Emorroidi: Cause, Cura e Prevenzione

Emorroidi: Cause, Cura e Prevenzione
Ultima modifica 07.04.2020
INDICE
  1. Cosa sono le Emorroidi?
  2. Cause e Fattori di Rischio
  3. Prevenire le Emorroidi
  4. Come Curare le Emorroidi

Cosa sono le Emorroidi?

Le emorroidi vengono definite come cuscinetti morbidi e vascolarizzati localizzati nella parte terminale del retto. Essi contribuiscono al mantenimento della continenza in quanto possono gonfiarsi e sgonfiarsi a seconda delle necessità.

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In condizioni normali, le emorroidi non vengono minimamente percepite dall'individuo, ma il discorso cambia quando insorgono problemi che fanno sì che tali cuscinetti scivolino verso il basso (sia emorroidi interne che emorroidi esterne) causando così i sintomi caratteristici della malattia emorroidaria.

Nel linguaggio comune, tuttavia, il termine "emorroidi" viene utilizzato impropriamente per indicare la suddetta condizione. Per semplicità, l'uso di tale termine - benché improprio - verrà effettuato anche nel corso di questo articolo per indicare la suddetta condizione patologica.

Per approfondire: Emorroidi

Cause e Fattori di Rischio

Le emorroidi sono una patologia piuttosto comune che si stima colpisca almeno una volta nella vita la quasi totalità della popolazione. Secondo altre fonti oltre 3 milioni di italiani (il 40% della popolazione adulta) soffre di emorroidi.

Il problema si manifesta con uguale frequenza nei due sessi, anche se nelle donne occorre considerare i possibili rischi legati alla gravidanza. Durante questo periodo, infatti, sono diversi i fattori che possono influire sulla comparsa o sull'aggravarsi della patologia emorroidaria. Tra i principali vi sono:

  • Alterazioni ormonali che influiscono direttamente sul tessuto vascolare;
  • Effetto meccanico dovuto alla presenza del feto;
  • Drastico aumento della pressione intraddominale durante il parto.

Le emorroidi insorgono prevalentemente tra i 45 ed i 65 anni e tendono ad aggravarsi con il passare del tempo. All'origine della patologia vi sono anche fattori predisponenti come la familiarità, lo stile di vita e le abitudini alimentari.

Tra i principali fattori di rischio, il più influente è legato alla presenza di disfunzioni intestinali, come stitichezza o diarrea cronica. Altri fattori che possono scatenare o aggravare i disturbi emorroidari consistono in:

  • Sedentarietà;
  • Sforzi eccessivi;
  • Abuso di lassativi;
  • Stazione eretta prolungata;
  • Abuso di alcole/o nicotina;
  • Alimentazione scorretta.

A proposito di abitudini dietetiche è importante sottolineare che un organismo sano è perfettamente in grado di gestire qualsiasi alimento, compresi quelli considerati a rischio per le emorroidi. Ovviamente un uso massiccio e prolungato di questi particolari alimenti potrebbe, a lungo andare, determinare la comparsa della malattia o di altre patologie proctologiche.

Alla luce di quanto finora detto, pertanto, non è possibile determinare un'unica causa specifica all'origine delle emorroidi in quanto la patologia in questione può essere il risultato di un insieme di fattori che concorrono l'uno con l'altro nell'insorgenza del problema.

Prevenire le Emorroidi

Considerando l'impossibilità di determinare con certezza una causa univoca che le provochi, per le emorroidi non è possibile parlare di una vera e propria opera di prevenzione primaria. Per allontanarne l'insorgenza è quindi sufficiente seguire dei consigli di carattere generale, utili per migliorare la funzionalità dell'intero organismo e proteggerlo al tempo stesso da molte altre malattie.

Per prevenire le emorroidi è quindi molto importante condurre una vita attiva, svolgendo attività fisica con regolarità ed evitando fumo ed alcolici. Sport come jogging, ballo, marcia o ginnastica dolce per la terza età sono solo alcuni esempi di attività motoria che possono migliorare le funzionalità corporee rinforzando al tempo stesso la regione pelvica.

Allo stesso tempo, un'accurata igiene personale non solo può essere utile per prevenire le emorroidi ma anche altre malattie molto fastidiose, come le ragadi anali o le fistole. Anche la scelta della biancheria intima è molto importante poiché tessuti permeabili come il cotone contribuiscono ad evitare il ristagno di calore ed umidità.

Cosa Mangiare?

L'alimentazione ha un ruolo importantissimo sia nella prevenzione primaria, sia in quella secondaria (dopo la comparsa delle emorroidi). Una dieta equilibrata, ricca di acqua e fibre, aiuta infatti a regolarizzare le funzioni intestinali, allontanando uno dei principali fattori di rischio.

In verità, come sopra accennato, un organismo in salute è capace di gestire anche gli alimenti considerati "rischiosi" per le emorroidi, benché una loro assunzione eccessiva e troppo frequente possa comunque favorire la comparsa della malattia. Pertanto, la moderazione e l'adozione di una dieta equilibrata sono fondamentali.

Nel caso si soffra già di emorroidi andranno invece aboliti, o perlomeno limitati, tutti quegli alimenti in grado di irritare la mucosa anale come ad esempio:

Per approfondire, leggi anche:

Dieta e Alimentazione per le Emorroidi Esempio Dieta per le Emorroidi

Come Curare le Emorroidi

La cura delle emorroidi varia in funzione della gravità della patologia. Se nei casi più lievi è sufficiente un po' di moto e delle corrette abitudini dietetiche per favorire la guarigione, in quelli particolarmente gravi l'unica soluzione efficace è data dall'intervento chirurgico.

Tra questi due estremi si collocano poi tutta una serie di altri tipi di trattamenti, quali l'impiego di farmaci o l'esecuzione di interventi ambulatoriali svolti in anestesia locale come fotocoagulazione e legatura elastica. Il risultato di questi interventi risolve nella maggior parte dei casi il problema al primo tentativo (circa il 60%), mentre in quelli più sfortunati si rende necessaria la ripetizione del trattamento.

Interventi Comportamentali

Nello stadio iniziale, la cura delle emorroidi avviene grazie ad una serie di accorgimenti in grado di ridurre l'infiammazione e restituire elasticità alle pareti venose.

L'alimentazione deve essere a tal proposito ricca di acqua e fibre, in modo da favorire l'evacuazione intestinale; al tempo stesso andranno evitate tutte quelle situazioni che causano un aumento pressorio sulle emorroidi, come il sollevamento di carichi pesanti o sforzi eccessivi durante la defecazione.

Anche l'igiene e il lavaggio corretto con acqua tiepida e un detergente idoneo sono molto importanti, poiché accelerano la guarigione ed allontanano il rischio di infezione. Da evitare, invece, i lavaggi con acqua gelida poiché il conseguente spasmo della muscolatura anale potrebbe causare lo strozzamento dei noduli emorroidali.

Pomate e supposte ad azione decongestionante, anestetica e/o disinfettante, rappresentano infine i rimedi "conservativi" utili per curare le emorroidi in stadio iniziale ed alleviarne i sintomi.

Per altre informazioni: Rimedi Emorroidi: Cosa Fare e Cosa Non Fare

Farmaci per il trattamento delle Emorroidi

Anche in questo caso, come avviene per moltissime altre patologie, i farmaci che si possono utilizzare in presenza di emorroidi alleviano i sintomi ma non agiscono sulle cause che hanno dato origine al problema.

I principi attivi solitamente impiegati sono anestetici locali e corticosteroidi (potenti antinfiammatori). I medicinali che li contengono utilizzati nel trattamento delle emorroidi sono per uso topico e locale; quindi, sono generalmente formulati in forma di creme o pomate.

Si segnala, inoltre, che alcuni medicinali per il trattamento sintomatico delle emorroidi contengono estratti vegetali o estratti di cellule di Saccharomyces cerevisiae.

Per approfondire: Pomata per le Emorroidi

È comunque opportuno precisare che l'uso di qualsiasi tipo di farmaco per il trattamento delle emorroidi dovrebbe avvenire solo dopo aver consultato il proprio medico e - soprattutto (ma non esclusivamente) nel caso dei corticosteroidi - sotto il suo stretto controllo.

Per maggiori informazioni: Farmaci per la Cura delle Emorroidi

Se le cure farmacologiche non sortiscono l'effetto desiderato e/o vi è un peggioramento della sintomatologia non risolvibile mediante tecniche ambulatoriali, l'intervento chirurgico va considerato come l'unica alternativa realmente efficace. Naturalmente, la decisione di ricorrere o meno a questo tipo di approccio spetta al medico.

Trattamento Chirurgico delle Emorroidi

L'operazione di asportazione chirurgica (emorroidectomia) che si rende necessaria per le emorroidi di grado superiore al primo associate a forti sanguinamenti, a trombi frequenti o a prolasso completo (IV grado) ha subito nel corso degli anni numerose evoluzioni.

Esistono tre tipi principali di interventi chirurgici:

  • Quello classico anche noto come emorroidectomia tradizionale aperta di Milligan e Morgan;
  • Il metodo basato sulla tecnica messa a punto dal dottor Longo (metodo Longo);
  • Il metodo THD.

La prima tecnica, non certo priva di effetti collaterali, si basa sull'asportazione chirurgica delle emorroidi grazie alla rimozione dell'eccesso di tessuto responsabile di emorragie e prolasso. Le altre metodiche, invece, verranno di seguito brevemente descritte. Prima di procedere, tuttavia, è opportuno precisare che la scelta dell'intervento più adatto viene compiuta dallo specialista in base ai risultati della visita proctologica. Se la diagnosi è corretta, circa il 96% dei pazienti riesce a risolvere definitivamente il fastidioso problema delle emorroidi.

Metodo Longo

Il metodo Longo si basa sul riposizionamento delle emorroidi prolassate (intervento di prolassectomia ed emorroidopessi). Questo accorgimento consente al paziente un recupero più rapido (in genere entro 10-15 giorni, rispetto alle 4-6 settimane previste con l'intervento tradizionale), allevia la sintomatologia dolorosa ed ha un'efficacia sovrapponibile al metodo tradizionale.

Metodo THD

Il metodo THD consiste nella sutura dei rami terminali dell'arteria rettale superiore (si tratta dell'arteria che porta sangue alle emorroidi). In caso di prolasso, alla sutura si associa il riposizionamento della mucosa nella sua sede naturale. Anche questa tipologia d'intervento ha tempi di recupero più rapidi rispetto al metodo tradizionale (7-10 giorni) perché non prevede asportazione di tessuti, allevia la sintomatologia dolorosa e presenta un basso tasso di recidive.



 

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