Come motivarsi per dimagrire? di Riccardo Borgacci

Introduzione

Dimagrire richiede motivazione. Semplice ma per nulla ovvio. Tra le migliaia di persone che intraprendono un percorso dimagrante, solo pochi ottengono e mantengono i risultati sperati.

https://www.my-personaltrainer.it/imgs/2019/09/06/come-motivarsi-per-dimagrire-2-orig.jpeg
(fonte: Shutterstock)

Le ragioni che stanno alla base di questo fenomeno sono davvero molte e tutte diverse. D'altro canto, bisogna avere il coraggio di discriminare le cause reali dagli alibi (scuse). Sia chiaro, l'errore è dell'uomo, e la mancata compliance ad un percorso dimagrante dovrebbe lasciare il tempo che trova – eccezion fatta per le necessità mediche. Colpevolizzarsi è sempre, per svariate ragioni, sbagliato e controproducente.

Per aumentare le chance di riuscita è quindi auspicabile cercare di comprendere quali siano le cause primarie di fallimento nel tentativo di dimagrire. L'esperienza ambulatoriale e dei tecnici sportivi svela che la ragione principale è proprio la mancanza di motivazione.

Quindi, "vorrei ma non ci riesco", significa "non sono sufficientemente motivato". È un bel problema, poiché la motivazione può nascere solo da sé stessi. Certo, il compito di un buon dietista o di un personal trainer è quello di dare il buon esempio e di tenere alto lo stimolo ma, per gestirlo, da qualche parte, lo stimolo deve esserci.

A dirla tutta, fortunatamente, oggi sono in molti ad aver colto questo aspetto; ciò nonostante, il decorso medio delle terapie alimentari e dei percorsi di cutting nella cultura estetica non sembra cambiato. È quindi necessario indagare, dapprima, su ciò che spinge ad intraprendere tale progetto. Nel prossimo paragrafo faremo maggiore chiarezza sulla differenza che c'è tra "motivo" e "motivazione", e in che modo uno influenzi l'altro.

Motivo VS Motivazione

Motivo e motivazione non sono sinonimi o proporzionali

Motivo e motivazione non sono sinonimi o proporzionali. La motivazione, ovvero l'energia che alimenta volontà e perseveranza, sorge dal motivo o causa per la quale si intende dimagrire. Normalmente, più è importante la causa, maggiori sono le possibilità di riuscita.

D'altro canto, il motivo è una costante, un fulcro, mentre la motivazione è una variabile frammentabile negli infiniti momenti che caratterizzano la nostra quotidianità. La motivazione, per essere sostenuta, non deve mai allontanarsi dalla sua sorgente; ergo, l'obbiettivo deve rimanere sempre prioritario e ben focalizzato durante le ore, i giorni, le settimane, i mesi e talvolta gli anni.

Pesante? Ossessivo? Scarsamente sostenibile? Se sì, è perché tale impegno è sproporzionato rispetto alla causa. Per comprendere di meglio di cosa stiamo parlando, facciamo degli esempi.

  • Soggetto A: maschio quarantenne leggermente in sovrappeso che ambisce ad esibire la tartaruga addominale in spiaggia, pur amando gli alcolici e la buona cucina. Il motivo diventa futile di fronte a una birra e ad un panino con la porchetta, e la motivazione di conseguenza, soprattutto nel perpetuarsi delle routine – che, per i fini dimagranti, possono essere definite sbagliate
  • Soggetto B: donna obesa affetta da un principio di cirrosi epatica conseguente a una steatosi grassa alimentare, con alto rischio di aggravamento fino all'insufficienza dell'organo. Il motivo è forte e la motivazione altrettanto, in qualsiasi momento della giornata.

L'esempio è perfettamente indicativo, anche se esistono vertici, mille eccezioni e sfaccettature.

La motivazione per dimagrire può essere elevata anche nelle persone che non hanno una causa di natura medica; in tal caso subentrano passione, determinazione e costanza. Saranno le abitudini a dipendere dall'obbiettivo e non il contrario. Psicologicamente alcuni soggetti risultano certamente più predisposti di altri. Inoltre, non possiamo nasconderlo, c'è chi deve affrontare maggiori difficoltà. Facciamo un altro esempio:

  • Soggetto A: madre di due figli piccoli, lavora come turnista all'interno di una casa di cura, dovrebbe perdere alcuni chili guadagnati con l'ultima gravidanza ma non ha le risorse economiche per iscriversi a qualsivoglia corso di attività fisica
  • Soggetto B: studente universitario, pratica body building ed è seguito da un personal trainer, vive con i genitori che provvedono a sostenerlo economicamente e nella gestione della vita (pasti, bucato, pulizie ecc).

Anche questo esempio è perfettamente calzante, anche se un po' estremo.

Ci sono poi delle situazioni nelle quali il mantenimento della motivazione assume un'importanza sproporzionata rispetto al motivo che la "dovrebbe" generare. Apparentemente positiva, questa circostanza è invece molto delicata e anzi spesso preoccupante. La motivazione non è più costruita su emozioni positive, sulla disciplina e sulla voglia di farsi del bene, ma negative, come la paura. È qui che iniziano i disturbi del comportamento alimentare.

Ma perché, anche con tutte le carte a nostro favore, pur non rientrando in una casistica di patologia, talvolta non troviamo o perdiamo la giusta motivazione per dimagrire? Quasi sempre a causa una instabilità emotiva, ovvero un mancato equilibrio psicologico.

Equilibrio Emotivo

Equilibrio emotivo: necessario per dimagrire

Mettiamo in luce, per ultimo ma non meno importante, un altro fattore sostanziale, cioè l'equilibrio emotivo. Non parleremo di psicologia o disturbi vari, ma è doveroso chiarire che, se da un lato è vero che fallire determina frustrazione, dall'altro è proprio la frustrazione a ridurre la tollerabilità del programma. L'abuso di cibo e bevande, soprattutto alcoliche, è sintomo di instabilità; avviene quindi l'instaurarsi di un circolo vizioso.

Con lucidità dovrebbe apparire ovvio che, se non è possibile raggiungere l'obbiettivo con questo sistema, diventa necessario intervenire prima di tutto sull'equilibrio emotivo. Facciamo ora un piccolo riassunto della condizione psicologica che contraddistingue le persone ininterrottamente alla ricerca del dimagrimento ma che purtroppo continuano a fallire.

L'abbiamo detto, dimagrire è una necessità piuttosto diffusa. D'altro canto non tutti "devono" farlo per ragioni mediche; più spesso, anzi, rappresenta un mezzo per colmare il bisogno – diciamo "narcisistico" – di piacersi e di piacere.

Inutile dire che nella società occidentale contemporanea nessuno, nemmeno la persona più equilibrata e stabile, può prescindere totalmente da questo meccanismo. Pertanto la cosiddetta "bassa autostima" è forse la causa più diffusa di malumore, ansietà e sintomi depressivi.

È per questo motivo che avvicinarsi più possibile all'immagine ideale di bellezza si trasforma in un dovere, ahinoi talvolta impossibile da adempiere, perchè la propria immagine corporea non è un parametro reale, ovvero oggettivamente misurabile, bensì un costrutto influenzato da tantissime variabili.

A prescindere dai chilogrammi e dai centimetri, se la considerazione che abbiamo di noi stessi e il tono dell'umore sono bassi, il peso sarà sempre eccessivo, la pancia sempre prominente, la statura sempre bassa, le scapole sempre alate, il seno sempre piccolo, i polpacci sempre sottili o grossi, le spalle sempre larghe o strette ecc.

In sintesi, prima di tutto, è bene concentrarsi sulla riduzione dello stress. Fatto questo, esistono alcuni accorgimenti che si possono dimostrare molto utili nella ricerca della giusta motivazione per dimagrire.

Come Motivarsi

Consigli per motivarsi

  1. Non esitare a consultare un professionista per ottimizzare la perdita di peso se necessario. Le persone che si sentono più sicure delle proprie conoscenze e abilità tendono a perdere più peso
  2. Concentrarsi sul focus, ovvero sul motivo o causa dalla quale la motivazione prende forza. Non è una ridondanza; trascurando questo punto è quasi impossibile motivarsi per dimagrire. Nella pratica, alcuni trovano utile scriverli dal principio e leggerli quotidianamente, usandoli come promemoria all'insorgere di tentazioni controproducenti
  3. È molto utile anche ricordare tutti gli effetti benefici del dimagrire, come la prevenzione delle patologie metaboliche (diabete, ipertensione, ipercolesterolemia ecc), mantenere una fitness corporea e prestazioni superiori (soprattutto in termini di resistenza)
  4. Apprezzare i progressi periodici, senza concentrarsi solo sull'obbiettivo finale – che talvolta è piuttosto lungo a venire – e concentrarsi sul processo. Uno studio su 126 donne in sovrappeso che hanno partecipato a un programma di perdita di peso ha rilevato che coloro che erano focalizzati sul processo, non sul risultato finale, avevano maggiori probabilità di perdere peso e meno probabilità di deviare dalla propria dieta rispetto a quelle che si concentravano solo sui risultati finali
  5. Prefissarsi degli obbiettivi SMART: Specifico, Misurabile, Realizzabile, Realistico e Basato sul tempo. Alcuni esempi di obiettivi SMART includono: Camminerò svelto per 30 minuti cinque giorni la prossima settimana, Mangerò quattro porzioni di verdura ogni giorno questa settimana, Berrò solo una bibita questa settimana ecc
  6. Risulta fondamentale concentrarsi sugli aspetti positivi dell'andamento, non solo su quelli negativi – se presenti. Ad esempio, perdere 3 kg il primo mese e 1 kg nel secondo, non dev'essere interpretato come una riduzione del dimagrimento, bensì come la conquista di una perdita di 4 kg – che di per sé è già ben evidente. Inoltre, le persone che hanno aspettative positive e si sentono sicure della propria capacità di raggiungere i propri obiettivi tendono a perdere più peso
  7. Ricercare obbiettivi realistici, evitando le diete FAST. Questo è fondamentale, perché obbiettivi inverosimili genereranno quasi sicuramente un fallimento. Non dimentichiamo che, anche per ragioni di salute, la maggior parte dei professionisti consiglia di perdere circa 3 kg al mese – in presenza di sovrappeso. Alcuni studi sostengono che le persone che raggiungono i propri obiettivi di dimagrimento hanno maggiori probabilità di mantenere il risultato; così come chi ambisce a perdere molto peso in fretta ha altissime probabilità di abbandonare il programma perdendo motivazione
  8. Per chi deve dimagrire a fini salutistici, ricordiamo che anche solo una perdita di peso del 5-10% dell'iniziale può avere un grande impatto sulla salute: migliorando il controllo della glicemia, abbassando i livelli di colesterolo, trigliceridi, acido urico e la pressione arteriosa (di conseguenza a questi anche il rischio di malattie cardiache), riducendo i dolori articolari e riducendo il rischio di alcuni tumori
  9. Basare il proprio sistema su 5 principi cardine: Riduzione dell'apporto calorico, Riduzione delle dimensioni delle porzioni, Riduzione della frequenza dei junk food, Comprendere sempre frutta e verdura, Fare attività motoria ogni giorno
  10. Alcuni trovano giovamento sul tenere un diario alimentare, per monitorare il proprio comportamento e paragonarlo alla perdita di peso raggiunta periodicamente
  11. Festeggiare i successi: perdere peso è difficile, quindi è bene festeggiare tutti i tuoi successi per rimanere motivato
  12. Creare un supporto sociale, coinvolgendo le persone giuste con le quali condividere obbiettivi e metodo
  13. Formalizzare l'impegno rendendolo pubblico: così facendo si hanno maggiori probabilità di perseguire i propri obiettivi, per aumento del senso di responsabilità
  14. Mettere in conto festività e ricorrenze: questo aiuta a prevenire gli eccessi e compensare in maniera sana una cena o un pranzo extra
  15. Evitare il perfezionismo e non essere troppo duri con sé stessi. Qualsiasi dimagrimento ha degli alti e bassi, nessuno escluso
  16. Imparare ad amare e ad apprezzare il tuo corpo. La ricerca ha ripetutamente dimostrato che le persone a cui non piace il proprio corpo hanno meno probabilità di perdere peso
  17. Abbinare alla dieta l'attività motoria desiderata. Poco importa se non è la più efficacie, alla fine del percorso sarà più utile delle altre a mantenere la motivazione e raggiungere l'obbiettivo.
Riccardo Borgacci

L'autore

Riccardo Borgacci

Laureato in Scienze motorie e in Dietistica, esercita in libera professione attività di tipo ambulatoriale come dietista e personal trainer