Acido Palmitico: Cos’è, Fonti Alimentari e Impatto sulla Salute

Acido Palmitico: Cos’è, Fonti Alimentari e Impatto sulla Salute
Ultima modifica 23.01.2020
INDICE
  1. Cos’è
  2. Fonti Alimentari
  3. Sintesi Endogena
  4. Salute Cardiovascolare
  5. Crescita Tumorale
  6. Fa Male?

Cos’è

Cos’è l’acido palmitico?

L'acido palmitico o esadecanoico [formula CH3(CH2)14COOH] è un acido grasso di tipo saturo (cioè, privo di doppi legami) a catena lunga (composto 16 atomi di carbonio).

acido palmitico Shutterstock
acido palmitico

L'acido palmitico è stato scoperto per la prima volta nel lontano 1840, isolato nella sua forma esterificata proprio dall'olio di palma, che rimane tutt'oggi la materia prima fondamentale per la sua produzione industriale.

D'altro canto, l'impatto metabolico dell'acido palmitico è stato messo fortemente in discussione, prima in merito ad un potenziale effetto aterogeno, poi in riferimento ad una eventuale promozione della crescita tumorale.

Nei prossimi paragrafi cercheremo di capire meglio dove si trova e "quanto" può realmente nuocere alla salute.

Fonti Alimentari

Alimenti ricchi di acido palmitico

Estremamente diffuso negli alimenti, l'acido palmitico è particolarmente abbondante nel frutto delle palme da olio, ovviamente nell'olio di palma, e soprattutto di palmisto (nel quale costituisce il 44% dei grassi totali).

Tra i prodotti di origine vegetale, la sua concentrazione è significativa anche nel burro di cacao, nell'olio d'oliva, nell'olio di soia e nell'olio di girasole.

I frutti karuka (Pandanus julianettii), particolarmente noti e consumati in Nuova Guinea, contengono il 44,90% di acido palmitico.

Inoltre, l'acido palmitico abbonda nei derivati "concentrati" del latte vaccino intero, come ad esempio: il burro, la panna e i formaggi grassi e/o stagionati. E' molto presente anche nella carne grassa, come i tagli della pancia e, in genere, quelli ricavati da grossi e vecchi animali (manzo, maiale).

In tutti questi prodotti di origine animale, costituisce fino al 50-60% dei grassi totali.

Lo spermaceti, liquido grasso ricavato dalla cavità della testa del capodoglio, è molto ricco di acido palmitico.

Essendo a basso costo e fondamentalmente "buono", l'acido palmitico e il suo sale sodico trovano ampio utilizzo nei prodotti alimentari. Il palmitato di sodio è consentito come additivo naturale negli "organic products", gli equivalenti americani dei nostri prodotti biologici.

Nota: l'acido palmitico è presente anche nel latte materno umano.

Nella tabella sottostante riporteremo il contenuto frazionato in acidi grassi di alcuni alimenti, con anche lo specifico dettaglio della ripartizione tra i tre saturi più comuni.

Alimento Grassi saturi (g) Monoinsaturi (g) Polinsaturi (g) Ac. miristico (g) Ac. palmitico (g) Ac. steraico (g)
Lardo 39.2 45.1 11.2 1.3 23,8 13.5
Burro 51.3 21 3.0 7.4 21.7 10
Olio di oliva 13.8 72.9 10.5 0 11.3 1.9
Olio di palma 49.3 37 9.3 1 43.5 4.3
Olio di merluzzo 22.6

46.7

22.5 3.6 10.6 2.8
Formaggio tipo parmigiano a pasta dura 16.41 7.5 0.6 2.9 7 2.3
Noci secche 1.3 10.4 42.7 0 0.9 0.4
Salsiccia suino 11.27 14.3 4.0 3.9 6.6 3.9
Petto pollo senza pelle 0.33 0.3 0.28 0.01 0.21 0.1 g
Petto pollo con pelle 2.66 3.82 1.96 0.08 1.95 0.54
Sgombro 3.3 5.5 3.6 0.7 2.125 0.43
Brioche alla crema 9.4 4.7 1.1 n.d. n.d. n.d.

Sintesi Endogena

Produzione endogena di acido palmitico

L'organismo è in grado di produrre acido palmitico (lipogenesi o liposintesi); ciò avviene soprattutto a livello del fegato, dell'intestino, del tessuto adiposo e della ghiandola mammaria.

Organizzati in trigliceridi, l'acido palmitico ed altri acidi grassi - esogeni ed endogeni - costituiscono il substrato di riserva energetica del tessuto adiposo.

La base di partenza dalla quale viene prodotto l'acido palmitico è costituita principalmente dai carboidrati alimentari in eccesso. Da esso, poi, si possono differenziare altre catene lipidiche più lunghe.

Negli esseri umani, l'acido palmitico costituisce il 21-30% del grasso di deposito umano, ed è un componente lipidico importante - ma altamente variabile - del latte materno umano.

Salute Cardiovascolare

Acido palmitico e salute cardiovascolare

Diversi studi, e gli stessi rapporti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), attribuiscono all'acido palmitico un effetto ipercolesterolemizzante ed aterogeno, che incide negativamente sul rischio cardiovascolare.

Questo effetto è tuttavia dose dipendente; ciò significa che, a concentrazioni normali (riscontrabili nei cibi naturali, o anche in porzioni adeguate dei cibi trasformati), l'acido palmitico non crea alcun tipo di danno metabolico o cardio-vascolare.

Crescita Tumorale

Acido palmitico e tumori

Un recente studio intitolato "Dietary palmitic acid promotes a prometastatic memory via Schwann cells" ha messo ulteriormente in discussione la salubrità dell'acido palmitico, correlandolo positivamente alla crescita di alcuni tumori.

Pubblicato sulla nota rivista "Nature", la sperimentate è stata condotta dagli scienziati del "Istituto di ricerca biomedica di Barcellona" e del "Worldwide Cancer Research", e guidata da Salvador Aznar-Benitah.

Attenzione! Prima di entrare nel dettaglio, è doveroso specificare che: l'approfondimento in questione, pur essendo stato eseguito sia "in vitro" che "in vivo", ha riguardato i topi e non gli umani. Vista la "particolarità" dei presupposti, anche i risultati e le conclusioni andrebbero valutate nel contesto.

Si raccomanda quindi di non trarre conclusioni affrettate e di non fomentare inutili allarmismi.

Anticipiamo che l'acido palmitico non fa venire il cancro; ma è comunque doveroso ed interessante capire, sul piano medico e nutrizionale, quali correlazioni mostra con questo genere di malattie.

La sperimentale, eseguita su cavie affette da melanomi o tumori del cavo orale, ha voluto misurare l'impatto nutrizionale dell'acido palmitico sullo sviluppo di tali masse cancerose, confrontandolo con quello dell'acido oleico (monoinsaturo omega 9) e del linoleico (polinsaturo essenziale omega 6).

A causa di uno specifico meccanismo genetico basato sulla cosiddetta "firma proneurale", e relativa "memoria", l'acido palmitico si è dimostrato capace di modificare lo sviluppo della malattia già nelle sue prime fasi.

Attenzione! Non stiamo parlando della capacità di generare tumori in maniera autonoma, ma di un'eventuale "spinta" alla crescita di una condizione pre-esistente.

Contrariamente all'acido oleico e linoleico, che si sono dimostrati ininfluenti, in tali circostanze l'acido palmitico avrebbe determinato una maggior crescita e una superiore capacità di metastasi, basate su cambiamenti genetici cellulari.

Fa Male?

L’acido palmitico fa male?

L'acido palmitico è un grasso fisiologicamente prodotto dal nostro organismo e abbondante in molti cibi naturali.

Nelle giuste quantità e in assenza di patologie o di altri fattori di rischio, l'acido palmitico non fa male.

Tuttavia, se cronicamente in eccesso, soprattutto in caso di predisposizione individuale, in condizioni di obesità e/o di patologie del metabolismo, può favorire l'ipercolesterolemia, l'aterosclerosi e gli eventi cardiovascolari.

Lo stesso effetto negativo viene attribuito anche all'acido miristico, ma non allo stearico, spiegando come mai gli alimenti ricchi di grassi saturi debbano globalmente essere consumati con moderazione.

Bisogna infatti rendersi conto, anche se può sembrare semplicistico, che ciò che conta è soprattutto il contesto dietetico, non tanto il singolo nutriente. In una dieta equilibrata, infatti, le normali quantità di acido palmitico sono di per sé innocue.

In merito all'eventuale impatto promuovente la crescita e le metastasi, la sperimentale menzionata sopra conferma che, nei topi, le cellule tumorali nutrite con acido palmitico aumentano più velocemente di numero e guadagnano un certo potenziale metastatico, diventano complessivamente più difficili da trattare. Lo stesso non si è riscontrato per l'acido oleico e linoleico.

Questo non significa che l'acido palmitico faccia venire il cancro. Piuttosto, conferma l'ipotesi che la dieta e lo stato nutrizionale complessivo siano correlati alle malattie cancerose.

È pertanto deducibile che: l'obesità (a sua volta, causa di infiammazione sistemica), l'eccesso di grassi saturi (dei quali il palmitico è il più abbondante), ma anche un cattivo metabolismo dei carboidrati o l'eccesso nutrizionale degli stessi (substrato di partenza per la sintesi endogena dello stesso), possono quindi essere considerati controproducenti nella cura di certi tumori.

Autore

Riccardo Borgacci
Laureato in Scienze motorie e in Dietistica, esercita in libera professione attività di tipo ambulatoriale come dietista e personal trainer