Disbiosi: Come Guarirla e Cosa Mangiare

Disbiosi: Come Guarirla e Cosa Mangiare
Ultima modifica 04.03.2019
INDICE
  1. Come si Guarisce?
  2. Cosa Mangiare
  3. Antibiotici: Sì o No?
  4. Trapianto di Microbiota Fecale (FMT)
  5. Integratori
  6. Probiotici
  7. Come Riconoscerla
  8. Conclusioni
  9. Bibliografia

Come si Guarisce?

Come si guarisce dalla disbiosi intestinale?

Indipendentemente che la si consideri o meno una malattia, la disbiosi può essere guarita.

Spesso la cura consiste una semplice correzione delle abitudini alimentari, che può prevedere l'uso di integratori, ad esempio probiotici, mentre a volte si rende necessario ricorrere a veri e propri farmaci antibiotici specifici e trattamenti avanzati come il trapianto di microbiota fecale.

disbiosi cura Shutterstock

Prima di intraprendere un qualsiasi trattamento è importante riconoscere le cause d'origine ed il tipo di alterazione che si è venuta a creare.

In tal senso, la disbiosi può essere valutata in due modi:

  1. un disturbo largamente diffuso, frutto di un'alimentazione e di uno stile di vita scorretto - in tal caso, interesserebbe la quasi totalità della popolazione;
  2. una patologia che interessa chi si è sottoposto a terapie farmacologiche, interventi chirurgici (resezioni intestinali, bypass gastrointestinali ecc.) o patologie dell'apparato digerente.

La relativa terapia potrebbe quindi essere completamente diversa - dieta, integratori, farmaci.

Ad esempio, un sedentario in sovrappeso che si nutre prevalentemente di fast-food e consuma un litro di birra al giorno, trarrebbe indubbiamente vantaggio nel migliorare il proprio regime alimentare e, probabilmente, nell'assumere integratori a base di fermenti lattici / probiotici / prebiotici.

Viceversa, se i disturbi fossero legati alla cosiddetta sindrome da contaminazione batterica o fungina del tenue (SIBO e SIFO), in un soggetto che vanta uno stile di vita corretto, l'assunzione di fermenti lattici / probiotici / prebiotici potrebbe anche peggiore il problema.

Cosa Mangiare

Cosa mangiare quando si ha la disbiosi intestinale?

La disbiosi può essere trattata in diversi modi.

Il primo approccio, che anche "nell'errato" fai-da-te raramente crea un peggioramento significativo della condizione, è la dieta di esclusione.

Dieta di esclusione per guarire dalla disbiosi

La dieta di esclusione ha senso prevalentemente nei casi meno eclatanti, caratterizzati da sintomi sfumati ed esacerbati in concomitanza dell'ingestione di determinati alimenti, in quantità e modalità ben stabilite.

In simili circostanze, è sufficiente allontanare dalla dieta l'alimento sospetto per una settimana.

Se si apprezza una regressione dei disturbi gastro-intestinali, è possibile reintrodurre l'alimento e osservare le reazioni dell'organismo.

Nel caso in cui i sintomi ricompaiano, l'alimento va definitivamente allontanato dalla propria dieta per qualche mese, provando poi eventualmente a reintrodurlo gradualmente e in piccole quantità.

Il problema che spesso si presenta è che l'organismo non risponde velocemente al cambiamento, il che rende problematico individuare l'impatto della correzione.

In tal caso, può essere efficacie impostare una dieta elementare, inserendo uno per volta gli alimenti e a step di 10 giorni circa.

Alla comparsa di un sintomo, l'alimento andrà eliminato nuovamente e, attesa la normalizzazione dello stato, si procederà tentando di inserirne altri.

Ci sono poi casi in cui i sintomi della disbiosi non sono collegati ad uno specifico alimento, ma a precise categorie alimentari; due sono le situazioni più comuni, quella putrefattiva e quella fermentativa.

Disbiosi putrefattiva

In questo caso i sintomi della disbiosi sono scatenati da diete eccessivamente ricche di proteine e grassi, da alimenti di origine animale, ma povere di fibre.

Tale condizione può accompagnarsi a stitichezza o ad emissione di feci poco formate ed oleose, con espulsione di gas intestinali di odore particolarmente cattivo (gli aminoacidi derivati dalle proteine maldigerite subiscono un processo di decarbossilazione che produce amine tossiche e maleodoranti, il pH delle feci tende ad aumentare come risultato dell'accresciuta produzione di ammoniaca).

La circostanza può essere aggravata dalle terapie antibiotiche generiche o ad ampio spettro.

Disbiosi Fermentativa

Nella disbiosi fermentativa, invece, l'origine dei sintomi va ricercata in una dieta eccessivamente ricca di zuccheri e carboidrati complessi, o in problemi di malassorbimento, sia specifici (intolleranze al lattosio, al saccarosio ecc.) che generalizzati (celiachia, parassitosi ecc.).

In questo caso, contrariamente alla disbiosi putrefattiva, l'assunzione di fermenti lattici, probiotici (lattobacilli e bifidobatteri) o di integratori di fibra, non solo non migliora la condizione, ma tende addirittura a peggiorarla.

Occorre dunque intervenire prima di tutto accertando l'assenza di intolleranze o malattie degli organi digestivi, e in un secondo momento con diete povere di carboidrati e fibre, affiancate da terapie antibiotiche specifiche.

Antibiotici: Sì o No?

A causa delle complesse interazioni nel microbioma (patrimonio genetico posseduto dal microbiota), non siamo in possesso di molti dati sull'efficacia dell'uso di antibiotici per il trattamento della disbiosi.

Questi farmaci possono essere sia causa che trattamento dell'alterazione nella flora batterica intestinale.

Nonostante sia estremamente diffuso ed utile l'impiego dei probiotici, prebiotici e simbionti nella prevenzione della diarrea del viaggiatore (infezione intestinale patologica) e nel ripristino dell'omeostasi intestinale post-terapia antibiotica generica*, è stato dimostrato che l'antibiotico ad ampio spettro rifaximina ha una risposta favorevole in molti dei disturbi associati alla disbiosi, inclusa la sindrome dell'intestino irritabile (IBS).

*L'esposizione ripetuta agli antibiotici può destabilizzare il microbioma intestinale, con conseguente promozione della "crescita di batteri patogeni resistenti agli antibiotici", aggravando così la disbiosi intestinale.

Inoltre, mentre la maggior parte degli antibiotici altera il microbiota intestinale solo per la durata del trattamento in essere, alcuni possono causare cambiamenti cronici.

Trapianto di Microbiota Fecale (FMT)

Il trapianto di microbiota fecale (FMT) è un trattamento sperimentale che ha risolto l'80-90% delle infezioni correlate a disbiosi causata da Clostridium difficile che non rispondono agli antibiotici (in studi clinici randomizzati e controllati).

Il FMT consiste nell'innesto di feci prelevate da un donatore sano al colon di quello malato.

Si pensa che l'FMT agisca ripopolando il microbiota del paziente con vari microrganismi che competono con C. difficile.

L'FMT usano lo stesso principio dei probiotici, ma cambia la via di somministrazione.

Questa è attualmente considerata una terapia sperimentale con rischi ancora da definire del tutto.

L'evoluzione di tale tecnica potrebbe essere l'isolamento dei ceppi e l'impianto degli stessi, piuttosto che di materiale fecale.

Integratori

Quali integratori per la disbiosi?

Come anticipato, gli integratori potenzialmente utili per la disbiosi possono rivelarsi anche potenzialmente dannosi, se assunti senza una diagnosi appropriata.

I prodotti maggiormente diffusi sono probiotici, prebiotici, simbionti e fattori nutrizionali utili alla salute della muscosa intestinale.

Stiamo parlando di: microorganismi vivi e attivi o probiotici (ad es. Bifidobacterium infantis, Bifidobacterium longum, Lactobacillus plantarum, Saccharomyces boulardii ecc.), elementi nutritivi per gli stessi o prebiotici (FOS, inulina, lattitolo, polidestrosio), simbiotici (unione di probiotici e prebiotici), acido butirrico, acido caprilico, acidi grassi a corta e media catena, glutammina, aglio, Echinacea, idraste ed estratto di semi di pompelmo.

Probiotici

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce i probiotici come "microrganismi vivi che, somministrati in quantità adeguate, conferiscono benefici alla salute dell'ospite".

Il vantaggio dell'uso dei probiotici per il trattamento delle malattie legate alla disbiosi risiede nella loro capacità di trattare la causa di tali malattie. Sono spesso in grado di ridurre gli stati infiammatori intestinali dati dalla proliferazione dei patogeni.

I probiotici si sono dimostrati influenti nel riportare, in alcune circostanze, il microbiota intestinale all'equilibrio omeostatico e nel migliorare la salute intestinale.

I probiotici hanno anche proprietà antinfiammatorie utili alla prevenzione e al trattamento delle malattie intestinali su base disbiotica.

Sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere meglio i numerosi vantaggi che i probiotici possono offrire nell molteplici forme di disbiosi.

Come Riconoscerla

Diagnosi: come riconoscere la disbiosi?

Per indagare l'origine di un'eccessiva flatulenza possono essere eseguiti i cosiddetti breath test.

Durante questi esami al paziente viene somministrata una certa quantità di un nutriente noto e dopo un certo periodo di tempo, nei gas respiratori, vengono valutate le concentrazioni dei marker di normale o alterato metabolismo intestinale della sostanza.

Non dobbiamo poi dimenticare le potenziali cause patologiche della disbiosi, che devono essere necessariamente indagate tramite esami appropriati al sospetto clinico e anamnestico.

Attenzione, quindi, a leggere molto bene i messaggi pubblicitari e a informarsi adeguatamente, così da evitare di ricondurre l'origine dei propri disturbi ad una "semplice" disbiosi e a trattarla mediante autoterapia.

Tra gli altri esami potenzialmente utili, sempre da effettuarsi in base all'indagine dei sintomi e dei segni clinici, ricordiamo la coprocoltura, il pH delle feci e la prova dell'indolo nelle urine.

Conclusioni

Per prevenire la disbiosi o trattare le forme più lievi, è sufficiente adottare sane abitudini alimentari.

Abbiamo già spiegato come la flora intestinale sia lo specchio di quanto assunto attraverso la propria dieta: se i vari organi digestivi lavorano al meglio, e se si evita di consumare pasti troppo abbondanti o di mescolare troppi alimenti nello steso pasto (primo, secondo, frutta, verdura, dessert, proteine di vario tipo, caffè ecc.), allora la maggior parte dei nutrienti viene assorbita dalla mucosa del tenue.

In questo modo, ai batteri del colon rimangono a disposizione soltanto le fibre, particolarmente gradite ai ceppi benefici, che si rinforzano allontanando il pericolo di disbiosi.

Diverso è per le condizioni francamente patologiche che, a seconda della possibile eziologia, possono richiedere percorsi diagnostici più approfonditi e l'uso di farmaci antibiotici.

Per approfondire: Disbiosi: Cos'è, Quali i Sintomi e Cosa la Provoca

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Autore

Riccardo Borgacci
Laureato in Scienze motorie e in Dietistica, esercita in libera professione attività di tipo ambulatoriale come dietista e personal trainer