Pavimento Pelvico: Cos’è? È Importante?

Pavimento Pelvico: Cos’è? È Importante?
Ultima modifica 21.07.2020
INDICE
  1. Introduzione
  2. Generalità
  3. Anatomia
  4. Importanza e Riabilitazione

Introduzione

Il pavimento pelvico è una regione muscolare importantissima, anzi, fondamentale per la salute e il benessere della donna. Nonostante ciò, trattasi di un distretto ancora oggi non sufficientemente conosciuto e sottovalutato.

pavimento pelvico Shutterstock

Di recente definito come "muscolo della felicità", ma anche "muscolo più sconosciuto", riscoprirlo e valorizzarlo è oggi un obiettivo possibile.

Vediamo come

Generalità

Cenni anatomo-funzionali del pavimento pelvico

Il pavimento pelvico è un'area romboidale che si estende dalla sinfisi pubica al coccige, chiudendo in basso la cavità addomino-pelvica, circondando e sostenendo l'uretra, la vescica e la vagina fino all'apparato ano-rettale. Lateralmente i suoi confini sono sostanzialmente individuabili a livello delle tuberosità ischiatiche.

Perché in pochi conoscono il pavimento pelvico?

Il pavimento pelvico è stato lungamente ignorato per ragioni di varia natura. In primo luogo si tratta di un'area del corpo relativamente "nascosta" – nessuno può vederla con chiarezza. Una zona con la quale generalmente non si instaura quel rapporto quotidiano e spontaneo di consapevolezza e contatto che invece si può stabilire ad esempio con un arto.

In secondo luogo quella del pavimento pelvico rappresenta di fatto sia la regione chiave della defecazione e della minzione che quella della sessualità. Molteplici pudori sociali e tabù culturali hanno quindi contribuito ad accantonarla ulteriormente.

Quanto è importante il pavimento pelvico?

La medicina stessa, tra l'altro, ha raggiunto solo in anni recenti una maggiore conoscenza e comprensione della sua centralità, del suo ruolo e del suo complesso significato.

Da poco, ad esempio, si è cominciato a dibattere in merito alla prevenzione delle lacerazioni perineali durante il parto e delle conseguenze dell'episiotomia. Solo recentemente ha iniziato a diffondersi una maggiore attenzione, teorica e pratica, nei confronti di prolassi e incontinenza femminile.

Sono relativamente di nuova concezione i cosiddetti approcci riabilitativi "conservativi", ai quali si riconosce finalmente la giusta dignità e soprattutto efficacia, spesso in grado di integrare o addirittura sostituire i tradizionali interventi di tipo chirurgico o farmacologico.

Non parliamo poi della sessualità femminile, cui solo da pochi decenni – e non sempre in modo compiuto – viene riconosciuto un significato ludico e relazionale oltre che riproduttivo. Non deve meravigliare allora che, anche su questo piano, il pavimento pelvico sia stato lungamente ignorato.

Chi deve comprendere e professare l’importanza del pavimento pelvico?

È dunque fondamentale che tutti coloro che si occupano a vario titolo di salute e benessere al femminile sviluppino una certa sensibilità nei confronti di questo argomento, approfondendo le proprie conoscenze e sapendo diffondere le giuste informazioni sia in ambito preventivo che terapeutico e riabilitativo.

Questo non riguarda solamente i medici o le figure sanitarie strettamente intese, ma anche coloro che, per esempio i personal trainer, di occupano a vari livelli di fitness e movimento corporeo in generale.

Consapevolezza e attivazione del pavimento pelvico

La tutela del pavimento pelvico passa infatti anche – e soprattutto – dalla capacità di ogni donna di riconoscerlo e attivarlo in modo prima consapevole e poi automatico durante lo svolgimento delle azioni quotidiane. Uno starnuto, un colpo di tosse, il sollevamento della borsa della spesa, la presa in braccio del nipotino e persino l'esecuzione degli addominali in palestra, sono tutti gesti che – aumentando la pressione interna della cavità peritonealesollecitano questa parte del corpo e ne richiedono la giusta preparazione e controllo.

Occorre quindi, per prima cosa, conoscere e ricordare alcune basilari nozioni di anatomia e fisiologia: il pavimento pelvico, come detto, chiude il bacino verso il basso e svolge innanzitutto la funzione di sostenere gli organi pelvici come l'utero e la vescica. Il contenimento di tali organi – anche quando la donna è in posizione eretta o esegue attività fisiche come il semplice camminare, che comportano uno sforzo, quindi un aumento della pressione endoaddominale – necessita dell'integrità del sistema muscolo-fasciale di sostegno e della sua innervazione.

Entriamo più nel dettaglio.

Anatomia

Anatomia del pavimento pelvico

Quando si parla di pavimento pelvico vanno quindi distinti tre piani muscolo-aponeurotici:

  1. Diaframma pelvico;
  2. Diaframma urogenitale;
  3. Strato superficiale degli sfinteri.
pavimento pelvico2

Diaframma pelvico

Il diaframma pelvico, ossia lo strato più interno, formato dall'elevatore dell'ano con i suoi fasci ilio-coccigei, pubo-coccigei – medialmente ai quali decorrono i fasci dei due muscoli pubo-rettali – e ischio-coccigei.

Tali fasci formano, sia a destra che a sinistra, due "ventagli", caratterizzati da una sorta di perno comune, il coccige.

A unire centralmente le due porzioni dell'elevatore dell'ano, che di fatto costituiscono poi un'unica unità funzionale, è invece il cosiddetto centro Fibroso Tendineo del Perineo, situato tra canale vaginale e rettale.

Sulla linea mediana del diaframma pelvico troviamo infatti il cosiddetto Hiatus Genitale, ossia un'apertura attraverso la quale passano sia il retto che la vagina e l'uretra. Lateralmente, infine, il diaframma pelvico si inserisce lungo il cosiddetto Arco Tendineo che scorre dal pube alla spina ischiatica mentre al di sotto del piano dell'elevatore dell'ano si trova la fossa ischio-rettale.

Diaframma urogenitale

Il diaframma urogenitale ha invece la forma di un triangolo ed è situato inferiormente all'elevatore dell'ano nella porzione anteriore del perineo. Tale triangolo è delimitato alla base dalla linea bis-ischiatica, che idealmente unisce le due tuberosità ischiatiche. I lati sono rappresentati dalle cosiddette branche ischio-pubiche di destra e di sinistra. Il vertice è costituito dalla sinfisi pubica.

Del trigono urogenitale – come viene anche chiamato tale diaframma – fanno parte il muscolo Trasverso Profondo del Perineo e i legamenti Pubo-Uretrali.

Il diaframma urogenitale presenta infine un'apertura sulla linea mediana, attraverso cui passano l'uretra e la vagina.

Strato superficiale degli sfinteri

Abbiamo poi il cosiddetto strato superficiale degli sfinteri, del quale fanno parte quattro muscoli: l'ischio-cavernoso (dalla tuberosità ischiatica alla radice del clitoride), il bulbo-cavernoso o costrittore della vagina (dal Centro fibroso Tendineo del perineo al clitoride), il trasverso superficiale del perineo (dal Centro Fibroso Tendineo del perineo alla tuberosità ischiatica), lo sfintere dell'ano (situato posteriormente).

La porzione anteriore dello strato degli sfinteri è anche detta loggia bulbo-clitoridea e accoglie i corpi cavernosi del clitoride oltre ai bulbi del vestibolo.

Importanza e Riabilitazione

Importanza del pavimento pelvico

Come osservato in precedenza, tutta questa complessa struttura muscolare risulta di grande importanza durante tutta la vita della donna.

Importanza del pavimento pelvico nella sessualità femminile

Una ridotta consapevolezza e percezione del proprio perineo, ad esempio, si traduce spesso, anche in ragazze giovani, in una ridotta capacità di provare piacere durante il rapporto sessuale. Questa situazione naturalmente si aggrava con il passare degli anni e con il subentrare della menopausa e delle sue connesse trasformazioni fisiche, ormonali e psicologiche.

Importanza del pavimento pelvico durante il parto, dopo il parto e in terza età

Una scarsa dimestichezza con il proprio pavimento pelvico significa infatti progressiva e inevitabile perdita di tono, sensibilità e controllo dello stesso.

Non meraviglia allora che molte donne riscoprano questa parte del proprio corpo solo in momenti "delicati" della propria vita; magari al momento del parto, quando un perineo non adeguatamente preparato viene sottoposto a episiotomia o subisce fastidiose lacerazioni. Oppure nel post-parto, quando molte neo-mamme si trovano a fare i conti con noiosi problemi di incontinenza. E ancora con la terza età quando le stesse signore sperimentano per la prima volta su di sé il significato della parola prolasso.

Prevenzione ed educazione ginecologica

Quindi, come agire? Come evitare o limitare i suddetti inconvenienti?

Informazione ed educazione in età scolastica

In primo luogo è doveroso di informare ed educare al riconoscimento e alla cura del proprio perineo. Sarebbe auspicabile che già a livello scolastico – nell'ambito delle lezioni sul corpo umano o dei corsi di educazione sessuale – venisse dedicato uno spazio preciso a questa parte del corpo e al suo significato.

Ancora una volta il primo obiettivo dovrebbe essere quello di favorire l'automatizzazione di certi riflessi e schemi comportamentali. La tutela del proprio pavimento pelvico parte, come sottolineato in precedenza, dalla capacità di riconoscerlo e attivarlo spontaneamente durante ogni gesto quotidiano.

Prevenzione specifica ad opera dei tecnici di settore

In secondo luogo risulta fondamentale l'attività di prevenzione svolta a vari livelli e in diversi contesti dagli operatori del settore. Sarebbe ad esempio utile che ginecologi e ostetriche parlassero alle donne di pavimento pelvico durante le visite ginecologiche di routine o per un pap-test, un tampone vaginale o ancora per la contraccezione.

Certo questo presuppone che gli stessi operatori siano per primi adeguatamente consapevoli e preparati sull'argomento. Purtroppo, ancora oggi, capita spesso di imbattersi in donne che, pochi giorni dopo il parto, si gettano a capofitto in intensi allenamenti in palestra per recuperare la forma fisica pregressa e ricostruire il proprio addome piatto e scolpito. Evidentemente nessuno degli operatori che le assistono ha avuto la coscienza e la responsabilità di metterle in guardia dai gravi rischi per la salute, in particolare a riguardo del pavimento pelvico, che un tale comportamento implica.

Forse varrebbe la pena ricordare loro, con un pizzico di sarcasmo, che la gravidanza in realtà non dura 9 mesi, bensì 18. Nove mesi di gestazione e nove mesi di puerperio e recupero. Non c'è nulla di male nel voler ritrovare la propria forma fisica e la propria linea, ma solo se ciò avviene nei tempi e nei modi più corretti, senza fretta e rispettando le giuste priorità.

Tutela nelle situazioni a rischio

In terzo luogo diventa essenziale la tutela del pavimento pelvico in tutte le situazioni potenzialmente a rischio. Prima fra tutte quella del parto.

Qui dovremmo aprire un ampio capitolo a parte, già oggetto altrove di un articolato dibattito. Ci limitiamo a ricordare quanto segnalato recentemente dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo la quale il numero totale di episiotomie oggi effettuate sulle donne eccede di gran lunga il numero di interventi di questo tipo realmente giustificabile dal punto di vista clinico.

Una diversa preparazione del pavimento pelvico durante la gravidanza e una più fisiologica gestione del travaglio, dei suoi tempi e delle sue modalità, potrebbe certamente contribuire a invertire tali statistiche.

Terapia e riabilitazione

Infine la terapia e la riabilitazione. Sono fortunatamente terminati i tempi in cui la donna era costretta – ad esempio sul tema dell'incontinenza urinaria o del prolasso – a scegliere tra rassegnazione, pannolini e intervento chirurgico. Oggi esistono diversi approcci "conservativi" di sicuro successo, in grado di evitare o comunque integrare le più tradizionali strategie invasive.

La chinesiterapia consiste ad esempio nell'esecuzione di alcuni semplici esercizi di contrazione e rilassamento dei muscoli del pavimento pelvico, in grado favorire la presa di coscienza e il rafforzamento di tutto il sistema di sostegno degli organi pelvici.

Tra l'altro, i cosiddetti esercizi di Kegel aumentando l'afflusso di sangue ai muscoli di questa regione – si sono dimostrati efficaci anche nell'aumentare le sensazioni di piacere della donna a livello genitale.

L'elettrostimolazione è invece indicata nei casi in cui non si riescano a contrarre volontariamente e adeguatamente i muscoli perineali. Una tecnica passiva, quindi, fondata sull'utilizzo di appositi elettrodi e relativi impulsi elettrici – assolutamente indolori – che a loro volta vanno a stimolare i muscoli del pavimento pelvico.

Il Biofeedback, infine, consiste nell'impiego di strumenti capaci di registrare una contrazione o un rilassamento muscolare che potrebbero non essere percepiti dalla donna. Il segnale viene quindi trasformato in immagine visiva, permettendo alla paziente di verificare le contrazioni o il rilassamento e di imparare a compierli correttamente.

Autore

Riccardo Borgacci
Laureato in Scienze motorie e in Dietistica, esercita in libera professione attività di tipo ambulatoriale come dietista e personal trainer