Salute dei bambini e obesità: come riconoscerla, cause, conseguenze e rimedi

Salute dei bambini e obesità: come riconoscerla, cause, conseguenze e rimedi
Ultima modifica 24.06.2022
INDICE
  1. Obesità Infantile
  2. Come riconoscerla
  3. Cause
  4. Rimedi
  5. Conclusioni

In questo articolo parleremo della salute dei bambini e, più precisamente, dell'obesità infantile. Spiegheremo come riconoscerla, le cause "non patologiche", le possibili conseguenze negative e i rimedi.

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Obesità Infantile

L'obesità è una condizione di alterata composizione corporea che, per un eccesso di massa grassa e di peso corporeo, non rientra più nei limiti di normalità.

Si definisce infantile quando interessa i soggetti dalla nascita al termine dello sviluppo.

Secondo Nature Metabolisme 2020, in 40 anni (dal 1975 al 2016) i bambini e adolescenti obesi sono cresciuti da cinque a cinquanta milioni tra le femmine e da sei a settantaquattro milioni tra i maschi.

In tutto il mondo oggi si contano circa 120 milioni di bambini e adolescenti obesi; di questi, il 40% manterrà la condizione in adolescenza e l'80% di essi lo sarà da adulto.

Conseguenze dell’obesità infantile: cosa succede ai bambini?

L'obesità infantile – non parliamo di lieve sovrappeso - è da considerare come una vera e propria piaga sociale. Oltre ad indicare un basso livello culturale e un'opinabile capacità educativa dei genitori, mette a serio rischio la qualità della vita del bambino e il suo stato di salute.

Sappiamo che gli obesi sani non sono, in realtà, da considerare come tali.

Oltre al fatto che l'obesità costituisce di per sé una malattia – quasi sempre di base psicologica e comportamentale – i soggetti obesi che non mostrano patologie del metabolismo, aterosclerosi, problematiche articolari ecc. vengono semplicemente definiti "non ancora malati".

I 38.400.000 futuri adulti obesi, "prima o poi, staranno male"; oltre ad una bassa qualità della vita, saranno maggiormente portati ad ammalarsi e a morire precocemente. Se a questa predizione associamo il fatto che esiste già una percentuale non trascurabile di infanti diabetici, ipertesi, con colesterolo alto ecc., la gravità del quadro è a dir poco palese.

Come riconoscerla

Quando un bambino è obeso?

La valutazione della composizione corporea del bambino è leggermente più complessa rispetto all'adulto.

Considera anch'essa il BMI ma, dovendo tener conto di una statura anche molto variabile, intersecandosi con le variabili di età e sesso, necessita di una stima in percentili:

  • se il BMI del bambino è compreso tra l'85° e il 95° percentile indica sovrappeso;
  • se il BMI del bambino supera il 95° percentile indica obesità;
  • se il BMI del bambino supera il 120° percentile indica obesità severa.

In ogni caso, un bambino può essere considerato:

  • nella fascia di sovrappeso quando il suo peso supera del 10% di quello fisiologico desiderabile – corretto per sesso, età e statura;
  • nella fascia di obesità quando il suo peso supera del 20% di quello fisiologico desiderabile – corretto per sesso, età e statura;

È tuttavia bene ricordare che l'accrescimento – inteso come sviluppo muscolo-scheletrico ecc. – non si ferma da un giorno all'altro e segue un andamento che, dopo il "picco", va pian piano abbassandosi con l'avanzare degli anni.

Questo grafico immaginario inoltre, è diverso per tutti i soggetti; sappiamo risultare anticipato nelle femmine rispetto ai maschi, e nei soggetti che praticano sport rispetto ai sedentari.

Perché facciamo questa precisazione? Per due ragioni:

  • La prima è che chi "sviluppa prima", all'età di 16 anni potrebbe già soddisfare i criteri per essere valutato come un organismo adulto;
  • La seconda è che, come vedremo, la pertinenza di eventuali interventi dovrebbe anche tenere conto del "momento" rispetto allo sviluppo. La spinta anabolica dell'accrescimento partecipa – e non poco – alla ridistribuzione delle masse corporee a favore di quella magra; non sempre, quindi, è necessario mettere a dieta il soggetto con qualche chilo di troppo.

Ciò detto, com'è ragionevolmente deducibile, la condizione di franco sovrappeso non dovrebbe richiedere particolari sistemi di valutazione.

Oggi sappiamo, finalmente, che l'immagine del bambino "fiorente" e "abbondante" non è riconducibile a buono stato di salute; tutt'altro.

Ad ogni modo, per togliersi qualsiasi dubbio, è fortemente consigliabile rivolgersi al pediatra per una stima della composizione corporea, dello stato di accrescimento, della salute generale dell'infante e, ovviamente, per apportare eventuali correzioni allo stile di vita.

Cause

Perché un bambino diventa obeso?

Un bambino diventa obeso perché mangia più di quanto consuma.

Lato pratico – escludendo patologie endocrine – i problemi sono fondamentalmente due:

  1. Troppe calorie: probabilmente causate da:
    1. porzioni eccessivamente abbondanti;
    2. assenza di verdura (che, ricordiamo, ha un effetto saziante);
    3. eccesso di alimenti ad alta densità energetica (anche se "sani"; la torta della nonna è pur sempre una torta);
    4. presenza consistente di alimenti-spazzatura (snack, fast-food, bevande dolci ecc.). È disarmante che, nel 2022 siamo ancora a ripetere gli stessi concetti di 20 anni fa;
  2. Poco movimento: probabilmente dovuto a:
    1. eccessivo spazio ai videogame, alla TV, all'uso del PC e del cellulare. Bisogna mettersi nell'ordine di idee che le ore scolastiche e di studio, di per sé, già rendono i bambini sedentari;
    2. assenza di gioco-allenamento e/o di pratica sportiva propriamente detta.

Di chi è la colpa?

La domanda è volutamente provocatoria. Ma non ci sono alibi.

La responsabilità più grossa dell'obesità infantile è dei genitori/educatori, che "dovrebbero" avere il compito di abituare i bambini ad evitare soprattutto:

  • le cattive abitudini alimentari;
  • il troppo tempo davanti alla TV, ai videogiochi e al cellulare.

Non stiamo dicendo che sia facile, ma che è necessario.

Fare il genitore è un mestiere a tutti gli effetti; pertanto, è bene dedicargli "almeno" lo stesso tempo che si dedicherebbe a un'attività lavorativa. I nonni non sono i genitori/educatori (nel senso stretto del termine), i maestri neppure, i fratelli e le sorelle neanche.

Questo semplicemente perché il rapporto genitore-figlio è unico nel suo genere - sapere fin dove spingersi nel concedere, nel negare, nel "punire" - e perché il salto generazionale utile a mantenere la giusta vicinanza-distanza è uno soltanto.

Se degli esterni, o altri familiari, o dei parenti, avessero lo stesso compito, dovrebbero concentrarsi sul miglioramento dello stato di salute e sullo sviluppo armonico del bambino.

Non tutti hanno il potere di dire di no e, spesso, anche chi lo possiede, non lo fa con cognizione di causa.

I bambini sono tutti diversi e vanno cresciuti come soggetti unici nel loro genere. I genitori non dovrebbero avere il timore di privare o di concedere più o meno degli altri, a patto che credano nelle proprie scelte e mantengano una certa coerenza (dove possibile).

Rimedi

Come si fa a far dimagrire un bambino?

Attenzione! Un infante ancora "piccolo" con "qualche" chilo di troppo (sovrappeso moderato) non dovrà assolutamente essere sottoposto a "dieta ipocalorica dimagrante".

In genere, è sufficiente "pulire" la dieta dai junk-food, aumentare le ore di attività fisica e attendere che l'organismo avvii la costruzione massiccia dei tessuti.

Se invece il bambino è francamente obeso, si richiederà un intervento deciso e ragionato sulle abitudini del bambino.

Strategie di educazione alimentare e nutrizione

Il Ministero della Salute, attraverso un apposito documento, suggerisce quanto segue per contrastare il fenomeno dell'obesità infantile:

In liea generale, è anche consigliabile:

  • Eliminare tutti i cibi spazzatura, compresi snack dolci e salati, fast-food, bevande dolcificate ecc.; imparare a DIRE DI NO è fondamentale;
  • Mangiare in casa. La cucina casalinga consapevole è un elemento fortemente protettivo nei confronti dell'obesità infantile;
  • Far mangiare ai bambini le stesse cose degli adulti, ma in porzioni consone. I capricci non devono essere un deterrente per la verdura e i legumi; allo stesso modo, un infante non può trovarsi nel piatto gli stessi grammi di pasta di un adulto;
  • Creare un'abitudine, una sorta di schema routinario, che implichi la gestione degli stimoli appetito-sazietà. Colazione-merenda-pranzo-merenda-cena. Abolire quindi i fuori pasto che non siano verdura cruda o, al limite, un frutto.

Gioco-sport: aumenta il consumo calorico e ottimizza lo sviluppo globale del bambino

Oggi come oggi l'aspetto che più manca alle nuove generazioni è la pratica dell'allenamento-gioco o gioco-sport.

In passato, i giochi di strada e gli sport di squadra da svolgere all'aperto garantivano un impegno psico-fisico e un divertimento tali da:

  • Aumentare il consumo energetico in maniera a dir poco consistente;
  • Migliorare tutte le capacità motorie degli infanti, sia condizionali, sia coordinative;
  • Sviluppare la socializzazione se in gruppo, o l'inventiva, la fantasia e la creatività se da soli;
    • Conoscere le possibilità personali e di quelle del compagno attraverso il reciproco adattarsi alle esigenze e capacità dell'altro;
    • Instaurare rapporti di collaborazione e di emulazione fra i partecipanti;
    • Motivare alla partecipazione;
    • Focalizzare dell'attenzione non solo su ciò che avviene nel proprio corpo, ma anche su quanto accade all'esterno – il bambino "matura";
  • Affaticare ed appagare i bambini al punto che non era necessario insistere troppo per metterli a letto presto.

Inoltre, poiché l'infante non ha "ancora" creato l'associazione psicologica cibo-sollievo, potendo scegliere tra gioco e cibo, sceglie sempre il divertimento. Questo è forse l'aspetto di maggior tutela e prevenzione nei confronti dell'obesità.

Attenzione! Allenamento-gioco e disciplina sportiva non sono la stessa cosa e uno non deve precludere l'altro. Al contrario, entrambi possono togliere importanza alle ore passate davanti ai monitor di PC, TV, videogame e cellulari.

Esempi di allenamento-gioco come strategia di prevenzione e rimedio all'obesità infantile

L'allenamento-gioco, dunque, può e dev'essere inserito come metodo di allenamento, utile nella prevenzione dell'obesità infantile.

  • La resistenza ad esempio può essere allenata attraverso dei percorsi con salite, discese, ostacoli, oppure cercando di afferrare un compagno con il gioco di "guardia e ladri".
  • Sarà possibile allenare la forza arrampicandosi, facendo giochi di lotta, oppure giocando con il "tiro alla fune".
  • Si potrà allenare la rapidità attraverso le staffette, facendo lo "slalom tra i compagni".
  • Ma soprattutto sarà possibile allenare la coordinazione neuromotoria, una tra le capacità che si sta sempre più perdendo.

Conclusioni

Abbiamo visto quanto l'obesità infantile costituisca un problema sociale ed individuale.

I numeri statistici sono a dir poco allarmanti e le conseguenze di ciò risultano già ben chiare e ormai "alle porte".

Le uniche strategie a disposizione sono la prevenzione e la cura, intesa come correzione delle abitudini che hanno progressivamente condotto al problema.

La dieta ipocalorica dimagrante è da prendere in considerazione solo in caso di diagnosi franca e, comunque, dev'essere prescritta/consigliata dal pediatra.

Diversamente, il rischio sarebbe quello di compromettere lo sviluppo o di creare disagio e sentimenti negativi, oltre che "controproducenti" per il futuro, nella mente del bambino.

D'atro canto, più che sul "taglio calorico" – anche se un certo livello di "igiene" nella scelta dei cibi rimane imperativo – è consigliabile concentrarsi sull'aumento del livello di attività fisica nel tempo libero – che, lo ricordiamo, è una cosa diversa rispetto alla "disciplina sportiva" propriamente detta.

Attraverso l'allenamento gioco sarà possibile allenare i bambini correttamente, in maniera ludica, rispettando le necessità di sviluppo fisico del bambino.

Autore

Riccardo Borgacci
Laureato in Scienze motorie e in Dietistica, esercita in libera professione attività di tipo ambulatoriale come dietista e personal trainer