Philofobia - Paura d'Amare di G.Bertelli

Generalità

La philofobia (o filofobia) è la paura di innamorarsi o di amare una persona.

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Le persone che ne soffrono sperimentano una sensazione di forte disagio, ansia o nervosismo rispetto a situazioni (reali o immaginarie) che implicano un certo coinvolgimento emotivo; in questo caso, lo stimolo fobico è rappresentato dalle relazioni affettive o sentimentali.

La philofobia non produce semplicemente irrequietezza nel rapporto di coppia o angoscia alla prospettiva di provare affetto per qualcuno (familiari, amici ecc.), ma può provocare anche una serie di sintomi fisici. Nei casi più estremi, infatti, la philofobia può causare attacchi di panico in piena regola, con sudorazione, battito cardiaco accelerato, mancanza di respiro e nausea.

Nel tempo, le cause che determinano la paura di amare possono aumentare l'isolamento della persona filofobica e l'alienazione nei confronti di familiari, amici, colleghi di lavoro e vicini di casa.

Come altri disturbi fobici, gli esatti fattori scatenanti la philofobia non sono sempre facilmente identificabili. In qualche caso, la persona filofobica si sofferma su ricordi di relazioni romantiche e/o familiari che, in passato, si sono rivelate fallimentari. Altre volte, la philofobia può indurre un'intensa paura del rifiuto, pertanto il soggetto che ne soffre evita le relazioni per non sperimentare l'imbarazzo di non essere accettato da un potenziale amante. Ancora, il filofobico potrebbero aver vissuto un divorzio "aspro" e si convince che innamorarsi di nuovo porterà solo ad un'altra dolorosa separazione o rottura.

A prescindere da queste possibili esperienze vissute, non è stata stabilita con certezza alcuna connessione tra questi episodi e l'esordio della condizione. Tuttavia, è noto che alcune persone sono in grado di riprendersi da relazioni "negative"; chi soffre di philofobia, invece, si ritrova intrappolato in una situazione psicologica che, alla fine, li tiene separati o isolati rispetto agli altri.

La philofobia può essere affrontata con il trattamento più adeguato al proprio caso. Gli interventi più efficaci comprendono farmaci antidepressivi e percorsi di psicoterapia orientati al superamento della fobia.

Da ricordare

Il termine "philofobia" deriva dall'unione da due parole greche - "philo" (amore) e "fobia" (paura) - pertanto significa letteralmente "paura di amare". Le persone che soffrono di questo disturbo fobico temono l'amore romantico o la formazione di legami emotivi di qualsiasi tipo.

Cos’è

La philofobia è definita come la paura anormale, ingiustificata e persistente di innamorarsi. Questo disturbo fobico nei confronti dell'amore o dell'attaccamento emotivo non è semplicemente una condizione caratterizzata dal disagio o dall'ansia alla presenza di un potenziale partner, ma può anche aumentare l'isolamento nei confronti di familiari, amici, colleghi di lavoro e vicini di casa. La philofobia può provocare, inoltre, sintomi fisici, i quali possono essere innescati da situazioni specifiche.

Cause

Ogni relazione umana richiede una certa quantità di coinvolgimento emotivo, ma le persone che soffrono di philofobia non sono in grado di stabilire questa connessione. La paura dell'amore può iniziare evitando il contatto ravvicinato con membri del sesso opposto, per poi trasformarsi in un'insensibilità nei confronti delle relazioni affettive, tale da evitare tutte le persone.

Come accade per altri disturbi fobici, le cause esatte della philofobia non sono ancora state identificate. Tuttavia, esistono alcuni fattori che possono favorire la paura dell'amore.

La philofobia può essere un disturbo fobico semplice oppure può fare parte di un quadro psicologico più ampio (cioè si manifesta in soggetti che soffrono di altre fobie e/o disturbi d'ansia).

Pregresse esperienze negative

La reazione fobica alla base della philofobia è strettamente correlata alle esperienze fortemente negative e "traumatiche" vissute nel passato. Una delusione o una storia d'amore finita male può comportare un elevato livello di sofferenza: quale meccanismo di difesa, il filofobico può reagire rinchiudendosi nel proprio mondo, anziché cercare di affrontare e superare l'accaduto.

Questi "traumi" relativi all'amore possono essere subiti da sé o dalle persone care (es. genitori, fratelli, amici ecc.). Ad esempio, il filofobico può vivere il divorzio, come un fallimento della relazione con il/la proprio/a partner e si convince che innamorarsi di nuovo porterà solo ad un'altra dolorosa separazione o rottura. La philofobia può essere anche il risultato di un'esperienza vissuta nel corso dell'infanzia (es. violenza domestica, abbandono o separazione dei genitori).

Altre persone possono sviluppare la philofobia quando vivono delle relazioni tumultuose; ciò può portare ad una difficoltà nello stabilire qualsiasi tipo di legame d'amore.

Pregiudizi culturali

La philofobia può avere radici culturali o religiose. In tal caso, esistono pregiudizi, credenze e convinzioni che inibiscono o addirittura proibiscono relazioni d'amore romantiche: basti pensare alle etnie in cui i matrimoni sono organizzati dalle famiglie.

Certe relazioni d'amore sono vietate (come nel caso dell'omosessualità) o viste come "peccato" e, se le norme dettate dai preconcetti vengono violate, sono punite brutalmente. Ciò può causare frustrazione e senso di colpa in chi si innamora. La fobia che ne deriva può condizionare, dunque, il rapporto con altri soggetti.

Depressione e disturbi d'ansia

La philofobia può dipendere da un'intensa paura del rifiuto, pertanto il soggetto che ne soffre evita le relazioni per non sperimentare l'imbarazzo di non essere accettato da un potenziale amante. I pensieri negativi e l'insicurezza che ne derivano portano a sviluppare un'intensa ansia.  

Inoltre, questa sorta di meccanismo di protezione scoraggia i tentativi di affrontare la philofobia e, al contempo, inibisce il desiderio di superare questo problema. Ciò induce il soggetto a mettere in atto delle strategie di evitamento, cioè individua delle alternative che gli consentano di aggirare la necessità o il desiderio di intraprendere delle relazioni sentimentali.

Coloro che soffrono di depressione sono particolarmente vulnerabili dal punto di vista emotivo, quindi sono predisposti a sviluppare questi meccanismi di difesa, isolandosi o evitando qualsiasi legame d'amore. La philofobia può presentarsi anche in persone con disturbi ossessivo-compulsivi, le quali, in particolare, non sono disposte a "perdere il controllo" ed a mostrare le proprie debolezze.

Sintomi e Complicazioni

Nella philofobia, la prospettiva di essere amati - di esprimere amore ad un altro, quindi di essere emotivamente vulnerabili - evoca sentimenti di disagio, ansia e nervosismo, che possono sfociare in veri e propri attacchi di panico.

La paura può essere rivolta al coinvolgimento affettivo in una relazione, all'intimità (vulnerabilità al contatto fisico) o alla perdita del controllo delle proprie emozioni.

I sintomi psicologici che si verificano più comunemente nella philofobia sono:

  • Paura marcata, persistente ed eccessiva nei confronti della situazione temuta;
  • Angoscia e nervosismo al pensiero di innamorarsi o di essere coinvolto in una relazione;
  • Agitazione nel rapportarsi ad un potenziale partner/amante;
  • Sensazione di ansia immediata all'esposizione dello stimolo fobico;
  • Isolamento dal mondo esterno.

Questi sintomi possono comparire prima di un incontro programmato (es. appuntamento, cena romantica ecc.), mentre negli altri casi sopraggiungono quando il soggetto sta già vivendo la situazione e non esiste una modificazione del contesto che influisca in modo positivo sulla philofobia, mitigandola.

Le persone che soffrono della paura dell'amore e/o dell'intimità possono vivere delle emozioni conflittuali: quando pensa alle prospettive di dare e ricevere amore, il filofobico può provare una momentanea euforia, ma, nel momento cruciale, diventa sopraffatto dal disturbo, nonostante riconosca che la reazione sia eccessiva ed irragionevole.

Di fronte alla situazione minacciosa, la philofobia può indurre il soggetto a ricorrere a strategie di evitamento rispetto a situazioni o luoghi in cui si trovano, di solito, delle coppie (come parchi, cinema che trasmettono film romantici o matrimoni altrui).

Quando il soggetto si confronta con qualsiasi cosa associata all'amore ed al romanticismo, la philofobia può indurre anche una serie di segni fisiologici-somatici, tra cui:

Questi sintomi fisici segnalano il verificarsi di una risposta anormale a livello emotivo: il corpo sta rispondendo allo stimolo fobico con un'espressione estrema della reazione fisiologica di "lotta o fuga". In altre parole, la mente sta elaborando il pensiero che innamorarsi pone una minaccia rispetto ad un potenziale pericolo, quindi prepara automaticamente il corpo a combattere per la sopravvivenza. Quest'eccessiva risposta emotiva è uno dei segni più chiari che una persona è in preda ad una fobia, in questo caso la paura dell'amore.

Possibili conseguenze

La philofobia può essere un disturbo altamente invalidante, in quanto può influenzare molteplici attività e contesti. Alcune persone hanno talmente paura di innamorarsi che non riescono a costruire un rapporto di fiducia con nessuno; le loro relazioni sono, di solito, molto superficiali.

Coloro che sperimentano la philofobia tendono a vivere le loro vite in solitudine e possono sperimentare una profonda angoscia. Altra possibile conseguenza di questa fobia è l'anoressia sentimentale, intesa come la mancanza di desiderio, incluso quello sessuale.

Se i sintomi della philofobia limitano in modo significativo la normale vita quotidiana e sono presenti da oltre sei mesi, è consigliabile consultare un medico.

Occorre segnalare che alcune persone filofobiche, riescono a gestire correttamente questo disturbo, senza un aiuto professionale; se stabiliscono una relazione di dipendenza, le loro relazioni potrebbero non risultare alterate dalla philofobia (in pratica, il loro benessere dipende dalle risposte che ricevono dalla persona che amano).

Diagnosi

La philofobia può essere affrontata con l'aiuto di psicologi e psicoterapeuti.

La valutazione preliminare è fondamentale per comprendere i motivi alla base del proprio disagio ed inquadrare il problema all'interno della storia di vita del soggetto, identificandone il significato e quantificandone la portata. Ciò permette di stabilire, inoltre, quali terapie sono più adeguate e in quali combinazioni.

Terapia e Rimedi

La ricerca dell'amore è una parte essenziale della vita umana. Tuttavia, le persone che sviluppano una philofobia persistente ed ingiustificata, spesso hanno bisogno di un supporto per essere in grado di impegnarsi in relazioni normali.

A seconda della gravità del quadro clinico, la philofobia può essere affrontata in modo efficace con la combinazione di vari approcci terapeutici (psicoterapia, farmaci, desensibilizzazione sistemica, ipnosi ecc.).

Quest'interventi hanno l'obiettivo di indurre il paziente a razionalizzare la propria fobia, cercando di concentrarsi sulla possibilità di reagire ai pensieri ansiogeni e di affrontare le convinzioni negative associate all'idea di innamorarsi.

In questo caso, è bene procedere per passi graduali, in vista di un superamento dei timori associati alla philofobia, rendendo possibile l'instaurarsi di normali relazioni sentimentali.

Farmaci

In alcuni casi di philofobia, gli antidepressivi come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e gli inibitori delle monoamino ossidasi (MAOI) possono essere utili per ridurre i sintomi fisici ed emotivi gravi.

Terapia di tipo Cognitivo-Comportamentale

La philofobia può essere affrontata con successo intraprendendo un percorso di terapia cognitivo-comportamentale. Quest'approccio insegna al soggetto come gestire i pensieri negativi e limitanti associati all'atto di amare, attraverso la presentazione degli stimoli fobici in condizioni controllate. In questo modo, il paziente che soffre di philofobia viene esposto alle situazioni temute con la possibilità di apprendere delle tecniche di autocontrollo emotivo capaci di ridurre l'ansia e la paura di cedere al proprio coinvolgimento nella relazione.

A differenza di altre terapie rivolte al superamento delle fobie, la terapia cognitivo-comportamentale applicata alla philofobia può essere condotta in un contesto di gruppo.

Terapia di Desensibilizzazione Sistematica

La desensibilizzazione sistemica comporta l'esposizione dei pazienti agli stimoli fobici, ossia all'oggetto o alla situazione in grado di scatenare la philofobia. In pratica, si affrontano una alla volta tutte le convinzioni negative associate all'idea di innamorarsi o di amare.

Nel caso della philofobia, i pazienti potrebbero praticare le loro abilità relazionali in vari scenari, come appuntamenti o incontri con potenziali partner; i contesti temuti possono essere reali o creati virtualmente (simulazioni al computer).

La combinazione della terapia cognitivo-comportamentale con la desensibilizzazione progressiva è spesso più efficace dell'uso dei singoli metodi.

Ipnoterapia

L'ipnosi può contribuire a rimuovere le associazioni negative che possono scatenare gli attacchi di panico nella philofobia, oltre ad aiutare a controllare l'abitudine a fumare ed altri comportamenti di dipendenza.

Programmazione Neuro-Linguistica (PNL)

La programmazione neuro-linguistica è un approccio controverso alla philofobia, che prevede l'educazione delle persone all'autocoscienza ed alla comunicazione per cambiare i loro comportamenti emotivi. Questa terapia alternativa è basata sull'ipotetica connessione esistente tra processi neurologici ("neuro"), linguaggio ("linguistico") e modelli comportamentali che sono stati appresi attraverso l'esperienza ("programmazione"). In pratica, il trattamento può aiutare le persone ad apprendere nuovi comportamenti per fermare o sostituire quei pensieri e quelle azioni che causano loro un senso di angoscia, parlando di sé.

Nella terapia per superare le fobie, la PNL è stata utilizzata in combinazione con l'ipnosi, ma, al momento, non è prevista nel trattamento convenzionale per la philofobia (principalmente per mancanza di un processo formale di accreditamento a sostegno della metodica). Inoltre, occorre osservare che chiunque soffra l'angoscia di questa condizione psicologica sa che parlarne non è sufficiente per affrontare le proprie paure. Allo stato attuale, per il superamento della philofobia, risulta maggiormente utile un percorso di psicoterapia, impostato e supportato da una figura professionale che corregga, con interventi specifici e mirati, i comportamenti disfunzionali del paziente.

Philofobia: potrebbe dipendere dall'evoluzione?

Una teoria alternativa che cerca di spiegare le cause della paura dell'amore è quella della psicologia evolutiva. Questa scuola di pensiero sostiene che tratti umani come la percezione, la memoria o il linguaggio derivino dalla selezione naturale o da quella sessuale. Questa teoria è conosciuta come "adattamento", un processo che è comune in biologia, ma che solo di recente ha iniziato ad essere applicato alla psicologia.

La maggior parte dei disturbi fobici condivide, infatti, una tendenza familiare o genetica: alcune persone sembrano essere più suscettibili di altre a sviluppare delle paure patologiche, come la philofobia.

Anche gli psicologi evoluzionisti ritengono che alcune fobie possano derivare dall'adattamento.

Uno dei casi esemplificati spesso nei testi che trattano l'argomento della philofobia è quello di Elisabetta I. La resistenza al matrimonio della regina d'Inghilterra potrebbe essere dovuta all'esecuzione di sua madre, Anna Bolena, colpevole di essersi innamorata del cugino. Il fatto che suo padre, Enrico VIII, fosse il responsabile della condanna a morte potrebbe averle indotto a credere che tutte le relazioni romantiche abbiano un finale tragico.

La psicologia evolutiva sostiene che il processo di selezione naturale abbia influenzato il cervello umano a sviluppare comportamenti chiamati "adattamenti psicologici" o processi di pensiero chiamati "moduli cognitivi". In un certo senso, quindi, la philofobia potrebbe essere considerata una manifestazione "positiva" per la continuazione della specie umana.

Giulia Bertelli

L'autore

Giulia Bertelli

Laureata in Biotecnologie Medico-Farmaceutiche, ha prestato attività lavorativa in qualità di Addetto alla Ricerca e Sviluppo in aziende di Integratori Alimentari e Alimenti Dietetici