Plicometria e Idratazione
Ultima modifica 10.09.2020
INDICE
  1. Introduzione
  2. Cos’è e Vantaggi
  3. Come si Usa
  4. Limite dell'Idratazione

Introduzione

In questo articolo faremo alcune considerazioni sull'uso della plicometria nella valutazione dello stato di idratazione corporea e del fabbisogno calorico giornaliero.

Plicometria e Idratazione Shutterstock

Cercheremo, più in particolare, di mettere in luce le criticità intrinseche a questo sistema di analisi della composizione corporea.

Cos’è e Vantaggi

La plicometria è un metodo di valutazione indiretta da campo, molto versatile e usato dalla stragrande maggioranza dei personal trainer e dei professionisti in ambito sanitario.

I bassi costi e la velocità di applicazione (uso di equazioni) per la stima del grasso e dell'acqua corporei ne hanno decretato successo e diffusione.

Per approfondire: Plicometria

Come si Usa

Dopo aver "scollato" con le dita (pollice e indice) il pannicolo (plica di tessuti) da analizzare, questo viene "pinzato" con lo strumento e quindi misurato nel suo spessore. Il valore, o meglio i valori, vengono quindi elaborati grazie ad un'equazione matematica utile a ricavare le percentuali di massa grassa (fat mass) e massa magra (free fat mass).

Nella misurazione della plica vengono inclusi: pelle (epidermide e derma), ipoderma (tessuto adiposo) e pochi liquidi sottocutanei – la maggior parte dei quali tende a defluire negli spazi circostanti.

Un'equazione assai versatile, sia per uomini che donne di età compresa tra 15 e 60 anni, è la stima del grasso corporeo mediante il Nomogramma di Jackson et al., nel quale:

  • per i soggetti di sesso maschile si usano come riferimento le pliche della zona destra per: pettorale, addominale, e coscia;
  • nei soggetti di sesso femminile si usano invece, sempre sulla parte destra del corpo le zone: tricipitale, soprailiaca e coscia.

La somma delle 3 pliche si inserisce nel grafico e la si fa allineare con l'età dell'esaminato, cosicché la retta tra questi due punti andrà ad intersecare la percentuale di grasso corporeo rispettivamente per uomini e donne. Facciamo un esempio.

Esempio pratico

Mettiamo il caso si debba analizzare un soggetto maschio di 35 anni con un peso corporeo di 100 kg, con la plica pettorale di 15 mm, quella addominale di 20 mm e quella della coscia di 20 mm; quindi con una somma pari a 55 mm.

Facendo coincidere questo valore con la linea dell'età si avrà un risultato del 17 % di grasso corporeo: vediamo il grafico per capire in pratica come abbiamo ottenuto questo valore:

grafico Redazione

In teoria a questo punto si potrebbe calcolare la massa magra, semplicemente sottraendo il peso della percentuale del grasso corporeo al peso totale, ottenendo così la quantità espressa in kg di tutto ciò che non è grasso.

C'è tuttavia una variabile della quale non si tiene conto: lo stato di idratazione.

Limite dell'Idratazione

L'equazione sopra riportata sarebbe veritiera se il soggetto si trovasse in uno stato di idratazione corporea ideale, quindi intorno al 60 % di acqua totale, condizione nota come normoidratazione.

L'acqua è il costituente primario dell'intera struttura umana. Si stima che il solo muscolo magro contenga circa il 73 % di acqua totale.

Il problema di fondo della plicometria è che non tutti gli individui hanno un'idratazione corporea che rientra nella media. Si potranno avere:

  • riduzione della quantità di liquidi nel corpo, fenomeno noto come disidratazione – peraltro estremamente pericoloso e, nei casi estremi, letale. È un classico della rilevazione post-allenamento sportivo intenso e prolungato;
  • quantità di liquidi in eccesso, fenomeno noto come "iperidratazione" o ritenzione idrica. È tipico dei soggetti afflitti da gravi scompensi ormonali o che si misurano dopo poche ore da grosse abbuffate, soprattutto quando precedute da digiuno o prestazioni sportive intense e prolungate.

Usando la plicometria non è possibile capire in quale condizione di idratazione si trovi il corpo – invece fondamentale per stimare la composizione corporea di un individuo – e pertanto i risultati dell'equazione non potranno considerarsi del tutto affidabili.

Questo problema è sicuramente inferiore usando la strumentazione bioimpedenziometrica (BIA), con la quale si ottiene anche una stima dello stato di idratazione – ma sempre in maniera indiretta.

Esempio di applicazione plicometrica per la stima del metabolismo basale

Facendo un ragionamento abbastanza approssimativo e puramente didattico, consideriamo innanzitutto l'esempio precedente.

Il soggetto con un 17 % di grasso corporeo su 100 kg di peso totale avrà una quantità di massa magra (free fat mass):

  • FFM = 100 kg – 17 % = 83 kg.

Facendo dei calcoli su questo valore potremmo anche stimare il metabolismo basale:

  • BMR = di 83 x 24 ore = 1992 kcal circa.

Tutto questo se il soggetto si trovasse in una condizione di idratazione corporea ideale, in quanto, tenendo presente una quantità di acqua corporea del 60 % circa, l'equazione plicometrica permette di valutare indirettamente la FFM.

Tuttavia le cose cambiano se ci troviamo di fronte ad un caso di disidratazione o iperidratazione.

La nostra attenzione dovrebbe cadere sempre sulla massa magra e non sul grasso corporeo, perché quest'ultimo non ci conferisce nessun valore ai fine della stima del fabbisogno calorico giornaliero. Capiamo graficamente perché:

https://www.my-personaltrainer.it/imgs/2020/09/10/grafico2-orig.jpeg Redazione

In tutti e 3 i casi la massa grassa sia la stessa. Supponiamo ora, come nell'esempio precedente, che la corrisponda al 17 %.

  1. Nel primo caso, in normoidratazione, e la massa magra è stimata con buona approssimazione mediante plicometria, quindi intorno all'83 %;
  2. Nel secondo caso ci troviamo di fronte ad una situazione di disidratazione, dove il grasso corporeo è sempre del 17 %, ma il restante 83 % ha una composizione diversa dal primo caso, in quanto si ha meno acqua e, a parità di peso, si ha più massa magra. In questo caso, facendo la plicometria, si sottostimerebbe la massa cellulare attiva, in quanto si terrebbe in considerazione dell'acqua che in realtà non c'è, avendo così la parvenza di una massa magra inferiore, quando in realtà c'è semplicemente meno acqua;
  3. Nel terzo caso ci troviamo di fronte ad una situazione di iperidratazione, dove il grasso corporeo è sempre del 17% ma il restante 83 % ha una composizione diversa dal primo e dal secondo caso, questo perché si ha più acqua del dovuto e, a parità di peso, si ha meno massa magra. In questo caso, facendo la plicometria, si sovrastimerebbe la massa cellulare attiva, in quanto si terrebbe in considerazione dell'acqua che in realtà è eccessiva, avendo così l'illusione di una massa magra superiore, quando in realtà c'è semplicemente più acqua.

In termini numerici, il calcolo del metabolismo basale non cambierebbe di tanto. Si parla infatti di 100-200 kcal in più o in meno che, ai fini del mantenimento del peso, avrebbero un'importanza relativa. Nel cronico infatti, la differenza non ha un valore così importante come in molti vorrebbero farci credere. Certo, se il nostro organismo ragionasse in termini "matematici", 150 kcal in più o in meno al giorno porterebbero ad ingrassare o dimagrire di un chilogrammo ogni mese e mezzo. Questo non avviene, o comunque non in maniera lineare e continua. Basti pensare che l'aumento progressivo dell'energia alimentare è uno dei sistemi per diminuire l'efficacia di stoccare riserve di adipe – interessante soprattutto per i bodybuilder.

Anche se così non fosse, basterebbe una passeggiata in più o in meno. La problematica sussiste nel momento in cui si vogliono analizzare le reali condizioni del soggetto.

Disponendo di una strumentazione valida che permetta di monitorare l'andamento della persona in esame, è possibile comprenderne il progresso o il regresso, quindi capire se bisogna modulare il piano alimentare e ginnico per cercare di portare il soggetto in una condizione ottimale.

Supponiamo di iniziare un programma di personal fitness training e di ottenere, dopo 8 settimane, una perdita di massa magra associata ad una perdita del 6 % di grasso corporeo. Sarebbe un fiasco.

Probabilmente il soggetto sarebbe contento di sapere che ha perso peso e grasso corporeo, purtroppo, però, avrebbe perso anche massa magra che è la componente più preziosa per bruciare calorie.

Tuttavia un personal trainer o un dietista si renderebbe immediatamente conto che la strada intrapresa è discutibile. In simili situazioni si dovrebbe cambiare approccio perché possono esserci diverse problematiche: il soggetto si nutre male o si allena troppo, oppure si allena troppo poco o ha problemi patologici che influiscono sulla massa magra, come forme tumorali o altri problematiche di competenza medica. Questo dovrebbe far riflettere sui risultati di una stima della composizione corporea e aiutare a capire che l'attenzione non dev'essere focalizzata soltanto sul grasso corporeo, ma anche sulla massa magra, per portare il copro in una condizione ottimale e stabilire una condizione idrica ideale per permettere tutte le normali funzioni fisiologiche dell'organismo.

La plicometria ha una valenza fondamentale nelle applicazioni sul campo e, ripeto, ci torna sicuramente utile per stimare con buona approssimazione il fabbisogno calorico giornaliero e per creare delle linee guida alimentari personalizzate.

Il problema sorge nel momento in cui si valutano i progressi reali, perché è possibile che avvenga una sovrastima o una sottostima.

Autore

Riccardo Borgacci
Laureato in Scienze motorie e in Dietistica, esercita in libera professione attività di tipo ambulatoriale come dietista e personal trainer