Piante Carnivore di I.Randi

Generalità

Le piante carnivore sono piante capaci di attirare, intrappolare e digerire forme di vita animali.

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Esistono moltissime specie di piante carnivore che si differenziano l'una dall'altra per l'aspetto, per la modalità con cui catturano le loro prede, per la zona di provenienza e per numerose altre caratteristiche. Tuttavia, quelle maggiormente conosciute sono, probabilmente, le piante carnivore appartenenti al genere Dionaea, al genere Drosera, al genere Sarracenia, al genere Darlingtonia e al genere Pinguicula.

L'interesse per questo tipo di piante non coinvolge solo gli appassionati del genere, ma coinvolge anche diversi ricercatori, intenzionati a studiarne gli interessanti meccanismi di cattura e digestione e a rivelarne le potenziali attività terapeutiche con i conseguenti usi medici.

Cosa sono

Cosa sono le Piante Carnivore?

Come accennato, si definiscono carnivore tutte quelle piante capaci di attirare, intrappolare, uccidere e, conseguentemente, digerire specie animali; in particolare, insetti (mosche, cimici, formiche, zanzare, ecc.), piccoli artropodi o altri piccoli animali (ad esempio, anfibi o piccoli organismi acquatici - non a caso, esistono anche piante carnivore acquatiche). La definizione corretta vuole che, affinché una pianta possa essere chiamata "carnivora", essa debba essere necessariamente in grado di uccidere e digerire la malcapitata preda.

Difatti, in natura esistono diverse piante capaci di attirare e intrappolare gli insetti che, pur tuttavia, vengono rilasciati dopo poco. Un esempio è dato da alcuni tipi di orchidee che intrappolano gli insetti per favorire e incrementare l'impollinazione per poi rilasciarli. Pertanto, esse non possono fregiarsi del nome di piante carnivore, poiché incapaci di uccidere e digerire gli insetti che intrappolano.

Lo sapevi che…

Vista la loro particolare capacità di catturare e "mangiare" piccole forme di vita animali, diverse persone decidono di coltivare le piante carnivore nel proprio giardino nella speranza che queste possano "predare" fastidiosi "ospiti", primi fra tutte le zanzare. Purtroppo, questa speranza viene spesso delusa, poiché le piante carnivore non sono in alcun modo capaci di tenere sotto controllo le popolazioni di insetti o animali di qualsivoglia tipo.

Nutrimento

Di cosa si Nutrono le Piante Carnivore?

Benché sia opinione comune che le piante carnivore si nutrano solo ed esclusivamente di insetti, artropodi o altri piccoli animali, la realtà dei fatti è un'altra. È pur vero che dalle prede animali le piante carnivore ricavano molecole di fondamentale importanza per la loro crescita ma, nonostante ciò, esse sono in grado di sopravvivere anche in assenza di specie animali da digerire mettendo in pratica meccanismi nutritivi analoghi a quelli delle piante non carnivore. Difatti, quello che spesso si tende a dimenticare di questi affascinanti vegetali è che, a conti fatti, rimangono sempre e "solo" piante, nonostante la loro peculiare e unica caratteristica di nutrirsi anche di alcune specie animali.

Cattura e Digestione

Piante Carnivore e Cattura delle Prede Animali

Per poter catturare una preda, le piante carnivore devono essere innanzitutto in grado di attirare a sé il malcapitato insetto, artropodo o piccolo animale che sia. Per fare ciò, questi vegetali possono servirsi di diversi "stratagemmi", come stimoli visivi (le trappole delle piante carnivore possono presentare chiazze colorate) oppure attraverso stimoli olfattivi (alcune piante carnivore sono capaci di produrre profumi dolci in grado di attirare gli insetti). Una volta che la preda animale è stata attirata verso la pianta, i micidiali meccanismi d'intrappolamento delle piante carnivore ne impediscono la fuga, condannandola a morte certa.

Tipi di Trappole e Meccanismi d'Intrappolamento

I meccanismi d'intrappolamento posseduti dalle piante carnivore sono diversi, tutti ugualmente efficaci e letali. Ad esempio, alcune di esse sono dotate di peli ricurvi verso il basso che consentono all'insetto di entrare nella trappola rendendone tuttavia difficile, se non impossibile, l'uscita; altre piante, invece, presentano una superficie viscosa e/o appiccicosa che impedisce la fuga della malcapitata preda.

Ad ogni modo, i diversi tipi di trappole di cui questi vegetali sono dotati possono essere così raggruppati:

  • Trappole adesive: le piante carnivore dotate di questo tipo di trappole secernono una sostanza mucillaginosa e collosa che impedisce la fuga ai piccoli animali che vi entrano in contatto.
  • Trappole ad ascidio: le piante carnivore che sfruttano questo tipo di trappola possiedono particolari foglie "chiuse" la cui forma ricorda quella di una caraffa all'interno della quale sono presenti enzimi digestivi e/o batteri.
  • Trappole a tagliola o "a scatto": si tratta di trappole costituite da foglie che - non appena avvertono la presenza di una potenziale preda - si chiudono a scatto grazie a complessi meccanismi cellulari.
  • Trappole a nassa: le piante carnivore dotate di queste trappole possiedono peli che spingono la malcapitata preda verso l'apparato digestivo.
  • Trappole ad aspirazione: sono trappole in grado di risucchiare la preda all'interno di una particolare vescicola - definita "utricolo" - dove si crea un vuoto di pressione.

Come avviene la Digestione delle Prede nelle Piante Carnivore?

La digestione avviene per mezzo di appositi fluidi digestivi ricchi di enzimi (proteasi, fosfatasi, ribonucleasi, ecc.) che possono essere prodotti in maniera autonoma dalla pianta, oppure da batteri presenti nell'organo digestivo.

Alcune specie di piante carnivore, invece - come ad esempio la Sarracenia purpurea (pianta carnivora dotata di trappola ad ascidio) - sfruttano l'azione sia dei propri enzimi digestivi, sia l'azione di enzimi digestivi di natura batterica.

Grazie alla digestione delle prede, le piante carnivore sono capaci di assorbire sostanze nutritive importanti per la loro crescita, fra cui amminoacidi e azoto.

Lo sapevi che…

Alcune piante carnivore, per poter assorbire i nutrienti presenti nelle loro prede, si affidano al supporto di altri insetti o addirittura degli uccelli (quest'ultimo caso vale soprattutto per piante carnivore tipicamente tropicali - come quelle appartenenti al genere Nepenthes - in grado di raggiungere dimensioni considerevoli.

Per quanto riguarda gli insetti che contribuiscono al fabbisogno nutritivo delle piante carnivore, ne esistono specie in grado di vivere su di esse pur senza esserne catturati. Tali insetti si cibano dei cadaveri delle prede catturate dalle piante carnivore e, dopo il pasto, depongono i loro escrementi sulle loro foglie. Solo a questo punto le piante carnivore saranno in grado di assorbire, dagli escrementi degli insetti che le popolano, le sostanze nutritive di cui necessitano.

Usi Medici

Potenziali Utilizzi Medico-farmaceutici delle Piante Carnivore

Le affascinanti modalità di "caccia", nutrizione e sopravvivenza delle piante carnivore hanno spinto numerosi ricercatori a indagarne più a fondo le proprietà e la composizione chimica, sia per comprenderne meccanismi e caratteristiche, sia per individuare nuove potenziali molecole ad uso farmacologico. I dati ottenuti non hanno certo deluso le attese: analizzando diverse piante carnivore, infatti, sono state identificate numerose interessanti molecole che potrebbero potenzialmente essere impiegate in ambito terapeutico.

In particolare, di seguito si analizzeranno i potenziali utilizzi medico-farmaceutici delle piante carnivore appartenenti al genere Drosera specie rotundifolia, ramentacea, mdagascariensis e peltata, al genere Sarracenia specie purpurea e al genere Dionaea specie muscipula.

Drosera

Le piante carnivore del genere Drosera sono dotate di trappole adesive.

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A questo tipo di piante carnivore - e, in particolare, alle specie rotundifolia, ramentacea, mdagascariensis e peltata - vengono ascritte proprietà antisettiche, antinfiammatorie, secretolitiche, bronco-spasmolitiche e antitussive. Nel dettaglio, tali proprietà sono imputabili ai derivati naftochinonici tipicamente contenuti in questo genere di piante.

Più precisamente, i principali responsabili delle suddette attività sembrano essere l'1,4-naftochinone e la plumbagina.

Studi condotti in vitro sulla plumbagina hanno dimostrato che essa è in grado di esercitare un'azione antinfiammatoria attraverso l'inibizione della sintesi di prostaglandine; mentre esperimenti condotti in vivo, hanno dimostrato che la molecola è capace di esercitare attività antimicrobiche e perfino citostatiche.

Alla luce di quanto finora detto, pertanto, non sorprende che la Commissione E Tedesca abbia approvato l'uso di Drosera ramentacea e suoi derivati contro tosse e bronchiti.

Usi in Medicina Popolare

Nella medicina popolare, le piante carnivore appartenenti al genere Drosera trovano impiego come rimedi naturali contro l'asma e addirittura contro le verruche.

Sarracenia purpurea

La Sarracenia purpurea appartiene al gruppo delle piante carnivore con meccanismi di'intrappolamento ad ascidio.

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La sua composizione chimica si caratterizza soprattutto per la presenza di alcaloidi piperidinici, fra cui spicca la sarracenina. Alla S. purpurea vengono attribuite proprietà stomachiche e diuretiche cui si associa un effetto lassativo.

Usi in Medicina Popolare

La S. Purpurea veniva utilizzata dalla medicina popolare come rimedio contro i disturbi digestivi e la costipazione e contro i disturbi delle vie urinarie. Inoltre, in passato, la medicina popolare utilizzava questa pianta carnivora addirittura come cura contro il vaiolo. I Nativi Americani credevano che S. purpurea non solo potesse salvare le vittime di questa malattia, ma che potesse anche essere utile nel prevenire la formazione delle tipiche cicatrici.

Dionaea muscipula

Anche nota con il caratteristico nome di "Venere acchiappamosche" (dall'inglese Venus flytrap), la Dionaea muscipula appartiene al gruppo delle piante carnivore dotate di trappola a scatto.

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La composizione chimica di questa pianta carnivora si caratterizza per la presenza di naftochinoni (fra cui la plumbagina), flavonoidi ed acidi fenolici. Alla D. muscipula vengono ascritte proprietà antimicrobiche, immunostimolanti e, addirittura, antineoplastiche. Nel dettaglio, un interessante studio condotto in merito ha dimostrato che D. muscipula contiene numerosi composti in grado di esercitare potenziali attività preventive e terapeutiche nei confronti di alcuni tipi di tumori, quali ad esempio i linfomi Hodgkin e non Hodgkin, il cancro al colon, il cancro alla prostata e il cancro al seno. A suscitare molto interesse, fra tutti i composti individuati, è la plumbagina che - come precedentemente accennato - ha dimostrato di possedere proprietà citostatiche.

Ad ogni modo, nonostante i risultati incoraggianti, la strada per la creazione di nuovi farmaci antitumorali a partire dai composti presenti nelle piante carnivore sembra essere ancora piuttosto incerta.

Nota Bene

L'utilizzo delle piante carnivore nella medicina moderna per il trattamento di qualsivoglia disturbo non è stato approvato ufficialmente. Nonostante ciò, è possibile reperire prodotti erboristici, fitoterapici e omeopatici che annoverano nella loro composizione parti o estratti di piante carnivore.

Pericolosità

Le Piante Carnivore sono Pericolose per l'Uomo?

Il contatto con le piante carnivore, generalmente, non rappresenta un pericolo per l'uomo poiché i loro fluidi digestivi possiedono un'acidità piuttosto debole che, normalmente, non arreca alcun danno alla cute umana. Chiaramente, il discorso cambia qualora siano presenti allergie - note o non note - ad una qualsiasi delle molecole contenute all'interno degli stessi fluidi o della pianta.

In qualsiasi caso, dal momento che esistono moltissime specie di piante carnivore, prima di maneggiarle e tentare di coltivarle, sarebbe bene informarsi dettagliatamente da esperti del mestiere, se non per la potenziale pericolosità, quanto per accertarsi di maneggiarle con cognizione di causa e per assicurare loro le cure e le attenzioni dovute.

A scanso di equivoci, si ricorda, inoltre, che le piante carnivore non sono commestibili.

Ilaria Randi

L'autore

Ilaria Randi

Laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, ha sostenuto e superato l’Esame di Stato per l’Abilitazione alla Professione di Farmacista