Farmaci per Curare la Preeclampsia
Ultima modifica 22.08.2019

Definizione

In una donna in gravidanza, si parla di preeclampsia o gestosi quando, all'ipertensione gestazionale (≥140/90 mmHg), si associa un'eccessiva presenza di proteine nelle urine (proteinuria ≥0,3 g/24 ore), da cui conseguono un edema generalizzato per la ritenzione dei liquidi ed un eccessivo aumento di peso corporeo. Tipicamente, la gestosi si manifesta dopo la 20esima settimana di gestazione.

Cause

Le cause della preeclampsia non si conoscono ancora con esattezza. Finora, è stato ipotizzato lo sviluppo progressivo, durante la gravidanza, di alcune alterazioni della placenta e dei vasi sanguigni che la irrorano, capaci di influenzare gli scambi materno-fetali.

I fattori di rischio sono numerosi e comprendono: ipertensione cronica pregressa alla gestazione, predisposizione familiare o personale per la condizione, età molto giovane o superiore ai 35 anni, obesità, gravidanza gemellare, abuso di sale nella dieta e comorbidità (diabete, malattie epatiche o renali, sindrome da anticorpi antifosfolipidi ecc.).

Sintomi

La preeclampsia può evolvere gradualmente o esordire all'improvviso dopo la 20esima settimana di gestazione, con sintomi spesso vaghi e sfumati, come: mal di testa, offuscamento della vista, nausea e vomito. Il segnale di allarme per la gestosi è rappresentato dalla combinazione di pressione arteriosa elevata (≥140/90 mmHg) e proteinuria elevata (≥0,3 g/24h). Se trascurata, la preeclampsia può comportare dolore epigastrico, oliguria, trombocitopenia, ritardo della crescita fetale e altre manifestazioni.


Le informazioni su Preeclampsia - Farmaci per la Cura della Gestosi non intendono sostituire il rapporto diretto tra professionista della salute e paziente. Consultare sempre il proprio medico curante e/o lo specialista prima di assumere Farmaci per la Cura della Gestosi.

Farmaci

La preeclampsia (o gestosi) è una complicanza che può svilupparsi durante la gravidanza. La patologia è caratterizzata da un innalzamento eccessivo della pressione sanguigna (ipertensione), spesso in combinazione con il riscontro di un'eccessiva quantità di proteine nelle urine (proteinuria elevata).

Tipicamente, la gestosi si manifesta dopo la 20esima settimana di gestazione e riguarda circa 5-8% delle future mamme precedentemente normotese o affette da problemi ipertensivi pregressi alla gravidanza (in quest'ultimo caso, si parla di preeclampsia sovrapposta ad ipertensione cronica).

La preeclampsia può evolvere gradualmente, esordire all'improvviso o rimanere silente con sintomi aspecifici (come mal di testa, offuscamento della vista e nausea) fino alla degenerazione del quadro generale in eclampsia. Se la gestosi non viene gestita correttamente, possono verificarsi complicazioni molto gravi e potenzialmente letali, sia per la futura mamma, che per il bambino.

Per non correre questo rischio, è opportuno che la gestante sia sottoposta ad un attento monitoraggio per verificare costantemente l'andamento della patologia e aderisca scrupolosamente alle indicazioni del medico.

Il trattamento della preeclampsia può variare a seconda del caso, ma, in genere, prevede un rigoroso riposo, il controllo della pressione arteriosa (ricorrendo a farmaci anti-ipertensivi e dieta iposodica) e la somministrazione di solfato di magnesio. Chiaramente, in gravidanza, non assumere mai farmaci, vitamine o integratori, senza prima parlarne con il medico.

Qualora nonostante le misure adottate, la gestosi non vada incontro ad un miglioramento, è necessario il ricovero ospedaliero per ulteriori indagini specialistiche e per le eventuali cure necessarie.

La preeclampsia non complicata è reversibile nel corso del puerperio: di solito, si risolve spontaneamente entro 6-12 settimane dal parto.

 

Di seguito sono riportate le classi di farmaci maggiormente impiegate nella terapia contro la preeclampsia, ed alcuni esempi di specialità farmacologiche; spetta al medico scegliere il principio attivo e la posologia più indicati per la paziente, in base alla gravità della malattia, allo stato di salute del malato ed alla sua risposta alla cura:

  • Solfato di magnesio: è un farmaco in grado di deprimere l'eccitabilità nervosa, quindi è utile per prevenire le convulsioni eclamptiche. Pur non essendo un farmaco antipertensivo, il solfato di magnesio contribuisce anche ad abbassare transitoriamente la pressione arteriosa 30 minuti dopo una dose di carico.
  • Anti-ipertensivi: i farmaci anti-ipertensivi sembrano essere utili nell'evitare l'incremento dei valori pressori nella gestante affetta da preeclampsia, nonostante non siano al momento disponibili indicazioni precise su quando intraprendere il trattamento. I farmaci ad azione ipotensiva indicati per la gestione della preeclampsia sono l'α-Metildopa (attualmente, è considerato il farmaco anti-ipertensivo di prima scelta in gravidanza) ed i beta-bloccanti, quali propanololo, labetalolo e metoprololo. Nel terzo trimestre di gravidanza, quest'ultima categoria di medicinali può determinare quale effetto collaterale: bradicardia, ipotensione e ipoglicemia fetale/neonatale. Altri farmaci ad azione ipotensiva che possono essere prescritti in caso di preeclampsia sono i calcio antagonisti; in particolare, la Nifedipina a lunga durata d'azione è il calcio antagonista ad oggi più studiato e di scelta in gravidanza. Farmaci anti-ipertensivi controindicati, quindi da NON usare in gravidanza, sono ACE-inibitori e sartani (antagonisti del recettore dell'angiotensina II), in quanto il loro utilizzo correla a oligoidramnios, malformazioni ossee, anuria, insufficienza renale, ipoplasia polmonare ed altre complicanze feto-neonatali.
  • Calciparina (Eparina Calcica): nei casi in cui non vi sia un'eccessiva riduzione del numero delle piastrine (trombocitopenia), può essere indicata alla gestante affetta da preeclampsia per cercare di migliorare il circolo placentare. Nelle gravide con trombofilia accertata, tale terapia è ancora in discussione. L'eparina è utilizzata anche per prevenzione della preeclampsia; va segnalato, però, che non vi attualmente evidenze cliniche sull'efficacia di tale profilassi.
  • Corticosteroidi: la somministrazione, tramite iniezioni, di farmaci steroidei può stimolare la maturazione polmonare del feto, utile nel caso in cui sia necessario stimolare il parto prima della 34esima settimana di gestazione.
  • Acido Acetilsalicilico (Aspirina): nelle donne ad alto rischio per lo sviluppo di preeclampsia, è raccomandata l'assunzione di acido acetilsalicilico a basso dosaggio (100 milligrammi al giorno), dalla 12esima settimana di gravidanza fino al parto. Questa profilassi diminuisce il rischio di parto prematuro.
  • Calcio: l'integrazione al normale apporto del minerale potrebbe essere utile nelle popolazioni a basso regime dietetico (< 900 mg/die), a dosi superiori a 2000 mg/die. Nelle donne con normale apporto dietetico di calcio, invece, la supplementazione non porta alcun beneficio.

L'espletamento del parto può essere considerato una vera e propria cura per la preeclampsia, in quanto risolve la malattia nella gestante (nel giro di uno o due giorni) e consente al feto di abbandonare un ambiente che potrebbe non essere più idoneo alla sua crescita e sopravvivenza.

Chiaramente, il parto può essere indotto o espletato tramite un taglio cesareo solo dopo un'attenta valutazione dei possibili rischi per il nascituro, più o meno importanti a seconda dell'età gestazionale.


Autore

Giulia Bertelli
Laureata in Biotecnologie Medico-Farmaceutiche, ha prestato attività lavorativa in qualità di Addetto alla Ricerca e Sviluppo in aziende di Integratori Alimentari e Alimenti Dietetici