Chinoloni: cosa sono, quando si usano, effetti collaterali

Chinoloni: cosa sono, quando si usano, effetti collaterali
Ultima modifica 07.10.2019
INDICE
  1. Cosa sono i Chinoloni?
  2. Classificazioni dei Chinoloni
  3. Indicazioni
  4. Chinoloni meccanismo d'azione
  5. Resistenza ai Chinoloni
  6. Effetti collaterali

Cosa sono i Chinoloni?

I chinoloni sono farmaci chemioterapici antibatterici di origine sintetica derivanti dalla 7-cloro-chinolina.

Il primo chinolone ad essere commercializzato e ad entrare in terapia, nel 1965, fu l'acido nalidixico (o acido nalidissico).

La struttura chimica generale dei chinoloni è riportata qui di seguito:

Chinoloni

Classificazioni dei Chinoloni

I chinoloni possono essere suddivisi in quattro generazioni in funzione dello spettro d'azione che possiedono.

Chinoloni di prima generazione

Lo spettro d'azione di questi chinoloni è limitato ad alcuni batteri Gram-negativi aerobi. Vengono eliminati rapidamente per via renale e metabolizzati principalmente nel fegato. Sono utilizzati soprattutto per trattare infezioni delle vie urinarie.

Appartengono alla prima generazione di chinoloni, l'acido nalidissico e la cinoxacina (o cinossacina).

Chinoloni di seconda generazione

Questi chinoloni sono attivi nei confronti dei batteri Gram-negativi, anche resistenti, compresa la Pseudomonas aeruginosa. Possiedono anche una debole attività nei confronti dello Streptococcus pneumoniae.

Vengono utilizzati per trattare infezioni delle vie urinarie, ma sono utili anche nel trattamento delle infezioni sistemiche.

Alcuni esempi di chinoloni di seconda generazione, sono la norfloxacina, la ciprofloxacina e l'ofloxacina.

Chinoloni di terza generazione

Questi chinoloni sono attivi contro le infezioni da Streptococcus pneumoniae e altri batteri Gram-positivi. Risultano, però, un po' meno efficaci nel trattamento delle infezioni da Pseudomonas aeruginosa.

Esempi di chinoloni di terza generazione sono la levofloxacina, la sparfloxacina e la gatifloxacina.

Chinoloni di quarta generazione o di ultima generazione

I chinoloni di quarta generazione sono dotati di un notevole spettro d'azione, infatti, sono efficaci contro batteri aerobi e anaerobi, Gram-positivi e Gram-negativi.

Esempi di chinoloni di ultima generazione sono la trovafloxacina e la gemifloxacina.

Altre classificazioni

I chinoloni possono anche essere suddivisi in:

  • Chinoloni (acido nalidissico, acido ossolinico, acido piromidico, acido pipemidico)

e in

  • Fluorochinoloni (norfloxacina, ciprofloxacina, ofloxacina, pefloxacina, lomefloxacina, sparfloxacina, ecc.).

I fluorochinoloni sono chinoloni che, all'interno della propria struttura chimica, presentano uno o più atomi di fluoro.

Molti dei chinoloni ancora oggi utilizzati in terapia appartengono al gruppo dei fluorochinoloni. L'introduzione del fluoro nella struttura chimica dei chinoloni ha permesso di potenziarne l'attività antimicrobica e di ampliarne lo spettro d'azione, tanto da renderlo paragonabile a quello di antibiotici naturali ottenuti per fermentazione.

Per approfondire: Fluorochinoloni: quali sono e a cosa servono?

Indicazioni

Quando si usano i Chinoloni?

Ogni chinolone possiede proprie indicazioni terapeutiche in funzione della generazione cui appartiene, quindi, in funzione del suo spettro d'azione.

In generale, possiamo dire che i chinoloni (comprendendo tutte e quattro le generazioni) sono utili nel trattamento di:

Chinoloni meccanismo d'azione

Come agiscono i Chinoloni?

I chinoloni sono farmaci dotati di un'azione di tipo battericida, cioè sono in grado di uccidere le cellule batteriche. Svolgono la loro azione inibendo due particolari enzimi: la DNA girasi (o topoisomerasi II batterica) e la topoisomerasi IV.

Questi enzimi sono coinvolti nei processi di superavvolgimento, disavvolgimento, taglio e saldatura dei due filamenti che costituiscono il DNA.

Con l'inibizione di questi due enzimi, la cellula batterica non riesce più ad accedere alle informazioni contenute nei geni. In questo modo, tutti i processi cellulari (compresa la replicazione) vengono interrotti e il batterio muore.

Resistenza ai Chinoloni

Sembra che i batteri possano sviluppare resistenza ai chinoloni sfruttando due tipi di meccanismi:

  • Tramite la mutazione spontanea dei geni che codificano per la DNA girasi: grazie a queste mutazioni le nuove DNA girasi sintetizzate saranno resistenti all'azione degli antibatterici chinolonici;
  • Variazioni della permeabilità della membrana cellulare batterica che portano ad una minor entrata o ad una maggior uscita di antibatterico dalla cellula stessa.

Effetti collaterali

Ogni chinolone può indurre vari tipi di effetti collaterali.

Fra i principali effetti avversi attribuibili alla terapia con chinoloni, ricordiamo:

Generalmente, l'utilizzo dei chinoloni da parte di donne in gravidanza o da parte di madri che stanno allattando al seno non è raccomandato, a causa dei possibili danni che possono insorgere nel feto o nel bambino (fra cui acidosi metabolica e anemia emolitica).

Aggiornamento: Nota AIFA aprile 2019

Con una nota informativa pubblicata ad aprile 2019, l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) rilascia informazioni importanti sui medicinali contenenti principi attivi appartenenti al gruppo degli antibiotici chinolonici e, più precisamente, sui medicinali contenenti fluorochinoloni.

AIFA rende disponibili nuove e importanti informazioni in merito ai medicinali a base di fluorochinoloni, quali: ciprofloxacina, levofloxacina, moxifloxacina, pefloxacina, prulifloxacina, rufloxacina, norfloxacina e lomefloxacina.

Come si legge dalla nota, poiché con l'uso di antibiotici chinolonici e fluorochinolonici sono state segnalate reazioni avverse invalidanti, di lunga durata e potenzialmente permanenti - soprattutto a carico del sistema muscoloscheletrico e del sistema nervoso - sono stati rivalutati i benefici e i rischi di tutti gli antibiotici di questo tipo e le loro indicazioni nei paesi dell'Unione Europea.

Alla luce di ciò, i medicinali contenenti cinoxacina, flumechina, acido nalidixico e acido pipemidico sono stati ritirati dal commercio.

AIFA, inoltre, fornisce indicazioni ai medici in merito alla prescrizione di tali medicinali di seguito riportate così come sul sito ufficiale AIFA:

"Non prescriva questi medicinali:

  • per il trattamento di infezioni non gravi o autolimitanti (quali faringite, tonsillite e bronchite acuta);
  • per la prevenzione della diarrea del viaggiatore o delle infezioni ricorrenti delle vie urinarie inferiori;
  • per infezioni non batteriche, per esempio la prostatite non batterica (cronica);
  • per le infezioni da lievi a moderate (incluse la cistite non complicata, l'esacerbazione acuta della bronchite cronica e della broncopneumopatia cronica ostruttiva – BPCO, la rinosinusite batterica acuta e l'otite media acuta), a meno che altri antibiotici comunemente raccomandati per queste infezioni siano ritenuti inappropriati ;
  • ai pazienti che in passato abbiano manifestato reazioni avverse gravi ad un antibiotico chinolonico o fluorochinolonico. 

Prescriva questi medicinali con particolare prudenza agli anziani, ai pazienti con compromissione renale, ai pazienti sottoposti a trapianto d'organo solido e a quelli trattati contemporaneamente con corticosteroidi, poiché il rischio di tendinite e rottura di tendine indotte dai fluorochinoloni può essere maggiore in questi pazienti. Dev'essere evitato l'uso concomitante di corticosteroidi con fluorochinoloni.

Informi i pazienti d'interrompere il trattamento ai primi segni di reazione avversa grave quale tendinite e rottura del tendine, dolore muscolare, debolezza muscolare, dolore articolare, gonfiore articolare, neuropatia periferica ed effetti a carico del sistema nervoso centrale, e di consultare il proprio medico per ulteriori consigli.".

Per maggiori informazioni, consulta la pagina dedicata sul sito ufficiale dell'Agenzia Italiana del Farmaco. Cliccando qui, invece, sarà possibile consultare la nota AIFA.

Autore

Dott.ssa Ilaria Randi

Dott.ssa Ilaria Randi

Chimica e Tecnologa Farmaceutica
Laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, ha sostenuto e superato l’Esame di Stato per l’Abilitazione alla Professione di Farmacista