, un impatto negativo sul rapporto coniugale e familiare.

Diagnosi

La paura del parto è un tipo di fobia specifica, che deve essere affrontata con il supporto del medico di famiglia o del ginecologo e l'aiuto di psicologi/psicoterapeuti esperti nelle aree della perinatalità.

La diagnosi precoce è fondamentale per comprendere i motivi alla base del proprio disagio ed inquadrare il problema all'interno della storia di vita della paziente, identificandone il significato e quantificandone la portata, quindi offrendo una possibilità di intervento adeguato.

Il corretto riconoscimento e la gestione della tocofobia con un percorso di psicoterapia permette di dare alla paziente la possibilità di affrontare e superare il problema; la mancanza del trattamento predispone, invece, chi soffre di questa fobia al rischio di continuare la strategia di evitamento (in forma di rifiuto di intraprendere altre gravidanze, necessitare di un parto cesareo programmato ecc.).

Da sapere

La diagnosi precoce di tocofobia e l'invio ad uno psicoterapeuta potrebbe evitare il ricorso ad un parto cesareo.

Trattamento e Rimedi

Il trattamento della tocofobia dipende dalla causa scatenante, tenendo in considerazione che le modalità di gestione della problematica possono variare da donna a donna.

Premessa al trattamento della Tocofobia

Occorre considerare che, in campo psichiatrico, la terapia d'elezione per le fobie è l'approccio cognitivo-comportamentale. Questo percorso insegna al soggetto ad affrontare e gestire i pensieri negativi e limitanti associati alla propria paura, attraverso l'esposizione graduale agli stimoli fobici. In questo modo, la persona affetta dal disturbo viene esposto alle situazioni temute con la possibilità di apprendere delle tecniche di autocontrollo capaci di ridurre l'ansia e la paura.

Chiaramente, la terapia cognitivo-comportamentale non può essere applicata alla tocofobia, poiché lo stimolo ansiogeno è il parto e l'esposizione graduale a questo non è possibile.

Le convinzioni negative associate possono essere affrontate con altri percorsi di psicoterapia orientati al superamento di tale fobia. A seconda della gravità del quadro clinico, poi, possono essere indicate altre diverse opzioni terapeutiche e tecniche di rilassamento (quali training autogeno, esercizi di respirazione, yoga, rilassamento progressivo ecc.), anche in combinazione tra loro.

Quando è necessario il parto cesareo

Per alcune donne, potrebbe essere necessario effettuare un taglio cesareo elettivo. Bisogna ricordare, però, che questo è un intervento chirurgico addominale e, come tale, è di gran lunga più invasivo rispetto al parto per via vaginale, oltre a richiedere una degenza più prolungata.

In presenza di tocofobia, quindi, andrebbe offerta alla futura mamma la possibilità di ricorrere al parto con analgesia, in un ambiente accogliente. Ciò potrebbe essere un valido motivo di rassicurazione per affrontare il parto con maggiore serenità.

Prevenzione: corsi preparto

La mancanza di una corretta preparazione al parto, può contribuire ad accentuare la gravità della tocofobia. Quando esistono dei fattori che possono predisporre all'insorgenza del problema, quindi, è importante agire a livello di prevenzione, dedicando tempo alla comunicazione, soprattutto per quanto concerne l'esperienza della nascita del proprio bambino. In questo senso, frequentare un corso di preparazione al parto può essere utile a ridurre l'ansia, così come adottare delle tecniche di rilassamento o praticare lo yoga, per focalizzare la concentrazione sulla respirazione.

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Come affrontare la Tocofobia

Il supporto psicologico iniziale è di fondamentale importanza, in quanto la tocofobia può avere gravi conseguenze sul parto (prolungando, ad esempio, il travaglio).

Per questo motivo, i medici, le ostetriche e gli altri specialisti che assistono la futura mamma durante la gestazione devono essere consapevoli della presentazione, dei sintomi e delle situazioni predisponenti il problema. Ciò consente al personale che assiste la donna di coinvolgerla nella programmazione di un adeguato piano terapeutico, con l'obiettivo di affrontare e superare il momento del parto con meno rischi e garantire un buono stato di salute per madre e bambino.

Il riconoscimento del disturbo nel primo trimestre di gravidanza è sufficiente, nella maggior parte dei casi, per intervenire con un breve periodo di psicoterapia, per sciogliere i conflitti interiori correlati al vissuto. Questo percorso ha l'obiettivo di indurre la paziente a razionalizzare la propria fobia, cercando di concentrarsi sulla possibilità di reagire ai pensieri ansiogeni e di affrontare le convinzioni negative associate all'idea del parto e della nascita del proprio bambino.

Giulia Bertelli

L'autore

Giulia Bertelli

Laureata in Biotecnologie Medico-Farmaceutiche, ha prestato attività lavorativa in qualità di Addetto alla Ricerca e Sviluppo in aziende di Integratori Alimentari e Alimenti Dietetici