Ultima modifica 17.04.2015

A cura della Dottoressa Doriana De Pasquale


Molte volte l'insegnante  si arrovella la mente per trovare qualcosa di innovativo, originale... qualcosa di "nuovo"..... eppure molte volte la chiave per un'altra idea è lì, semplicemente nascosta tra le nostre esperienze e che aspettava di essere plasmata ed applicata.
Basta immergersi e lasciarsi abbracciare dall'acqua; sapersi rilassare e poi contrarre nella muscolatura; percepire il respiro; sentire l'attrito che si crea tra la superficie dell'acqua al contatto con l'aria; chiudere gli occhi ed ascoltare come ogni rigidità perda la sua tensione; apprezzare come le molecole d'acqua si attacchino alla pelle attratte come una calamita.
Ma si può durante una lezione di aquafitness muoversi con movimenti ed esercizi funzionali all'obiettivo dell'allenamento, senza tralasciare tutte queste sensazioni?
Forse si potrebbe se si riducesse ai minimi termini la dipendenza dall'attrezzatura, bella e colorata, ed anziché combinare manubri e cavigliere, cintura e tondoludo, elastici e cintura, hydrostep e manubri..., si provasse a combinare il respiro al movimento, un movimento di trazione ad un movimento di spinta, una contrazione isometrica ad una decontrazione isotonica, sperimentare altri piani su cui strutturare i movimenti, eseguire uno stesso movimento a diverse velocità, a diverse profondità e riscontrare le diverse sensazioni ottenute.
Una delle differenze più evidenti tra il movimento acquatico e quello terrestre è che quest'ultimo si struttura sull'equilibrio del corpo in verticale; durante l'immersione, invece, si ha la possibilità di muoversi oltre che in equilibrio verticale, in equilibrio orizzontale prono, supino, laterale, ed in tutti i piani intermedi a questi.
Per questo motivo, l'insegnante che solitamente si trova sul bordo vasca, dovrebbe virtualmente immergersi con i propri allievi, e misurarsi costantemente con l'acqua.
Ciò non significa diminuire i bpm della musica e muoversi a velocità ridotte, non significa rallentare i ritmi esecutivi perché c'è l'acqua, e non vuol dire neanche penalizzare le coreografie perché le variazioni possibili sulla terraferma in acqua diventano impossibili.
Virtualmente immersi è sapere come un movimento crei una scia, e come sia diversamente intenso andare ad appoggiarsi sull'acqua ferma piuttosto che sfruttare le turbolenze lamellari di un'altra persona.
Durante l'immersione ogni centimetro quadrato del nostro corpo è sottoposto alla pressione idrostatica; questo è vero anche per quei muscoli che normalmente non intervengono nella dinamica posturale; se allora con l'immersione si ha una tonicità immediata, la contrazione isometrica interviene in maniera autonoma, quasi riflessa.
A questo punto si possono creare dei disequilibri muscolo-scheletrici, coinvolgendo catene cinetiche in modo opposto ma coordinato.
Attraverso gli equilibri acquatici delle posture con e senza appoggio, anche le estremità , quindi gli arti superiori ed inferiori, partecipano al mantenimento del movimento sia statico che dinamico.
Il corpo è coinvolto attivamente in tutti i suoi distretti: dall'alto in basso, dalla parte anteriore alla posteriore, dall'interno all'esterno.
Operativamente si tratta di sfruttare le posture per 2-3 secondi, creando con il movimento prima una scia, aspettare che l'acqua si fermi, mantenendo appunto la posizione, e poi creare un'altra scia, in maniera tale che tutto l'apparato muscolare, dagli adduttori agli abduttori, dagli estensori ai flessori, siano coinvolti nel movimento in modo autonomo e completo.
Si può parlare allora di condizionamento muscolare attraverso le posture, ottenuto attraverso i disequilibri-equilibri di un arto opposto all'altro, in esercizi coordinati,  utilizzando anche determinati attrezzi.