Mal di Schiena e salute dei Dischi Intervertebrali

Mal di Schiena e salute dei Dischi Intervertebrali
Ultima modifica 26.06.2023
INDICE
  1. Introduzione
  2. Disco Intervertebrale
  3. Nutrizione e Modificazioni del Disco
  4. Patologie del Disco
  5. Altri articoli sul 'Mal di Schiena e Dischi Intervertebrali'

Introduzione

Il mal di schiena e la salute dei dischi intervertebrali sono temi che meritano il giusto approfondimento.

Sono svariate, infatti, le patologie del disco intervertebrale che sono associata alla lombalgia, la forma più comune di mal di schiena.

Grazie a questo articolo, il lettore potrà ripassare alcuni concetti chiave dell'anatomia e della fisiologia del disco intervertebrale, e scoprire quali sono le principali patologie discali che possono causare mal di schiena.

Disco Intervertebrale

Cos’è il Disco Intervertebrale?

dischi intervertebrali e mal di schiena Shutterstock

Il disco intervertebrale è la particolare struttura della colonna vertebrale che si interpone tra i corpi di due vertebre adiacenti.

Come si vedrà nella descrizione delle funzioni, il disco intervertebrale è paragonabile a un ammortizzatore idraulico.

Com’è fatto il Disco Intervertebrale?

Il disco intervertebrale è costituito sostanzialmente da due elementi: l'anulus fibrosus (o anello fibroso) e il nucleo polposo.

  • Formato da anelli concentrici di fibre di collagene, l'anulus è l'involucro esterno del disco intervertebrale.
  • Il nucleo polposo, invece, è la sostanza gelatinosa contenuta (e protetta) all'interno dell'anulus; composto in gran parte da acqua (per l'88%) e in misura minore da mucoproteine, il nucleo polposo è di forma sferica, proprietà che gli conferisce quella mobilità necessaria ad adempiere alle sue funzioni ammortizzanti e di distribuzione dei carichi.

La parte anteriore del disco, quella diretta verso l'addome, è tipicamente più spessa e forte della corrispondente parte posteriore.

A cosa servono i Dischi Intervertebrali?

Il disco intervertebrale ha il compito di agire come una sorta di cuscinetto ammortizzatore e di favorire una migliore distribuzione dei carichi tra le vertebre che separa.

  • La funzione del nucleo polposo è quella di ridistribuire le forze di compressione nei vari segmenti del rachide, permettendo alle vertebre significativi micromovimenti in ogni direzione, che sommandosi si traducono in quei movimenti di grande ampiezza che caratterizzano la nostra colonna vertebrale.
  • L'anello fibroso, invece, ha funzione di mantenere a stretto contatto i corpi vertebrali, di contenere il nucleo polposo e di resistere alla tensione.
Per approfondire: Mal di Schiena: da Cosa Dipende e Come Curarlo

Nutrizione e Modificazioni del Disco

Come si nutre il Disco Intervertebrale?

Comprimendo il nucleo polposo, il carico produce la fuoriuscita di liquidi e l'espulsione di cataboliti dal disco; lo scarico, invece, induce la condizione inversa, ossia l'imbibizione del nucleo e l'ingrasso di sostanze nutritizie nel disco (Kapandji, 1974).

Poiché a differenza della parte periferica (porzioni periferiche dell'anulus) la parte centrale del disco è completamente sprovvista di vasi, il nutrimento di quest'ultima avviene per processi di osmosi, di diffusione e, soprattutto, grazie a un meccanismo di pompa, per il quale una diminuzione di pressione facilita l'ingresso di sostanze nutritizie e rallenta l'espulsione di cataboliti, mentre il suo incremento determina la condizione inversa (Caillet,1973; Kapandji,1974; Kroemer,1985).

Per garantire la salute del disco intervertebrale, l'optimum del processo nutritivo è determinato dal costante alternarsi di condizioni di carico e scarico attorno a un valore soglia che si aggirerebbe intorno agli 80 Kg di pressione intradiscale lombare (il valore soglia è l'elemento discriminante tra condizioni di sovraccarico e condizioni di sottocarico).

Per contro, condizioni prolungate di sovraccarico e sottocarico, quali sono quelle che possono verificarsi nelle posture fisse prolungate, ostacolano il ricambio nutritizio e possono a lungo termine favorire processi di degenerazione discale (Grieco, 1986, Kapandji, 1974).

Quando si applica una pressione sul disco (es: movimento in flessione del rachide) si ottiene una fuoriuscita dei liquidi di nutrimento e una riduzione dello spessore del disco stesso.

Per meccanismo inverso, se si toglie pressione (es: durante il sonno) avviene un richiamo di liquidi verso l'interno del disco e un ripristino della sua struttura.

La deformazione del disco è collegata essenzialmente alla deformazione della sua matrice solida, se il tempo di applicazione del carico è inferiore ai due secondi, e alla fuoriuscita di acqua, se il tempo di applicazione del carico è superiore ai due secondi (Turek, 1977).

  • Nel primo caso, il cambiamento di forma del disco non è accompagnato da un cambiamento di volume, e alla rimozione del carico il recupero della forma originaria è immediato, o quasi (comportamento elastico);
  • Nel secondo caso, si ha sempre una riduzione di volume del disco, proporzionale alla quantità di acqua spremuta all'esterno, e il recupero della forma originaria alla rimozione del carico richiede sempre un certo tempo.

Gli studi di Adams et al. (1994) hanno evidenziato che il disco, mantenuto sotto un carico compressivo di 1000 Newton per due ore, si riduce in altezza di circa 2 millimetri.

Patologie del Disco

Malattie del Disco Intervertebrale che causano Mal di Schiena

Esistono varie patologie del disco intervertebrale, dette anche discopatie.
Tra queste, le più note sono:

Discopatia Degenerativa

Questa espressione fa riferimento a una condizione caratterizzata dall'usura e dalla deformazione dei dischi intervertebrali.

Nel soggetto con discopatia degenerativa, i dischi perdono parte della loro funzione ammortizzante, il che può essere motivo di dolore alla schiena.

La discopatia degenerativa è una condizione connessa tipicamente all'invecchiamento e a ciò che quest'ultimo comporta: con l'avanzare dell'età, i dischi intervertebrali tendono a perdere definitivamente la quota di acqua che conferisce loro le proprietà ammortizzanti e la morfologia.
Per certi versi, la discopatia degenerativa costituisce l'esito del decadimento fisiologico a cui va incontro il corpo umano invecchiando.

Altri fattori favorenti sono:

  • Le attività lavorative, e non, che comportano importanti stress in carico della colonna,
  • Gli infortuni alla colonna vertebrale,
  • Il fumo e
  • L'obesità.

La discopatia degenerativa è di comune riscontro nella popolazione over-40, a dimostrazione del suo legame con l'età che avanza.

Questa condizione può essere asintomatica: è consistente, infatti, il numero di persone che, a dispetto della sua presenza, stanno bene e scoprono di esserne affetti casualmente.

A causare o meno la sintomatologia sono diversi fattori: la posizione dei dischi interessati, il grado di degenerazione, l'associazione con altre patologie discali (ernia o protrusione), il coinvolgimento di strutture nervose vicine ecc.

La discopatia degenerativa va intesa come una condizione molto eterogenea, diversa da paziente a paziente.

In genere, il trattamento di prima linea è conservativo: fisioterapia, antidolorifici e correzione di abitudini di vita errata sono spesso in grado di migliorare la sintomatologia, qualora fosse presente dolore.

La chirurgia è riservata a casi selezionati, con dolore persistente e, spesso, con altre patologie del rachide, e per i quali la terapia conservativa non ha fornito risultati soddisfacenti.

Protrusione discale

Per protrusione discale s'intende un'alterazione del disco intervertebrale in cui il nucleo polposo si è spostato dalla sua sede naturale, sfiancando il disco, ma senza rompere l'anello fibroso.

La protrusione discale può essere intesa come il preludio a un'ernia del disco, sebbene non sia sempre detto che da una protrusione derivi un'ernia.

In molti casi, le protrusioni discali sono correlate all'invecchiamento: rientrano tra le conseguenze delle possibili alterazioni che il disco intervertebrale può sviluppare con l'avanzare dell'età (c'è una connessione con la degenerazione discale ovviamente).

Ci sono, tuttavia, altri fattori favorenti; tra questi, meritano una citazione: obesità, fumo, sedentarietà, traumi alla schiena e attività che hanno sovraccaricato eccessivamente la schiena.  

Non sempre la protrusione discale è sintomatica.

Quando causa sintomi, oltre al mal di schiena, potrebbe provocare anche disturbi neurologici, questi si verificano quando la deformazione discale stressa il midollo spinale o le radici dei nervi spinali.

Il trattamento di prima linea è ancora una volta conservativo: riposo, fisioterapia, antidolorifici e correzione di abitudini di vita errate possono aiutare la maggior parte dei pazienti a controllare la sintomatologia.

La chirurgia è riservata a casi selezionati, con dolore persistente e che non rispondono alle terapie conservative.

Ernia del disco lombare

Per ernia del disco s'intende un'alterazione del disco intervertebrale in cui il nucleo polposo si è spinto al di fuori dell'anello fibroso tramite un punto di rottura, o una lacerazione vera e propria, ed è entrato in contatto con le strutture nervose spinali (midollo spinale o, più spesso, nervi spinali).

L'ernia del disco lombare può essere la conseguenza di una degenerazione avanzata del disco intervertebrale; in questi casi, l'invecchiamento gioca un ruolo favorente fondamentale.

Ma può essere anche il risultato di uno stress acuto o cronico alla colonna vertebrale: sollevare pesi eccessivi, specie se con un assetto posturale sbagliato, può provocare pressioni sul nucleo polposo tali da rompere l'anello fibroso di contenimento anche in un solo episodio.

L'ernia del disco lombare è responsabile di mal di schiena e, talvolta, anche di sintomi neurologici a carico di uno due arti inferiori (la sintomatologia neurologica è dovuta all'interessamento delle strutture nervose).

Esistono, tuttavia, casi di ernia asintomatici, motivo per cui permangono ancora dei dubbi sui meccanismi di genesi del dolore.

A dispetto dell'opinione comune, soffrire di ernia del disco non significa avere una schiena compromessa per sempre: più dell'80% dei casi di ernia lombare guarisce spontaneamente, con il tempo, senza bisogno della chirurgia.
Al verificarsi di un'ernia, infatti, si attiva il sistema immunitario, che inizia un processo di degradazione e riassorbimento del nucleo polposo fuoriuscito, che serve a ripulire l'area e a favorire la normale anatomia.

Per trattare e recuperare da un'ernia in tempi consoni, sono fondamentali il riposo, fintanto che la sintomatologia è invalidante, e un programma di fisioterapia adeguato.
In genere, 3 mesi bastano per la guarigione definitiva.

Come negli altri due casi, la chirurgia è riservata a casi selezionati, non rispondenti alla terapia conservativa.

Per approfondire: Ernia del Disco: quali sono le cause e quali i sintomi?

Altri articoli sul 'Mal di Schiena e Dischi Intervertebrali'

  1. Rachide e Vertebre: Anatomia e Fisiologia;
  2. Mal di Schiena: Quali sono le Cause e Quanto è Comune?;
  3. Fattori di Rischio del Mal di Schiena;
  4. Colonna Vertebrale: Come si Muove?;
  5. Alterazioni dei Dischi Intervertebrali;
  6. Mal di Schiena: Strutture Sensibili al Dolore e Sciatalgia;
  7. Baricentro Corporeo: Equilibrio e Stabilità;
  8. Mal di Schiena: Leve e Forze che Agiscono sulla Colonna Vertebrale;
  9. Consigli per Prevenire il Mal di Schiena;
  10. Come Prevenire e Curare il Mal di Schiena.

Autore

Dott. Antonio Griguolo
Laureato in Scienze Biomolecolari e Cellulari, ha conseguito un Master specialistico in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della scienza