Spondilodiscite: Cos'è? Cause, Sintomi, Diagnosi, Terapia e Prognosi di A.Griguolo

Generalità

La spondilodiscite è la contemporanea infezione di uno o più dischi intervertebrali (discite) e di una o più vertebre (spondilite).

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La spondilodiscite provoca l'infiammazione e il deterioramento delle componenti della colonna vertebrale coinvolte.
La spondilodiscite è dovuta, per lo più, a batteri (in particolare, si segnalano i piogeni gram-positivi e gram-negativi, e il Mycobacterium tuberculosis); tuttavia, può essere anche la conseguenza di contaminazioni fungine o parassitarie.
I più sintomi della spondilodiscite sono: febbre, dolore e senso di rigidità alla schiena, deficit neurologici, formazione di un ascesso epidurale e deformità della colonna vertebrale.
La spondilodiscite è una condizione per la cui diagnosi servono numerose indagini, compresa una biopsia disco-vertebrale.
Attualmente, chi sviluppa la spondilodiscite può contare sia su un trattamento conservativo (terapia di prima linea) che su un trattamento chirurgico (terapia adottata in caso di fallimento dell'approccio conservativo).

Breve di cosa sono le Vertebre e i Dischi Intervertebrali

  • Le vertebre sono le 33-34 ossa irregolari che, impilate le une sulle altre, costituiscono la colonna vertebrale (o rachide), ossia l'asse portante del corpo umano e la sede del midollo spinale (il quale, con l'encefalo, compone il sistema nervoso centrale).
    Le vertebre hanno un aspetto diverso, a seconda del tratto di colonna vertebrale considerato; in linea generale, però, in ognuna di loro è possibile sempre individuare 3 porzioni comuni: il corpo vertebrale, l'arco vertebrale e il foro vertebrale;
  • I dischi intervertebrali sono le strutture circolari di fibrocartilagine, che separano le singole vertebre tra di loro; un disco intervertebrale, quindi, è l'elemento di separazione tra due vertebre adiacenti.
    Grazie alla sostanza gelatinosa contenuta al loro interno – il cosiddetto nucleo polposo – i dischi intervertebrali agiscono come una sorta di cuscinetti ammortizzatori; il loro compito, infatti, è assorbire gli shock e i carichi che gravano sulla colonna vertebrale.

Cos'è la Spondilodiscite?

La spondilodiscite è l'infezione di uno o più dischi intervertebrali (discite), combinata all'infezione di uno o più vertebre della colonna vertebrale (spondilite).
La spondilodiscite è una condizione di natura infiammatoria (l'infiammazione è frutto dell'infezione), che produce il deterioramento delle vertebre e dei dischi intervertebrali interessati.
La spondilodiscite è un'affezione che può colpire qualsiasi segmento di colonna vertebrale; tuttavia, le statistiche hanno dimostrato che, nel 60-70% dei casi, è a carico del tratto lombare del rachide (quindi vertebre lombari e dischi intervertebrali lombari).

Cause

La spondilodiscite riconosce nei batteri la sua causa principale e in funghi e parassiti le sue cause meno comuni.
Prima di entrare nei dettagli delle cause della spondilodiscite, è doveroso precisare che gli agenti infettivi responsabili della condizione in questione variano in funzione di fattori, quali:

  • La modalità di contaminazione;
  • L'area geografica;
  • L'età del paziente;
  • I fattori di rischio (si veda sezione dedicata).

Batteri che causano Spondilodiscite

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Nel Mondo Occidentale, i batteri maggiormente associati a spondilodiscite sono i batteri piogeni gram-positivi e gram-negativi; più nello specifico, nei Paesi industrializzati, i batteri responsabili della maggior parte dei casi di spondilodiscite sono:

Nei Paesi in via di sviluppo, invece, lo spondilodiscite batterica è dovuta per lo più al Mycobacterium tuberculosis – il batterio responsabile della tubercolosi – e al batterio Brucella – l'agente eziologico della brucellosi.

Lo sapevi che…

Coinvolto in almeno il 50% dei casi clinici, lo Staphylococcus aureus rappresenta la principale causa batterica di spondilodiscite nel Mondo industrializzato.

Funghi che causano Spondilodiscite

Tra i funghi potenzialmente in grado di provocare spondilodiscite, meritano una citazione Candida albicans e Aspergillus.

Parassiti che causano Spondilodiscite

Lo spondilodiscite dovuta a parassiti è un'evenienza davvero molto rara.
Tra i parassiti capaci di causare spondilodiscite, meritano una segnalazione Echinococcus granulosus (l'agente eziologico dell'idatidosi o malattia da Echinococco) e Toxoplasma gondii (l'agente infettivo responsabile della toxoplasmosi).

Fattori di Rischio della Spondilodiscite

Lo spondilodiscite ha maggiori probabilità  di insorgere in presenza di: immunodepressione, diabete mellito, obesità, malattie cardiovascolari, ipertensione, uso di droghe, abuso di farmaci a base di cortisone, età avanzata, insufficienza renale, insufficienza epatica, storia recente di un intervento alla colonna vertebrale, infezioni del tratto urinario, endocardite, tumore e malattie reumatiche.  

Modalità di Contaminazione della Spondilodiscite

La spondilodiscite può essere il risultato di una contaminazione ematica (60-80% dei casi clinici), una contaminazione per inoculazione diretta (15% circa dei casi clinici) e una contaminazione per contiguità (13% circa dei casi clinici).

Epidemiologia

Le ricerche statistiche testimoniano che:

  • Nel Mondo Occidentale, la spondilodiscite presenta un'incidenza pari a 2,4 individui ogni 100.000 persone, pertanto è piuttosto rara;
  • La spondilodiscite colpisce maggiormente gli individui sopra i 50 anni e, sebbene non con la stessa frequenza di quest'ultimi, i soggetti tra i 10 e i 20 anni;
  • La spondilodiscite è 3 volte più diffusa negli uomini rispetto alle donne.

Sintomi e Complicazioni

più comuni sintomi della spondilodiscite sono:

  • Febbre. Lo stato febbricitante è meno diffuso nei pazienti con spondilodiscite dovuta al Mycobacterium tuberculosis;
  • Dolore alla schiena. La zona precisa varia in relazione alla sede dell'infezione lungo il rachide;
  • Senso di rigidità della colonna vertebrale. Tale sensazione è dovuta a una contrattura dei muscoli paravertebrali della schiena;
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  • Deficit neurologici di tipo motorio e/o sensitivo, conseguenti a una compressione del midollo spinale o delle radici dei nervi spinali (radicolopatia). Alcuni esempi di possibili deficit neurologici correlati a spondilodiscite sono: senso di debolezza alle gambe, paraplegia o tetraplegia degli arti e perdita di controllo dello sfintere anale o vescicale;
  • Deformità della colonna vertebrale (es: aumento della cifosi);
  • Formazione di un ascesso epidurale. L'ascesso epidurale è responsabile, a sua volta, di sintomi, i quali variano in funzione della sede di formazione; per esempio, un ascesso epidurale a livello cervicale causa torcicollo, rigidità cervicale e disfagia, mentre un ascesso epidurale a livello lombare comporta l'insorgenza della cosiddetta sindrome della cauda equina.

È importante segnalare che la gravità di una spondilodiscite non corrisponde sempre alla severità del quadro sintomatologico presente; in termini pratici, questo significa che può capitare di imbattersi in spondilodisciti lievi caratterizzate da una severa sintomatologia e in spondilodisciti gravi contraddistinte da un pochi disturbi.

Altri sintomi

Talvolta, ai sintomi sopra elencati, la spondilodiscite può aggiungere ulteriori disturbi, quali: perdita di peso, astenia, dolore all'anca, dolore addominale e alterazione della normale lordosi lombare.

Complicazioni della Spondilodiscite

Se grave o non curata a dovere e tempestivamente, la spondilodiscite può, dapprima, provocare il deterioramento esteso delle vertebre e dei dischi intervertebrali coinvolti, e, successivamente, sfociare in osteomielite vertebrale.
L'osteomielite vertebrale è l'infezione del tessuto osseo delle vertebre e della cavità midollare, cioè lo spazio in cui è contenuto il midollo osseo; questa possibile complicanza della spondilodiscite è una condizione medica molta seria, che, in assenza di trattamento, può comportare deficit neurologici permanenti e, in alcuni casi, causare perfino la morte.

Diagnosi

Poiché la spondilodiscite causa sintomi alquanto aspecifici (cioè comuni a tante altre affezioni della colonna vertebrale), la sua diagnosi è difficile e impone sempre il ricorso a una vasta gamma di esami e test strumentali.
Entrando più nei dettagli, il classico iter di indagini utili alla diagnosi di spondilodiscite comprende:

  • Esame obiettivo e anamnesi. Servono al medico per stabilire con chiarezza il quadro sintomatologico, per chiarire lo stato di salute generale del paziente e per delineare una varietà di possibili cause scatenanti;
  • Esami del sangue, in particolare il dosaggio della PCR (PCR = Proteina C Reattiva). La PCR è una proteina normalmente presente nel sangue, la cui concentrazione aumenta quando è in corso un'infiammazione; alte concentrazioni di PCR, pertanto, sono indicative di uno stato infiammatorio.
    Il dosaggio della PCR è un test valido, ma non sufficiente per diagnosticare una condizione come la spondilodiscite;
  • Risonanza magnetica e/o TAC alla colonna vertebrale. Permettono al medico di individuare la doppia infiammazione di vertebre e dischi intervertebrali, ed eventuali ascessi e/o deterioramenti strutturali; sono, inoltre, utili alla diagnosi differenziale (ossia all'esclusione di quelle patologie della colonna vertebrale che causano sintomi affini alla spondilodiscite);
  • PET e/o scintigrafia ossea. Sono gli esami migliori per riconoscere l'infiammazione e le altre alterazioni prodotte dalla spondilodiscite, a livello vertebrale e discale; occorre, tuttavia, segnalare che sono due test caratterizzati da una certa invasività, in quanto prevedono l'iniezione di radiofarmaci che potrebbero scatenare una reazione allergica grave;
  • Biopsia del tessuto osseo e del disco vertebrale colpiti dall'infiammazione. È, ovviamente, un esame che i medici effettuano dopo che, con la risonanza magnetica, la PET ecc., hanno evidenziato uno stato infiammatorio a carico delle vertebre e dei dischi intervertebrali.
    Conosciuta anche come biopsia disco-vertebrale, questo tipo di biopsia è fondamentale per confermare la diagnosi di spondilodiscite e per stabilire con precisione, attraverso un esame microbiologico, il patogeno all'origine della condizione.

Per sperare di curare in modo appropriato la spondilodiscite ed evitare complicanze, è fondamentale che la diagnosi della condizione sia tempestiva, precoce.

Terapia

Tranne i bambini, attualmente, chi sviluppa la spondilodiscite può contare sia su una terapia conservativa (o non-chirurgica) – la quale costituisce, di fatto, il trattamento di prima linea – sia su una terapia chirurgica – la quale rappresenta, invece, il trattamento estremo, adottato di fronte a una completa inefficacia delle cure non-chirurgiche.

Terapia Conservativa della Spondilodiscite: in cosa consiste?

La terapia conservativa della spondilodiscite si fonda sulla somministrazione di farmaci capaci di eliminare il patogeno responsabile della condizione  e sulla temporanea immobilizzazione del tratto di colonna vertebrale colpito dall'infiammazione:

  • I farmaci più usati in presenza di spondilodiscite sono gli antibiotici, poiché nella maggior parte dei casi la causa della condizione è un batterio; tuttavia, se il fattore causale è un altro, possono trovare impiego anche antimicotici (spondilodiscite da funghi) o antiparassitari (spondilodiscite da Echinococco);
  • L'immobilizzazione temporanea del segmento di colonna vertebrale oggetto di infiammazione è una pratica utile a ridurre lo stress a carico del suddetto segmento. È tuttavia doveroso precisare che è da sempre una soluzione molto dibattuta, in quanto in alcuni pazienti si è dimostrata fonte di spiacevole effetti collaterali (es: ha prodotto curvature anomale della colonna vertebrale).

Numerosi studi medici hanno dimostrato che la terapia conservativa della spondilodiscite è tanto più efficace, quanto più è tempestiva (ossia messa in atto quando la condizione è in fase d'esordio o comunque non in fase avanzata).
Per apprezzare gli effetti del trattamento conservativo, la persona affetta da spondilodiscite deve sottoporsi a periodiche biopsie disco-vertebrali.
Per beneficiare degli effetti della terapia conservativa, il paziente con spondilodiscite può dover attendere dalle 4 alle 6 settimane; se dopo quest'arco di tempo, non ci sono stati miglioramenti nella sintomatologia, il medico curante è tenuto a ricorrere alla terapia chirurgica.

Qual è la modalità di somministrazione dei farmaci?

In genere, la somministrazione dei farmaci contro la spondilodiscite avviene per via endovenosa.

Terapia Chirurgica della Spondilodiscite: in cosa consiste?

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Di norma, la terapia chirurgica della spondilodiscite prevede tre passaggi:

  • Il cosiddetto debridement, ossia la rimozione dei tessuti ossei e discali interessati dall'infiammazione e per questo deteriorati;
  • La decompressione delle strutture nervose eventualmente coinvolte dallo stato infiammatorio;
  • La fusione spinale, cioè l'operazione di unione di due o più vertebre tra loro (chiaramente, le vertebre oggetto della fusione spinale sono quelle colpite dallo spondilodiscite).

Attualmente, per eseguire le 3 sopraccitate operazioni, le tecniche chirurgiche sono più d'una; la scelta di una tecnica a discapito delle altre non è casuale, ma dipende dalla sede della spondilodiscite e dall'eventuale presenza di altre problematiche (es: ascesso epidurale, deformità della colonna vertebrale ecc.).

In alcune circostanza, i medici potrebbero ritenere utile associare la terapia chirurgia a una terapia farmacologica, basata sulla somministrazione di medicinali capaci di eliminare il patogeno infettante.

Spondilodiscite nei Bambini: qual è la Terapia più adatta?

Nei bambini affetti da spondilodiscite, l'unico approccio terapeutico adottabile è quello conservativo (pertanto, farmaci e immobilizzazione del tratto di colonna vertebrale interessato dall'infezione)

Prognosi

La spondilodiscite è una condizione seria, che può provocare gravi deficit neurologici e, in alcuni casi, perfino la morte.
Tuttavia, se la diagnosi è precoce e il trattamento è tempestivo, la prognosi in caso di spondilodiscite ha buone probabilità di essere favorevole al paziente.

Le probabilità di una prognosi sfavorevole in caso di spondilodiscite sono tanto più alte, quanto più sono tardive diagnosi e terapia.

Antonio Griguolo

L'autore

Antonio Griguolo

Laureato in Scienze Biomolecolari e Cellulari, ha conseguito un Master specialistico in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della scienza