Preeclampsia - Gestosi di Giulia Bertelli

Generalità

La preeclampsia (o gestosi) è una patologia che può svilupparsi durante la gravidanza. Questa condizione è caratterizzata da un innalzamento eccessivo della pressione sanguigna (ipertensione), spesso in combinazione con il riscontro di una quantità significativa di proteine ​​nelle urine (proteinuria elevata).

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La preeclampsia esordisce dopo la 20esima settimana gestazionale, in donne precedentemente normotese e non proteinuriche e, di solito, si risolve spontaneamente a distanza di qualche settimana dal parto.

Le cause alla base dell'insorgenza della preeclampsia non sono ancora state identificate con certezza, ma si pensa siano determinanti alcune alterazioni nello sviluppo della placenta e dei vasi sanguigni che la irrorano. Diversi fattori concorrono ad aumentare il rischio di gestosi, tra cui: predisposizione familiare, ipertensione cronica preesistente, diabete gestazionale, obesità e disturbi renali.

La malattia può evolvere gradualmente, esordire all'improvviso o rimanere silente con sintomi aspecifici, come mal di testa o offuscamento della vista, fino alla degenerazione in eclampsia. Se non viene gestita correttamente, esiste il rischio che possano verificarsi complicazioni molto gravi, sia per la futura mamma, che per il bambino.

Cos’è

Cosa s’intende per Preeclampsia?

La preeclampsia (o gestosi) è una complicanza che può svilupparsi durante la gravidanza e riguarda circa il 5-8% delle future mamme. Tipicamente, la gestosi si manifesta dopo la 20esima settimana di gestazione ed è caratterizzata da ipertensione in associazione all'eccessiva presenza di proteine nelle urine, in donne precedentemente normotese e non proteinuriche.

Nel dettaglio, la definizione diagnostica di preeclampsia si ottiene con i seguenti criteri:

  • Pressione arteriosa ≥140/90 mmHg (in due misurazioni successive ad almeno 6 ore di distanza);
  • Proteinuria ≥0,3 g/24 ore.

La preeclampsia comporta anche gonfiori (edemi) diffusi per la ritenzioni di liquidi, incremento eccessivo di peso, cefalea, disturbi della vista, nausea, vomito e altre manifestazioni associate allo stato ipertensivo ed alla proteinuria. Generalmente, la preeclampsia è reversibile nel corso del puerperio, entro 6-12 settimane dal parto.

Tempi di esordio e durata

La preeclampsia si verifica dopo la 20esima settimana di gestazione e può persistere fino a 6-12 settimane dopo il parto. L'esordio in epoche gestazionali più precoci è, invece, raro e può essere indicativo della presenza di una patologia trofoblastica.

Preeclampsia nelle donne affette da ipertensione cronica

La preeclampsia può verificarsi anche nelle donne con problemi ipertensivi pregressi alla gravidanza; in tal caso, si parla più propriamente di preeclampsia sovrapposta ad ipertensione cronica.

Possono verificarsi, quindi, le seguenti condizioni:

  • Nella gestante affetta da ipertensione cronica non proteinurica possono comparire significative quantità di proteine dopo 20 settimane dal concepimento;
  • Nella donna incinta affetta da ipertensione e proteinuria preesistenti alla gravidanza, si verifica un improvviso peggioramento di tali problematiche.

Cause e Fattori di Rischio

Quali sono le cause della Preeclampsia?

Le cause della preeclampsia non si conoscono con esattezza. Finora, è stato ipotizzato lo sviluppo progressivo durante la gravidanza di alcune alterazioni della placenta e dei vasi sanguigni che la irrorano, in grado di influenzare gli scambi materno-fetali, spesso precocemente rispetto all'insorgenza dei sintomi.

Queste sorta di disfunzioni, favorirebbero in modo diretto e indiretto la liberazione di alcune sostanze, come la profibrina, con vari effetti, come:

  • Costrizione delle piccole arterie, da cui conseguirebbe l'ipertensione;
  • Danno dei capillari, che determina proteinuria per compromissione dei glomeruli renali;
  • Alterazioni a carico di numerosi organi, fra cui il fegato.

Fattori predisponenti e/o aggravanti

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I fattori che possono aumentare la probabilità di sviluppare preeclampsia per una donna in gravidanza sono numerosi. Innanzitutto, la gestosi riconosce una predisposizione genetica di base, che rende la gestante più "vulnerabile" alla patologia qualora subentrino altri elementi. Ad esempio, se la donna soffriva già di ipertensione prima della gravidanza o l'anamnesi familiare è positiva per la preeclampsia, è più probabile che il quadro clinico si presenti.

I fattori di rischio riscontrati con maggiore frequenza nelle future mamme sono:

La preeclampsia può svilupparsi anche in gestanti che non presentano alcuno di questi fattori.

Preeclampsia: quante donne ne soffrono in gravidanza?

La preeclampsia riguarda circa il 5-8% delle gravidanze. In Europa, si ipotizza che questa percentuale possa incrementare nei prossimi anni, a causa dell'aumento dell'età delle donne che decidono di avere un figlio, dell'obesità e della maggiore frequenza di malattie croniche come il diabete.

Occorre segnalare che l'incidenza della preeclampsia è difficile da valutare poiché, accanto ai quadri clinici più importanti e facili da diagnosticare, compaiono molte forme difficili da riconoscere per la mancanza di sintomi suggestivi.

Sintomi

Preeclampsia: modalità di presentazione

La preeclampsia può evolvere gradualmente o esordire all'improvviso dopo la 20esima settimana di gestazione, con sintomi spesso aspecifici, come mal di testa, offuscamento della vista e nausea.

In qualche caso, la malattia è inizialmente asintomatica e rimane silente fine all'aggravarsi del quadro generale.

Il segnale di allarme è rappresentato dalla combinazione di pressione arteriosa elevata (≥140/90 mmHg) e proteinuria elevata (≥0,3 g/24h). Va segnalato, però, che anche questi indicatori sono poco specifici ed hanno un basso valore predittivo, cioè non discriminano quale donna:

  • Svilupperà effettivamente preeclampsia;
  • È affetta da una malattia cronica con simile sintomatologia.

Inoltre, questi parametri non sono suggestivi della progressione della preeclampsia nel tempo, quindi non predice se può evolvere in eclampsia.

Gestosi: come si manifesta?

La preeclampsia comporta, di solito, una serie di alterazioni associate all'ipertensione (≥ 140/90 mmHg) e alla proteinuria (≥ 0,3 g/24h) in donne precedentemente normotese e non proteinuriche.

Dopo la 20esima settimana di gestazione, è possibile il riscontro di:

  • Edemi: la preeclampsia comporta rigonfiamenti diffusi a causa della ritenzione di liquidi. Per questo motivo, se compaiono gonfiori, soprattutto al volto e alle mani, è bene rivolgersi subito al proprio medico o al ginecologo di riferimento. Nei casi più gravi, possono manifestarsi forte edemi alle caviglie ed alle palpebre.
  • Eccessivo aumento di peso corporeo: in genere, sono sospetti gli incrementi delle gestanti che aumentano più di 500 grammi settimanalmente.

In alcuni casi, i sintomi della gestosi sono più lievi o sfumati; ciò contribuisce al ritardo della diagnosi e del controllo della malattia.

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Se la preeclampsia non viene riconosciuta nella fase iniziale, può progredire e provocare altri sintomi per l'ipertensione non controllata. Queste manifestazioni comprendono:

  • Cefalea intensa e persistente, di solito frontale;
  • Disturbi della vista, come visione offuscata, scotoma e diplopia;
  • Nausea e vomito (a volte, si verifica il cosiddetto vomito neurogeno, cioè un vomito improvviso non preceduto da nausea);
  • Dolore epigastrico;
  • Dolore nel quadrante superiore destro dell'addome, per la distensione della capsula del fegato;
  • Presenza di albumina nelle urine (proteina normalmente assente; l'albuminuria può indicare un alterato funzionamento dei reni);
  • Diminuzione della quantità di urina;
  • Petecchie o altri segni di sanguinamento anomalo.

Alterazioni riscontrabili in caso di preeclampsia sono anche:

Complicanze e Rischi

La preeclampsia è una complicazione della gravidanza potenzialmente pericolosa sia per la donna incinta, sia per il nascituro.

Possibili conseguenze della Preeclampsia per la gestante

Se trascurata, la preeclampsia può causare severi danni agli organi, in particolare al cervello, al rene e al fegato, anche permanenti. Quando non s'interviene con una terapia appropriata, possono subentrare: stati confusionali, disturbi coagulativi, clonie, dolorabilità epatica dispnea, edema polmonare, oliguria, insufficienza renale acuta, emorragia cerebrale o infarto.

La preeclampsia può anche evolvere in sindrome HELLP, entità clinica caratterizzata da emolisi, aumento degli enzimi epatici e trombocitopenia.

Possibili conseguenze della Preeclampsia per il feto

Il segno principale della preeclampsia nel feto è il ritardo della crescita dovuto al malfunzionamento della placenta.

Una complicanza maggiore della preeclampsia è il distacco prematura placentare, evidente per la emorragia materna. Altra possibile conseguenza è la nascita di un bambino fortemente prematuro (nota: il parto pretermine può verificarsi dalla 28esima alla 34esima settimana, a seconda del singolo caso, con conseguenze più o meno gravi).

Evoluzione della Preeclampsia in Eclampsia

La preeclampsia non trattata può degenerare rapidamente e all'improvviso verso l'eclampsia, la complicanza più temibile, che richiede l'immediato ricovero in ospedale, in quanto molto pericolosa. L'eclampsia è caratterizzata da un brusco aumento della pressione che determina vomito, dolore addominale a sbarra, contrazioni generalizzate e crisi convulsive con possibili danni cerebrali, coma e possibili lesioni degli organi interni. L'eclampsia può comportare anche il distacco della placenta, nonché la morte di madre e bambino.

Diagnosi

I segni iniziali della preeclampsia (ipertensione arteriosa e proteinuria elevata) vengono rilevate durante le visite e i controlli periodici previsti in gravidanza. In alcuni casi, possono manifestarsi anche altri disturbi indicativi della gestosi che devono indurre la gestante a rivolgersi immediatamente ad un medico per gli opportuni accertamenti.

La diagnosi di preeclampsia non deve allarmare la futura mamma: se riconosciuta e gestita correttamente dal punto di vista terapeutico, la malattia si risolve spontaneamente dopo il parto. Chiaramente, la gestosi è una condizione da tenere rigorosamente monitorata, quindi la gestante deve seguire scrupolosamente le indicazioni del medico relative agli esami laboratoristici da effettuarsi a cadenza regolare, nonché al protocollo terapeutico. Con tale approccio, la preeclampsia può essere controllata fino alla nascita del bambino.

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L'obiettivo delle visite prenatali è quello di riconoscere tempestivamente i sintomi premonitori (aumento anomalo del peso corporeo, proteinuria elevata, aumento della pressione sanguigna ed edemi generalizzati).

Per questo, la gestante è invitata a sottoporsi a esami di controllo che prevedano:

Importante è anche la valutazione dello stato di benessere del feto. In base alla settimana di gravidanza, sono eseguite cardiotocografia (consente la rilevazione del battito cardiaco fetale e delle eventuali contrazioni uterine) o ecografie per verificare il flusso di sangue attraverso la placenta, misurare la crescita fetale e osservare i movimenti del nascituro.

Trattamento

Come s’interviene in caso di Preeclampsia

Il trattamento della preeclampsia può variare a seconda del caso, ma, in genere, prevede:

  • Un rigoroso riposo a letto, preferendo la posizione su un fianco e non sulla schiena; alcuni sforzi fisici fanno aumentare ulteriormente la pressione.
  • Il controllo della pressione arteriosa, talvolta ricorrendo a farmaci anti-ipertensivi.
  • La forte limitazione dell'apporto di sale con la dieta.
  • In qualche caso, la somministrazione di solfato di magnesio (per la prevenzione o il trattamento delle crisi convulsive).

Come anticipato, il medico inviterà la paziente a sottoporsi a frequenti visite per monitorare costantemente la preeclampsia. Qualora nonostante le misure adottate, la gestosi non vada incontro ad un miglioramento, è necessario il ricovero ospedaliero per ulteriori indagini specialistiche e per le eventuali cure necessarie.

Nota importante! In gravidanza, non assumere mai farmaci, vitamine o integratori senza prima parlarne con il medico.

Preeclampsia: è possibile guarire completamente?

Nella maggior parte dei casi, le misure terapeutiche descritte consentono di tenere sotto controllo la preeclampsia fino alla nascita del bambino. Dopo il parto, la pressione sanguigna e la funzionalità renale si normalizzano nell'arco di alcuni giorni. Solo per un numero limitato di puerpere, la risoluzione spontanea della preeclampsia può completarsi nel giro di qualche settimana.

Da un certo punto di vista, quindi, il parto rappresenta la cura risolutiva della preeclampsia. Per questo motivo, la gestante è tenuta strettamente sotto controllo fino a che non sia possibile far nascere il bambino.

Attenzione! La gestosi non regredisce mai spontaneamente: al contrario, l'eventuale miglioramento dei sintomi deve indurre il ginecologo ad un'immediata valutazione dello stato di salute del nascituro. La morte fetale, infatti, provoca una rapida scomparsa dei disturbi associati alla preeclampsia.

Parto in caso di Preeclampsia

Il parto a termine dalla gestante affetta da preeclampsia viene espletato secondo il metodo più efficace, sempre previo consulto del ginecologo. In alcune occasioni rischiose, occorre far nascere il bambino in anticipo:

  • Se la nascita dovrebbe avvenire entro una scadenza breve, è possibile che il parto sia indotto artificialmente e lasciare che questo si compia in modo naturale;
  • Se la data presunta per il parto è relativamente lontana, è considerato il taglio cesareo.

Prevenzione

Profilassi nelle gestanti ad alto rischio di Preeclampsia

Nelle donne ad alto rischio per lo sviluppo di preeclampsia, è raccomandata l'assunzione di acido acetilsalicilico a basso dosaggio (100 milligrammi al giorno), dalla 12esima settimana di gravidanza fino al parto. Questa profilassi diminuisce il rischio di nascita prematura.

Preeclampsia: è possibile prevenirne l’insorgenza?

Per prevenire la preeclampsia in presenza dei fattori di rischio e tenere sotto controllo la condizione una volta diagnosticata, la futura mamma può adottare qualche accorgimento:

  • Limitare il consumo di sale

Diverse abitudini alimentari possono contribuire al mantenimento dell'ipertensione; tre queste rientrano l'utilizzo eccessivo di sale da cucina nella dieta e lo scarso apporto di potassio, che controbilancia la quantità di sodio presente nelle cellule. Il sale aumenta, inoltre, la ritenzione di liquidi nei tessuti dell'organismo.

Nel corso della gestazione, l'incremento del peso corporeo deve avvenire gradualmente. L'appetito varierà spontaneamente in funzione del fabbisogno energetico e le future mamme non dovrebbero aumentare eccessivamente le porzioni consumate abitualmente. Durante tutta la gravidanza, l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) indica accettabile un aumento di peso totale di 10-14 kg in totale (indicativamente: un chilogrammo al mese nel primo trimestre e dal secondo 350-400 grammi alla settimana).

Inoltre, una dieta sana influisce non solo sul benessere della futura mamma, ma anche su quello del nascituro. Per questo, fin dalle primissime settimane di gestazione, è consigliabile adottare un regime alimentare equilibrato e vario, integrando cibi ricchi di ferro, calcio e acido folico, essenziali per la crescita del bambino. Altrettanto importante è assicurarsi di rispettare il giusto equilibrio di proteine, carboidrati, frutta e verdura. Andrebbero evitati, invece, gli alimenti troppo grassi e dolci, che hanno scarse proprietà nutrizionali.

  • Sottoporsi a controlli regolari

Una donna in gravidanza deve sottoporsi regolarmente alle visite e agli esami prescritti dal medico. In caso di preeclampsia o tendenza al suo sviluppo, è indicato eseguire un'analisi delle urine una volta al mese (o con maggiore frequenza a seconda dell'epoca gestazionale) e misurare regolarmente la pressione sanguigna.

Alla comparsa dei primi sintomi della gestosi, è bene rivolgersi immediatamente al ginecologo che consiglierà se e come intervenire.

Giulia Bertelli

L'autore

Giulia Bertelli

Laureata in Biotecnologie Medico-Farmaceutiche, ha prestato attività lavorativa in qualità di Addetto alla Ricerca e Sviluppo in aziende di Integratori Alimentari e Alimenti Dietetici