Vulvodinia
Ultima modifica 08.06.2021
INDICE
  1. Definizione di Vulvodinia
  2. Cause della Vulvodinia
  3. Classificazione
  4. Sintomi
  5. Diagnosi
  6. Trattamento e Rimedi

Definizione di Vulvodinia

Cos’è la Vulvodinia?

La vulvodinia è una malattia ginecologica caratterizzata da dolore cronico a carico della vulva e dei tessuti che circondano l'accesso alla vagina.

Il dolore vulvare cronico che contraddistingue il disturbo è associato tipicamente a forte bruciore, dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali) e arrossamento; solo raramente, è accompagnato da altre lesioni osservabili macroscopicamente.

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Pur essendo una patologia di frequente riscontro (colpisce circa il 12-15% delle donne), la vulvodinia può essere diagnosticata tardivamente, oltre a non essere curata per anni, perché sottostimata (nota: è considerata una malattia "invisibile") e percepita come difficile d'affrontare. Non a caso, a lungo, la vulvodinia è stato classificata come "psicosomatica" o, addirittura, "psicogena": in realtà, questa interpretazione è obsoleta, poiché si tratta di una malattia con solide basi biologiche che ricadono nell'ambito ginecologico, che può essere gestita efficacemente con un adeguato protocollo terapeutico.

Analisi del Termine

Vulvodinia, vestibolite vulvare e vestibulodinia sono apparentemente sinonimi: nel linguaggio comune, talvolta, i tre termini sono usati indistintamente. In realtà, questi tre termini - riferiti a disturbi della zona vulvare - differiscono per sottili sfaccettature. Infatti:

  • Vestibolite vulvare indica una condizione infiammatoria, espressa dal suffisso -ITE (infiammazione).
  • Vulvodinia e vestibulodinia, caratterizzate entrambe dal suffisso greco –DINIA (dolore), connotano condizioni patologiche in cui il dolore è patognomico. Più precisamente, la vestibulodinia fa riferimento ad un disturbo che rimane circoscritto in una data area (quella del vestibolo, cioè l'accesso all'area dei genitali esterni femminili compresa tra le piccole labbra, delimitata anteriormente dal clitoride, al quale seguono il meato dell'uretra e l'orifizio della vagina), mentre la vulvodinia è riferita, solitamente, ad un dolore vulvare generalizzato.

La vulvodinia si distingue dalla vestibulodinia e dalla vestibolite anche per la sede più precisamente coinvolta:

  • La vulvodinia è il dolore vulvare;
  • La vestibulodinia e la vestibolite delineano infiammazione e/o dolore che interessa il vestibolo.

Anatomia: Cos'è e Dove si Trova la Vulva?

La vulva è la regione che circonda l'accesso alla vagina e coincide con i genitali esterni femminili.

Più precisamente, quest'organo comprende le seguenti strutture:

  • Monte del pube: rilievo di cute e di sottostante tessuto adiposo localizzato centralmente nella regione pelvica.
  • Grandi e piccole labbra: gruppo di pliche esterne ed interne che circondano l'orifizio esterno della vagina.
  • Vestibolo vaginale: area racchiusa dalle piccole labbra che conduce al meato della vagina e dell'uretra.
  • Clitoride: piccolo organo erettile situato di fronte al vestibolo.
  • Ghiandole di Bartolini: coppia di piccole ghiandole che secernono un fluido lubrificante che facilita la penetrazione del pene nella vagina durante i rapporti sessuali.

Nel complesso vulvare si trovano, inoltre, l'imene e l'orifizio esterno dell'uretra.

Cause della Vulvodinia

La vulvodinia riconosce un'eziologia complessa e multifattoriale, non ancora ben compresa nella progressione fisiopatologica: spesso, le numerose cause interagiscono fra di loro, soprattutto quando il disturbo persiste nel tempo e non viene adeguatamente trattato.

Perché viene la Vulvodinia?

All'origine del dolore vulvare cronico vi è spesso un'iperattività dei mastociti, cellule del sistema immunitario che inducono uno stato infiammatorio prolungato.

Al disturbo possono concorrere anche:

  • Ipercontrattilità della muscolatura che circonda la zona vulvare e perianale;
  • Iperstimolazione delle terminazioni nervose deputate alla percezione del dolore;
  • Infezioni vaginali e vescicali croniche o recidivanti;
  • Lesioni del nervo pudendo dovute al parto o a traumi.

Iperstimolazione del sistema del dolore

L'eccessiva sensibilità agli stimoli algici correlata alla vulvodinia riconosce cause periferiche (per la proliferazione delle terminazioni nervose) o centrali (secondarie all'abbassamento della soglia del dolore). Ciò si traduce in iperalgesia (risposta dolorosa amplificata e/o esageratamente prolungata ad un modesto stimolo doloroso) e/o allodinia (cioè l'evocazione di dolore da parte di uno stimolo comunemente non dolorifico o, addirittura, non esistente).

Ipertono del pavimento pelvico

La vulvodinia può essere favorita da una reazione difensiva della zona vaginale che provoca uno spasmo muscolare permanente.

Il restringimento riflesso della vagina può essere pregressa alla vulvodinia (come succede nei casi di vaginismo) o può essere determinata dalla dispareunia che la donna prova durante un rapporto sessuale di qualsiasi causa. Questa contrazione può diventare essa stessa motivo di dolore.

Iperattività del mastocita

La vulvodinia può essere indotta dall'iperattivazione di alcune cellule deputate normalmente alla difesa (mastociti); questa reazione è causata da un'esposizione prolungata e/o elevata ad un fattore infettivo o irritativo, responsabile di una risposta immunitaria locale eccessiva.

I mastociti non producono solamente le sostanze flogistiche responsabili di eritema ed irritazione, ma sono responsabili anche dell'attivazione del nerve growth factor (NGF, fattore di crescita nervoso) che promuove la proliferazione delle terminazioni deputate alla percezione del dolore.

L'iperattivazione mastocitaria può essere favorita da:

  • Infiammazioni ripetute da agenti infettivi, come la Candida, la Gardnerella o l'Escherichia coli (proveniente dall'intestino);
  • Microtraumi della vulva dovuti a rapporti sessuali in condizioni di scarsa o assente lubrificazione. A sua volta, la secchezza può dipendere da uno scarso desiderio o da una ridotta eccitazione, dalla carenza di estrogeni o dal dolore durante la penetrazione;
  • Stili di vita inappropriati, come l'uso di saponi aggressivi nelle zone intime e l'abitudine ad indossare abiti aderenti realizzati con tessuti sintetici, che possono amplificare l'infiammazione locale.

Fattori predisponenti e/o aggravanti

La vulvodinia può essere aggravata dalla contemporanea presenza di disturbi urinari e ginecologici, specialmente di tipo infiammatorio (es. cistiti ricorrenti), che possono accompagnarsi all'ipertono muscolare.

Tra i fattori che aggravano o mantengono le manifestazioni tipiche della vulvodinia rientrano anche:

  • Microtraumi associati alla secchezza vaginale;
  • Uso di prodotti per l'igiene non appropriati;
  • Disordini immunitari (allergie, lichen scleroso, eczema ecc.);
  • Neuropatie;
  • Fattori psicosessuali o relazionali.

Classificazione

Data la complessità del fenomeno, la vulvodinia viene generalmente classificata in base alla caratterizzazione dei sintomi ed in base alla localizzazione del disturbo.
Focalizzando l'attenzione sulla sintomatologia, si parla di:

  • Vulvodinia provocata, quando i sintomi avvertiti sono dovuti a penetrazione vaginale, sfregamento oppure anche al solo contatto.
  • Vulvodinia spontanea, quando la donna avverte costantemente dolore o fastidio, anche in assenza di stimolazione.

In base alla localizzazione del dolore, si distingue:

  • Vulvodinia generalizzata: il disturbo interessa l'area vulvare, il perineo e la zona perianal);
  • Vulvodinia localizzata: il target del dolore può essere è percettibile solo in precise zone, come vestibolo (vestibulodinia) e/o clitoride (clitoridodinia).

Possono esistere anche forme miste di vulvodinia, in cui si accompagnano più sintomi.

La vulvodinia disestetica o essenziale rappresenta la forma più frequente di vulvodinia nel periodo post menopausa, accompagnata da un dolore che si estende al retto ed alla zona uretrale, oltre che vulvare.

Sintomi

Sintomi Vulvodinia: Come si Manifesta?

I sintomi principali della vulvodinia sono tre:

  • Ipersensibilizzazione del tessuto vestibolare: correla al dolore spontaneo e/o fastidio al contatto del vestibolo vaginale;
  • Manifestazione eritematosa a livello vulvare e/o vestibolare: il rossore può essere di grado variabile, ma è sempre localizzato in punti vestibolari molto specifici. All'osservazione con uno specchio, è possibile notare un eritema più intenso a livello dei tessuti nella regione della vulva dalla base del clitoride al bordo mediale delle labbra, fino all'ingresso della vagina;
  • Dolore durante rapporti sessuali: nella vulvodinia, la pressione introitale, la penetrazione dell'orifizio vaginale ed il contenimento del pene durante il coito provoca, in genere, una dispaurenia immediata; in genere, il dolore si interrompe quando il movimento penieno del partner sessuale si ferma e riprende con la prosecuzione del coito.

A questa sintomatologia, sono talvolta associati anche altri segni che completano la sindrome:

  • Bruciore;
  • Sensazione di abrasione/irritazione;
  • Sensazione tipica di "punture di spillo";
  • Secchezza;
  • Gonfiore della vulva.

Nella vulvodinia, NON è presente prurito.

Le manifestazioni cliniche possono essere esacerbate da tutte quelle situazioni che esercitano una pressione sull'area vulvare, come andare in bicicletta o inserire un tampone vaginale. Se non viene diagnosticata in tempo e trattata adeguatamente, il dolore vulvare spontaneo o provocato diventa persistente e si mantiene cronicizzando. In tal caso, la problematica persiste anche indipendentemente dal rapporto sessuale o da altri fattori scatenanti, e può diventare invalidante a livello di vita quotidiana.

Disturbi associati alla Vulvodinia

La vulvodinia può associarsi a:

In ambito sessuale, dalla dispareunia che si manifesta nella vulvodinia possono dipendere:

  • Perdita di desiderio;
  • Secchezza vaginale;
  • Difficoltà orgasmiche;
  • Insoddisfazione sessuale.

Diagnosi

Vulvodinia: Esami per la Diagnosi

La vulvodinia viene diagnosticata sulla base della sintomatologia emersa durante la raccolta dei dati anamnestici e della visita ginecologica.

L'ispezione della vulva (vulvoscopia) deve escludere le anomalie che causano dolore, come ad esempio quelle responsabili di dispareunia, tra cui vaginite atrofica, lichen scleroso, distrofie vulvari, malformazioni congenite, herpes genitale e restringimento introitale post-chirurgico.

La diagnosi di vulvodinia è confermata dall'aumento della sensibilità alla pressione sulla vulva e dalla positività al test per l'allodinia (o swab test). Quest'ultimo prevede il contatto di un cotton-fioc in alcuni punti precisi della zona vestibolare: la donna affetta da vulvodinia reagisce in modo esagerato, lamentando una fastidiosa sensazione di dolore. Lo swab test consente, quindi, di delineare le aree in cui le sensazioni sgradevoli risultano più intense o violentemente dolorose.

Anche la quantificazione dell'intensità del dolore percepita, associata alla localizzazione dello stesso (mappatura del dolore), sono due importanti fattori diagnostici utili per identificare i sintomi che accompagnano la vulvodinia: a tal proposito, alle donne è richiesto di valutare, tramite un test cartaceo, alcuni parametri che saranno d'aiuto al medico per la scelta della terapia più appropriata per la paziente.

L'elettromiografia può essere utilizzata allo scopo di verificare la reattività (eccessiva) del muscolo elevatore.

Vulvodinia: Differenze con il Vaginismo

Il vaginismo provoca un dolore simile con la pressione introitale ed il movimento del pene del partner sessuale. Tuttavia, a differenza della vulvodia, non c'è allodinia. Inoltre, il dolore dovuto al vaginismo continua anche dopo l'interruzione del movimento penieno, ma può progressivamente diminuire durante il rapporto sessuale.

Il dolore dev'essere interpretato e tradotto in tutte le sue sfaccettature, anche in quelle più nascoste: "parafrasando" i sintomi, il medico deve intuire il problema della donna e indirizzarla verso il trattamento a lei più opportuno.

Trattamento e Rimedi

Come curare la Vulvodinia

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Il trattamento della vulvodinia può prevedere diversi approcci che consentono di rendere le sensazioni dolorose meni frequenti ed invalidanti. La combinazione terapeutica più efficace viene sempre personalizzata dal medico in base ai fattori predisponenti, alla gravità ed alla durata dei sintomi. Con l'instaurazione di un protocollo terapeutico mirato e completo è possibile guarire nel giro di alcuni mesi.

Farmaci per la Vulvodinia

La modulazione del dolore è possibile applicando sulla regione vulvare, con un leggero massaggio, dei farmaci topici, come la lidocaina (anestetico locale) o il sodio cromoglicato (stabilizza le membrane dei globuli bianchi, comprese quelle dei mastociti, interrompendo l'infiammazione neurogena alla base della problematica). All'inizio del trattamento, la supervisione di un medico e l'utilizzo di uno specchio possono rivelarsi molto utili.

La terapia farmacologica può prevedere anche l'impiego di analgesici specifici, come l'amiptriptilina o il gabapentin. Talvolta, per interrompere i circuiti del dolore cronico, viene indicata l'assunzione di farmaci sistemici (es. antidepressivi triciclici, anticonvulsivanti ecc.).

Psicoterapia

Alcune donne con vulvodinia possono trarre giovamento anche da interventi psicologici, comprese la psicoterapia cognitivo-comportamentale e la terapia sessuologica per ritrovare il piacere dell'intimità. Attualmente, le misure utilizzate comprendono anche la gestione dello stress e le reazioni emotive ai fastidi connessi al problema, come nella gestione delle sindromi da dolore cronico.

Riabilitazione del pavimento pelvico

Le donne con ipertonia dei muscoli vaginali possono trarre beneficio dalla fisioterapia (allenamento del pavimento pelvico) e dal biofeedback elettromiografico della muscolatura pelvica (tecnica di auto-rilassamento che insegna a controllare meglio le contrazioni dei muscoli e, dunque, il dolore che provocano).

Chirurgia e altri interventi

In qualche caso, sono indicati degli interventi chirurgici per rimuovere le terminazioni nervose proliferate su imene, margine prossimale della vagina inferiore e parte più interna delle piccole labbra. Tuttavia, il dolore può ripresentarsi quando i nervi si rigenerano.

Un trattamento sperimentale prevede l'iniezione locale di tossina botulinica di tipo A per il blocco antalgico delle terminazioni nervose iperattive ed inibisce temporaneamente la contrazione muscolare locale, portando un rilassamento benefico per un periodo anche sino a sei mesi.

Dieta e Norme comportamentali

Per alleviare le manifestazioni associate al disturbo, è indicato evitare le sostanze irritanti (es. saponi aggressivi per l'igiene intima) ed intervenire sugli stili di vita inappropriati.

Pertanto, accanto agli approcci terapeutici diretti alla gestione della vulvodinia è opportuno anche:

  • Prevenire le infezione osservando una corretta igiene intima: l'igiene intima quotidiana e post-coitale deve essere accurata, ma non eccessiva, in quanto potrebbe alterare le naturali difese immunitarie dei genitali esterni;
  • Utilizzare prodotti a pH delicato: non utilizzare detergenti eccessivamente alcalini o ricchi di coloranti per l'igiene intima;
  • Evitare l'applicazione di deodoranti spray, salviette intime profumate e creme depilatorie sulla vulva;
  • Limitare l'uso di salvaslip occlusivi ed antitraspiranti, assorbenti interni e biancheria intima sintetica per prevenire le variazioni ambientali vulvari e vaginali;
  • Bere molta acqua e curare l'alimentazione favorendo probiotici, cibi poveri di zuccheri e senza lieviti.

Autore

Giulia Bertelli
Laureata in Biotecnologie Medico-Farmaceutiche, ha prestato attività lavorativa in qualità di Addetto alla Ricerca e Sviluppo in aziende di Integratori Alimentari e Alimenti Dietetici