Ultima modifica 01.08.2019
INDICE
  1. Generalità
  2. Cos’è
  3. Cause e Fattori di Rischio
  4. Contagio
  5. Malattie da HPV
  6. Sintomi e Conseguenze
  7. Diagnosi
  8. Trattamento
  9. Prevenzione

Generalità

L'infezione da papilloma virus umano (HPV) è considerata il fattore di rischio più importante per l'insorgenza del tumore del collo dell'utero. Per le donne, questa patologia neoplastica è la seconda più frequente dopo quella alla mammella.

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Spesso, nelle fasi iniziali, il tumore del collo dell'utero non causa segni o sintomi. Tuttavia, la malattia è caratterizzata da una lenta evoluzione, che la rende curabile se diagnosticata per tempo. Per questa ragione, è importante sottoporsi regolarmente a controlli ginecologici ed esami di screening (come il Pap test o HPV test), utili per identificare le lesioni precancerose correlate all'infezione da papilloma virus umano ed intervenire prima che queste evolvano in carcinoma.

Cos’è

Virus HPV: che cos’è?

Il papilloma virus umano (HPV, dall'inglese Human papilloma virus) è un agente virale molto diffuso nella popolazione, che si trasmette prevalentemente per via sessuale.

HPV è caratterizzato da un'ampia variabilità genetica, per cui se ne conoscono oltre 100 sierotipi che possono infettare l'uomo.

Alcuni virus HPV sono responsabili di lesioni benigne della pelle e delle mucose, come le verruche, i condilomi o i papillomi. Altri ceppi virali hanno, invece, un potenziale oncogeno, cioè sono in grado di produrre trasformazioni cellulari precancerose (displasie) che, se non trattate, possono diventare invasive, cioè possono evolvere in un tumore vero e proprio.

Cause e Fattori di Rischio

HPV: come provoca il tumore del collo dell’utero?

Il tumore del collo dell'utero è la prima malattia neoplastica per cui sia stata riconosciuta una causa infettiva.

Il processo patologico è indotto, in particolare, dall'infezione da parte di alcuni tipi di HPV, principalmente i ceppi 16 e 18, implicati in circa il 70% dei casi di tumore del collo dell'utero e coinvolti anche nell'insorgenza di altre patologie neoplastiche della sfera genitale femminile e maschile, dell'ano e del cavo orale.

Spesso, l'infezione da HPV viene superata completamente dal nostro organismo, nell'arco di alcuni mesi, senza conseguenze per la salute. Tuttavia, quando il virus non viene eliminato dal sistema immunitario, l'infezione persiste e favorisce l'insorgenza di anomalie cellulari nell'area genitale.

Il tumore è preceduto da alterazioni precancerose del tessuto che riveste il collo dell'utero (displasie). Alcune di queste possono regredire spontaneamente o rimanere invariate; una piccola percentuale di displasie può evolvere, invece, in un tumore vero e proprio, specie in presenza di alcuni cofattori, come stati di immunodepressione o tabagismo attivo.

Infezione da HPV e probabilità di sviluppare il Tumore del Collo dell’Utero

Fortunatamente, soltanto una piccola parte delle persone venute a contatto con il papilloma virus avrà problemi di questo tipo, per due ragioni:

  • Nella maggior parte dei casi (intorno al 70-90%), l'infezione da HPV è transitoria e si risolve spontaneamente, senza lasciare conseguenze. Le difese dell'organismo sono generalmente in grado di reagire contro il virus, eliminandolo prima che possa provocare danni importanti. Nei rari casi in cui il virus riesca a sopravvivere all'attacco immunitario, il tumore della cervice uterina si sviluppa assai lentamente ed è preceduto da alterazioni precancerose, chiamate displasie.
  • Se individuate precocemente, grazie ad esami semplici come Pap test e colposcopia, queste lesioni possono essere curate in modo efficace, prima che evolvano in tumore, rimuovendo la sola parte di mucosa colpita, quindi senza compromettere la fertilità della donna.

HPV: dopo quanto tempo favorisce l’insorgenza del tumore?

In genere, il tempo che intercorre tra l'infezione da HPV e l'insorgenza delle lesioni precancerose a carico della mucosa che riveste il collo dell'utero (neoplasia intraepiteliale cervicale o CIN) è pari a circa 5 anni; prima che si sviluppi il tumore della cervice uterina possono trascorrere, invece, 10-15 anni.  Questi lunghi tempi permettono di attuare con efficacia i programmi di screening (Pap-test e HPV-DNA test) e di avere ottimi risultati in termini di prevenzione. Inoltre, è necessario precisare che quest'evoluzione maligna si osserva soprattutto nelle donne contagiate da ceppi di HPV ad alto rischio oncogeno.

HPV ad alto rischio oncogeno

HPV 16 e HPV 18 sono considerati oncogeni "ad alto rischio", cioè fortemente associati al tumore del collo dell'utero. Anche i genotipi 31, 33, 45, 52, 56 e 58 risultano essere responsabili di lesioni precancerose e tumorali. Gli HPV correlati alle verruche cutanee e genitali, invece, hanno invece un potenziale oncogeno molto basso, quindi sono meno pericolosi.

Tumore del Collo dell’Utero: HPV e altre cause

Il principale fattore di rischio per l'insorgenza del tumore del collo dell'utero è rappresentato dall'infezione da papilloma virus umano (HPV). Come anticipato, questa condizione è necessaria, ma non sufficiente per lo sviluppo della neoplasia: si stima che oltre il 75% delle donne sessualmente attive contragga un'infezione genitale da HPV nel corso della propria vita, specie all'inizio dei rapporti sessuali, ma solo in una minoranza dei casi quest'infezione risulta persistente e può condurre allo sviluppo di un tumore.

Altri fattori concorrono, infatti, ad aumentare il rischio di malattia:

Essendo la trasmissione dell'infezione da HPV prevalentemente sessuale, altri importanti fattori di rischio sono l'utilizzo non corretto del profilattico durante i rapporti e la tendenza ad avere numerosi partners sessuali. In particolare, la promiscuità aumenta il rischio di contrarre l'infezione da HPV; va segnalato, poi, che molti soggetti sono contagiosi anche senza saperlo, in quanto portatori del virus o affetti da una forma asintomatica della malattia.

Contagio

Come si contrae l’infezione da HPV?

L'infezione genitale da papilloma virus (HPV) si trasmette soprattutto attraverso i rapporti sessuali vaginali, anali ed orali. Tra le modalità di contagio si devono includere anche i contatti intimi manuali e lo scambio di giocattoli sessuali contaminati da persone infette. L'utilizzo del preservativo, in questo caso, ha quindi un efficacia solo parziale nel prevenire l'infezione, poiché il contatto con il virus può avvenire tra le parti non coperte dal profilattico.

Per approfondire: Sesso Orale Non Protetto - Quali Rischi?

In generale, il contagio può avvenire soprattutto se ci sono cellule virali attive e se sono presenti lacerazioni, tagli o abrasioni nella pelle o nelle mucose.

La trasmissione del virus HPV può avvenire anche in modo indiretto. A rischio sono, in particolare, i luoghi che ospitano molte persone, come bagni pubblici, spogliatoi o piscine, dove è possibile il contatto con superfici in precedenza utilizzate da portatori dell'infezione.

Chi è più a rischio?

Il tumore del collo dell'utero può colpire tutte le donne, indipendentemente dall'età, quindi, non solo quelle più mature. Una ragazza che diviene sessualmente attiva precocemente presenta un rischio maggiore di contrarre l'infezione da HPV. L'età a rischio comincia, quindi, all'inizio dell'attività sessuale e, sulla base delle stime, raggiunge il suo picco tra i 20 ed i 25 anni.

Malattie da HPV

HPV: quali altre malattie provoca?

Oltre al tumore del collo dell'utero, i papilloma virus umani possono dar luogo anche ad altre manifestazioni cliniche a livello genitale e non solo.

Come accennato, alcuni ceppi virali sono implicati nell'insorgenza delle verruche genitali, dette anche condilomi acuminati o creste di gallo.

Per entrare più nello specifico, ad essere responsabili del 90% delle condilomatosi genitali sono HPV 6 e 11, genotipi diversi, quindi, da quelli che causano lesioni tumorali.

Generalmente, questi virus si riproducono sfruttando le cellule della cute e delle mucose, promuovendone una crescita eccessiva, chiamata iperplasia, che provoca le tipiche e antiestetiche escrescenze.

L'infezione che sostiene il processo patologico è trasmessa con il contatto diretto, spesso in occasione di rapporti sessuali con un partner infetto.

Le creste di gallo si manifestano sui genitali e/o intorno all'ano, come escrescenze o di piccole protuberanze carnose e rosee, dalla superficie irregolare (da cui il nome) e diametro variabile. Queste lesioni possono essere isolate o confluenti e possono essere localizzate sui genitali esterni, nella vagina, intorno all'ano e sul perineo. Normalmente, le creste di gallo non sono dolorose, ma possono provocare prurito intenso, bruciore e sanguinamenti.

Queste lesioni hanno un potenziale oncogeno molto scarso. Tuttavia, sono molto infettive, per cui vanno trattate.

Le verruche possono comunque presentarsi anche in sedi extra-genitali, come nella cavità orale e su mani, piedi o viso.

Sintomi e Conseguenze

HPV e Tumore del Collo dell'Utero: come si manifesta?

A livello del collo uterino, HPV produce un'infezione subdola, poiché, a differenza dei condilomi, non si manifesta in modo evidente.

Spesso, le modificazioni a carico delle mucose genitali sono asintomatiche.

L'assenza di sintomi, tra l'altro, ne favorisce la diffusione, poiché la maggior parte degli individui affetti non è consapevole del processo infettivo in corso.

Ad ogni modo, ci sono alcuni segnali che possono far pensare ad un'infezione uterina e possono mettere in allerta. Tra i sintomi più comuni ricordiamo il sanguinamento inconsueto, soprattutto dopo il rapporto sessuale, e il dolore nella parte bassa della schiena, alla minzione o durante i rapporti sessuali. In presenza di queste manifestazioni, è consigliabile consultare il proprio ginecologo di riferimento.

Diagnosi

HPV e Tumore del Collo dell'Utero: quali esami sono utili per la diagnosi?

Le lesioni precancerose a carico del collo dell'utero sono identificate con regolari controlli ginecologici e programmi di screening per il tumore della cervice, anche in assenza di sintomatologia.

Nel corso di una visita ginecologica, il medico ricerca eventuali alterazioni associate all'infezione da HPV. Particolare importanza assume il Pap-test (o test di Papanikolaou): quest'esame evidenzia i segni precoci di una degenerazione in senso neoplastico e permette di affrontare l'eventuale tumore nel suo stadio iniziale. Se viene eseguito con regolarità, il Pap test consente di escludere la presenza di cellule maligne, quindi può individuare precocemente una lesione genitale "pericolosa", ancor prima che evolva in carcinoma.

 Oltre al Pap-test, oggi è disponibile un altro esame di screening, chiamato HPV test (o HPV-DNA test), che permette di individuare la presenza del DNA del papilloma virus nelle cellule cervicali. Questo consente di determinare se la donna ha contratto un virus potenzialmente oncogeno, ancor prima che si sviluppino eventuali lesioni, individuando la presenza del DNA di HPV nelle cellule cervicali.

L'HPV test si esegue con modalità analoghe a quelle del Pap-test. Consiste, infatti, nel prelievo di una piccola quantità di cellule dal collo dell'utero. Il materiale prelevato, però, non verrà letto al microscopio, ma sottoposto ad un esame di laboratorio per la ricerca del virus.

Quando il Pap test (o l'HPV test) non evidenzia lesioni, l'esame ha esito negativo e la donna viene invitata a ripetere l'esame dopo tre anni; se l'indagine risulta positiva, invece, significa che l'esame citologico ha riscontrato la presenza di cellule anomale.

In quest'ultimo caso, è prevista l'esecuzione di esami di approfondimento diagnostico:

  • Colposcopia: il ginecologo usa un apposito strumento, chiamato colposcopio, che permette di illuminare il collo dell'utero e di vederlo ingrandito. In tal modo, è in grado di confermare la presenza di lesioni sospette, valutarne l'estensione ed eseguire un esame bioptico. Durante la colposcopia si possono effettuare delle biopsie mirate, cioè dei prelievi di una piccola quantità di tessuto dalla superficie del collo e dal canale cervicale dell'utero. Questi campioni saranno poi oggetto di analisi citologiche e test per la ricerca del DNA virale.
  • Risonanza magnetica e tomografia computerizzata: sono impiegate per valutare se e quanto il tumore è esteso.

Trattamento

HPV e Tumore del Collo dell'Utero: quale trattamento è previsto?

Non esiste attualmente una cura per l'infezione da HPV, ma è possibile trattare con successo le lesioni pretumorali provocate dal virus.

Occorre ricordare che le lesioni da HPV vanno spesso incontro a regressione spontanea, per cui molti casi di displasia lieve non si trattano, ma vengono solo monitorati nel tempo.

Quando necessario, le lesioni precancerose della cervice uterina vengono invece rimosse con piccole procedure chirurgiche conservative o mediante laserterapia. Nei casi in cui il tumore sia già sviluppato le opzioni terapeutiche comprendono l'asportazione parziale o totale dell'utero, la chemioterapia e la radioterapia.

Per quanto riguarda le verruche genitali, si effettua, in genere, un'applicazione di soluzioni chimiche o un trattamento laser.

Prevenzione

HPV e Tumore del Collo dell'Utero: è possibile prevenirne l’insorgenza?

Il tumore del collo dell'utero può essere efficacemente prevenuto sia attraverso la diagnosi precoce e l'adesione ai programmi di screening, sia mediante la vaccinazione contro l'HPV.

L'analisi citologica del tessuto cervicale (Pap test) è in grado, infatti, di ridurre la mortalità per questo tumore fino all'80%, mentre l'HPV-DNA test, che identifica l'eventuale presenza del virus, rivelando una situazione di aumentato rischio di sviluppare una precancerosi, permette di individuare la malattia in stadi molto iniziali.

Per quanto riguarda la vaccinazione anti-HPV, alcune infezioni possono essere prevenute con il vaccino bivalente (contro i ceppi HPV 16 e 18) o quadrivalente (contro i ceppi HPV 16, 18, 6 e 11). Il protocollo prevede tre iniezioni nell'arco di sei mesi, somministrate da un medico, un infermiere o un professionista sanitario. Affinché il vaccino sia efficace, è importante completare l'intero ciclo di vaccinazione. Inoltre, l'effetto protettivo è maggiore se somministrato in giovane età, prima dell'inizio dei rapporti sessuali, poiché le probabilità di essere già entrati a contatto con il virus sono basse.

In ogni caso, è necessario continuare a sottoporsi regolarmente ai controlli ginecologici ed allo screening.

Autore

Giulia Bertelli
Laureata in Biotecnologie Medico-Farmaceutiche, ha prestato attività lavorativa in qualità di Addetto alla Ricerca e Sviluppo in aziende di Integratori Alimentari e Alimenti Dietetici