Varianti SARS-CoV-2: quali varianti nell'estate 2024?

Varianti SARS-CoV-2: quali varianti nell'estate 2024?
Ultima modifica 22.07.2024
INDICE
  1. SARS-CoV-2 e COVID-19: com'è la situazione oggi?
  2. Classificazione varianti Covid
  3. Varianti di Preoccupazione - VOC
  4. Varianti di Interesse - VOI
  5. Varianti sotto Monitoraggio - VUM
  6. Classificazione varianti secondo l'ECDC
  7. Sintomi delle varianti
  8. Farmaci e vaccini
  9. Individuazione delle varianti
  10. Come proteggersi dalle varianti?

Le fonti consultate per la stesura di questo articolo sono i siti ufficiali del Ministero della Salute, dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), dell'Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) e dell'ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control).

SARS-CoV-2 e COVID-19: com'è la situazione oggi?

Ad oggi, ci troviamo in una situazione in cui è necessario convivere con SARS-CoV-2, virus responsabile della COVID-19, ma senza abbassare la guardia. Per questo, le varianti, vecchie e nuove, vengono costantemente tenute sotto controllo.

In Italia, a metà estate 2024, si sta registrando un aumento del tasso di positività e dei casi di infezioni da SARS-CoV-2 e di COVID. Sebbene la situazione sia ancora sotto controllo e non ci sia da allarmarsi, le esperienze vissute in questi anni ci suggeriscono di non sottovalutare la situazione e di tenerla monitorata costantemente.

A circolare oggi sono sottovarianti di SARS-CoV-2, con una prevalenza di JN.1 e dei suoi sottolignaggi, fra cui ritroviamo il tanto discusso KP.3 e KP.3.1.1.

Per approfondire: COVID estate 2024: varianti, sintomi e cosa aspettarsi?

Approfondimento: varianti COVID o varianti di SARS-CoV-2?

Analogamente a qualsiasi altro virus, anche SARS-CoV-2 presenta una tendenza alla mutazione dando origine a varianti diverse.

In molte occasioni si legge o si sente parlare di "varianti COVID"; tuttavia, è bene precisare che tale dicitura non è corretta. Questo perché è il virus - in questo caso SARS-CoV-2 o nuovo Coronavirus, che dir si voglia - a mutare, quindi a generare varianti man mano che si diffonde e si replica. La COVID (Coronavirus Disease), invece, è la malattia che l'infezione virale è in grado di scatenare e qualsiasi variante può causarla.

Pertanto, è più corretto parlare di "varianti di SARS-CoV-2", piuttosto di "varianti COVID", benché ormai si tratti di una dicitura entrata a far parte del linguaggio comune.

Cosa significa che il virus muta? Come si formano le varianti di SARS-CoV-2?

Nei virus la mutazione del genoma è un fenomeno da considerarsi normale, soprattutto per quelli ad RNA quale è il SARS-CoV-2.

Una variante di un virus si genera quando questo, moltiplicandosi all'interno delle cellule dell'ospite, subisce una o più modificazioni - definite, per l'appunto, mutazioni - all'interno del suo genoma (o patrimonio genetico), rendendolo in questo modo differente rispetto al virus originario.

Mutazioni di SARS-CoV-2 sono state osservate fin dalle primissime fasi della pandemia. Tuttavia, mentre alcune di esse non hanno un impatto diretto e significativo beneficio per il virus, altre possono conferirgli caratteristiche che ne possono migliorare la sopravvivenza, come, ad esempio, una maggiore trasmissibilità, una maggiore patogenicità con induzione di una forma di malattia più severa (COVID-19 nel caso specifico di SARS-CoV-2) o la possibilità di "aggirare" l'immunità acquista dall'individuo in seguito ad un'infezione naturale o ad eventuali vaccini. Nel momento in cui il virus si "arricchisce" di queste caratteristiche si ha che fare con varianti che generano preoccupazione.

Classificazione varianti Covid

Le varianti di SARS-CoV-2 che suscitano le preoccupazioni maggiori sono caratterizzate da differenti mutazioni, fra cui mutazioni della proteina nota come "Spike", ovvero quella proteina virale che consente allo stesso virus di "agganciarsi" alle cellule dell'organismo ospite.

Le varianti sono inserite all'interno di diversi gruppi in funzione delle loro caratteristiche e del grado di preoccupazione suscitato. A questo proposito, è possibile distinguere:

  • Varianti di preoccupazione (VOC) attualmente circolanti;
  • Varianti di interesse (VOI) attualmente circolanti;
  • Varianti sotto monitoraggio (VUM) attualmente circolanti.

NOTA BENE

Nei capitoli successivi verranno riportate le varianti di preoccupazione, di interesse e sotto monitoraggio secondo la classificazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS o WHO - World Health Organization).

Tale classificazione potrebbe differire da quella del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC - European Centre for Disease Prevention and Control). Alla classificazione dell'ECDC sarà dedicato un breve capitolo a parte.

Varianti di Preoccupazione - VOC

Le varianti di preoccupazione o VOC (dall'inglese Variants of Concern) sono varianti che soddisfano la definizione di variante di interesse e che, attraverso una valutazione dell'OMS, soddisfano almeno uno dei seguenti criteri rispetto alle altre varianti:

  • Presenza di cambiamenti che determinano un peggioramento della gravità clinica della malattia;
  • Capacità di determinare un cambiamento dell'epidemiologia di COVID-19 con conseguente impatto sostanziale sulla capacità dei sistemi sanitari di fornire assistenza ai pazienti con COVID-19 o con altre malattie, richiedendo, pertanto, importanti interventi di sanità pubblica;
  • Capacità di determinare una riduzione significativa dell'efficacia dei vaccini disponibili nella protezione contro malattie gravi.

Le varianti Alpha, Beta, Gamma, Delta e Omicron B.1.1.529 sono state declassate a VOC circolanti in precedenza.

Varianti di Interesse - VOI

Le varianti di interesse o VOI (dall'inglese Variants of Interest) sono varianti di SARS-CoV-2 che:

  • Presentano cambiamenti genetici che sono noti per avere, o per i quali si prevede, la capacità di influenzare le caratteristiche del virus, come ad esempio trasmissibilità, virulenza, fuga immunitaria, suscettibilità alla terapia, ecc.

e che

  • Presentano un vantaggio di crescita rispetto ad altre varianti circolanti in più di una regione dell'OMS con una prevalenza relativa crescente, in associazione ad un numero crescente di casi nel tempo, o presentano altri apparenti impatti epidemiologici che suggeriscono un rischio emergente per la salute pubblica globale.

Secondo la classificazione dell'OMS, rientrano in questo gruppo:

  • La variante BA.2.86 (anche nota come variante Pirola);
  • La variante JN.1 (arrivata in Italia nel mese di dicembre 2023).

Varianti sotto Monitoraggio - VUM

Le varianti sottoposte a monitoraggio o a controllo (VUM - dall'inglese Variants Under Monitoring) sono varianti di SARS-CoV-2 che presentano cambiamenti genetici che si sospetta possano influire sulle caratteristiche del virus e sul vantaggio di crescita rispetto ad altre varianti circolanti, ma per le quali le prove a riguardo sono ancora deboli e l'evidenza dell'impatto fenotipico o epidemiologico rimane poco chiaro, richiedendo quindi un monitoraggio e una rivalutazione in attesa di nuove prove.

Attualmente, in questo gruppo sono comprese diverse sottovarianti di Omicron e, più precisamente, lignaggi discendenti di JN.1, quali:

  • JN.1.7;
  • KP.2;
  • KP.3;
  • KP.3.1.1;
  • JN.1.18;
  • LB.1.
Può interessarti: Covid nuova variante KP.3 e variante KP.2: cosa sappiamo?

Classificazione varianti secondo l'ECDC

Anche l'ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control - Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) ha una propria classificazione delle varianti di SARS-CoV-2, strutturalmente simile a quella dell'OMS. Vediamola più nel dettaglio.

Varianti di Preoccupazione (VOC)

Si tratta di varianti per le quali sono disponibili prove evidenti che indicano un impatto significativo su trasmissibilità, gravità e/o immunità che, a sua volta, potrebbe avere un impatto sulla situazione epidemiologica nell'Unione Europea e nello Spazio Economico Europeo (UE/SEE).

A partire dal 3 marzo 2023, l'ECDC ha declassato BA.2 (Omicron 2), BA.4 (Omicron 4) e BA.5 (Omicron 5) dal suo elenco di varianti preoccupanti di SARS-CoV-2 (VOC), in quanto questi lignaggi parentali non circolano più. Anche diverse altre sottovarianti sono state declassate per lo stesso motivo.

Varianti di Interesse (VOI)

Per queste varianti vi è la disponibilità di prove su proprietà genomiche, prove epidemiologiche o prove in vitro che potrebbero implicare un impatto significativo su trasmissibilità, gravità della malattia indotta e/o immunità, con un impatto realistico sulla situazione epidemiologica nell'UE/SEE. Tuttavia, tali prove sono ancora preliminari o sono incerte.

Secondo la classificazione dell'ECDC, appartengono a questo gruppo le seguenti sottovarianti di Omicron:

  • BA.2.86 (variante Priola), inclusi svariati sotto lignaggi (Come ad esempio, BA.2.86.4, JN.1, KP.1.2, KP.4.2, ecc.).

Varianti sotto Monitoraggio (VUM)

In questo caso, si tratta di varianti di SARS-CoV-2 individuate nel corso degli screening o sulla base di evidenze scientifiche preliminari. Vi sono alcune indicazioni per le quali si ritiene che queste varianti possano influenzare le caratteristiche del virus, rendendole simili ad alcune VOC, e comportando rischi e conseguenze, ma le prove a riguardo sono deboli o non sono ancora state valutate dall'ECDC.

Le varianti qui presenti devono essere presenti in almeno un focolaio rilevato in una comunità all'interno dell'UE/SEE, oppure devono esserci prove che vi sia una trasmissione comunitaria della variante in altre parti del mondo.

Secondo la classificazione dell'ECDC, all'ultimo aggiornamento risalente al 28 giugno 2024 risultano essere varianti sotto monitoraggio le varianti con mutazioni aggiuntive di Omicron BA.2.86 che includono lignaggi discendenti come KP.2.

Sintomi delle varianti

Come si presentano le malattie causate dalle varianti di SARS-COV-2?

Al momento sembra che i sintomi indotti dalle nuove varianti di SARS-CoV-2 circolanti in questo autunno 2023 siano simili a quelli delle varianti precedentemente circolanti. Fra questi ricordiamo:

Farmaci e vaccini

I farmaci e i vaccini disponibili sono efficaci contro le varianti?

I vaccini sono e restano efficaci nel prevenire la COVID-19 in forma grave e le conseguenze, anche molto severe, che possono scaturire dalla contrazione della malattia, anche quando indotta dalle varianti, benché alcune di esse possano presentare mutazioni capaci di diminuirne, almeno in parte, l'efficacia.

Le aziende produttrici di vaccini si sono mosse in modo tale da offrire dapprima nuovi vaccini specifici contro Omicron e contro le sue sottovarianti BA.4 e BA.5, oltre che contro il ceppo originario di SARS-CoV-2, per poi arrivare ai nuovi vaccini approvati proprio a settembre 2023 specifici contro le sottovarianti più recenti e, nel dettaglio, contro la XBB.1.5. (variante Kraken).

Per quanto riguarda i farmaci finora adottati nel trattamento della COVID-19 indotta da SARS-CoV-2, vi sono alcuni dati che indicano una riduzione dell'efficacia di alcuni anticorpi monoclonali. Ad ogni modo, studi e osservazioni in merito sono in corso e la situazione è in evoluzione.

Per approfondire: Farmaci COVID-19: quali sono? Come si Cura la COVID?

Individuazione delle varianti

Le varianti possono essere diagnosticate tramite i test attualmente impiegati?

Stando alle informazioni finora disponibili, sembra che i test diagnostici attualmente in uso funzionino correttamente anche nella rilevazione delle varianti, anche se sono stati sollevati alcuni dubbi circa l'efficacia dei test rapidi nell'individuazione delle sottovarianti più recenti (rischio di falsi negativi).

Come si legge sul sito ufficiale dell'Istituto Superiore di Sanità "il Ministero della Salute raccomanda l'uso di test molecolari non esclusivamente basati sul gene S. Si può ricorrere ai test antigenici, ma per le eventuali conferme sono necessari  i test antigenici non rapidi (di laboratorio) o quelli rapidi con lettura in fluorescenza (cioè letti con apposite apparecchiature), che garantiscano alta specificità e sensibilità".

Per approfondire:

Naturalmente, i test diagnostici non sono in grado di determinare quale variante ha colpito il paziente. Per conoscerla è necessario eseguire un test specifico noto come "sequenziamento", grazie al quale è possibile determinare l'esatto genoma del virus. Questo tipo di test, altamente specialistico, viene effettuato solo in appositi centri specializzati.

Come proteggersi dalle varianti?

Come riportato dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS), al momento le misure per prevenire l'infezione rimangono invariate da quelle finora in uso. Pertanto, utilizzo delle mascherine, distanziamento sociale e igiene delle mani devono continuare ad essere rigorosamente adottate e rispettate in qualsiasi circostanza.

Naturalmente, è fondamentale rispettare anche tutte le indicazioni e le restrizioni imposte dalle normative attualmente in vigore.

Autore

Dott.ssa Ilaria Randi

Dott.ssa Ilaria Randi

Chimica e Tecnologa Farmaceutica
Laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, ha sostenuto e superato l’Esame di Stato per l’Abilitazione alla Professione di Farmacista