Marijuana per Uso Terapeutico

Generalità

Il ricorso alla marijuana per uso terapeutico è approvato in Italia già da diversi anni, benché il dibattito in quest'ambito continui a rimanere acceso suscitando opinioni contrastanti.

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In verità, l'impiego della marijuana in campo medico risale ad un passato ben più lontano di quanto si possa immaginare. Basti pensare, infatti, che la prima documentazione in cui si cita la marijuana per uso terapeutico è rappresentata da testi medici cinesi risalenti a ben 3000 anni fa.

Ad ogni modo, alcune delle proprietà terapeutiche tradizionalmente ascritte alla marijuana dalla medicina popolare sono state ampiamente confermate da numerosi studi e prove cliniche, tant'è vero che si è arrivati ad approvarne l'impiego in terapia.

Indicazioni Terapeutiche

Quando si utilizza la Marijuana per Uso Terapeutico?

La marijuana per uso terapeutico (o cannabis a uso medico, che dir si voglia) trova impiego nei seguenti casi:

Nota Bene

In Italia, la marijuana per uso terapeutico può essere prescritta dal medico solo quando i trattamenti convenzionali non danno risultati soddisfacenti o non sono più sufficienti a controllare i sintomi indotti dalle suddette patologie.

Altre Potenziali Indicazioni della Marijuana per Uso Terapeutico

Benché non ufficialmente approvata per indicazioni diverse da quelle sopra elencate, la marijuana per uso terapeutico potrebbe essere utilizzata anche nel trattamento e nel controllo della sintomatologia di altre patologie.

Tumori

Come accennato, la marijuana per uso terapeutico è utile per contrastare la sintomatologia indotta dalle terapie antitumorali. Tuttavia, alcuni studi condotti sia in vitro che in vivo hanno dimostrato che i principi attivi (cannabinoidi) contenuti nella pianta - quando posti in determinate condizioni - sono in grado di inibire la crescita delle cellule tumorali. Nonostante questi risultati incoraggianti, sono comunque necessari ulteriori e più approfonditi studi prima di poter approvare l'uso della marijuana come eventuale trattamento antitumorale. Inoltre, è doveroso precisare che le modalità di assunzione della marijuana per uso terapeutico sono molto diverse rispetto a quelle utilizzate nei suddetti studi. Pertanto, il potenziale potere terapeutico della cannabis in quest'ambito è ancora tutto da valutare.

Disturbi psichiatrici

Alcuni cannabinoidi presenti all'interno della marijuana per uso terapeutico sembrano essere in grado di esercitare un'azione positiva nel trattamento di disturbi psichiatrici come ansia, schizofrenia e disturbo bipolare.

Nel dettaglio, a dimostrare queste potenziali attività terapeutiche è stato il cannabidiolo (o CBD, che dir si voglia), ossia un cannabinoide non psicoattivo. Il THC (o delta-9-tetraidrocannabinolo), invece, non sembrerebbe particolarmente utile in questo senso. Anzi, è stato dimostrato che un consumo elevato di THC predispone all'insorgenza delle suddette patologie psichiatriche.

Per tale ragione, al momento, molte varietà di marijuana per uso terapeutico ad alto contenuto di CBD sono oggetto di svariati studi in quest'ambito.

Crisi epilettiche

Il CBD contenuto nella marijuana per uso terapeutico si è dimostrato efficace anche nel contrastare le crisi epilettiche - riducendone frequenza e gravità - in diversi studi condotti sia su animali che sull'uomo, benché in piccola scala.

Principi Attivi

Principi Attivi della Marijuana per Uso Terapeutico

I principi attivi che giustificano il ricorso alla marijuana per uso terapeutico sono i cosiddetti cannabinoidi. In particolare, l'interesse medico-farmaceutico è rivolto verso il THC o delta-9-tetraidrocannabinolo e verso il cannabidiolo o CBD.

Il THC, infatti, è il principale responsabile delle attività antidolorifiche, antinausea, antiemetiche, rilassanti e stimolanti dell'appetito attribuite alla marijuana; mentre il CBD aumenta le proprietà antidolorifiche di quest'ultimo, prolungandone la durata d'azione e diminuendone al contempo gli effetti collaterali, in particolare quelli a carico del sistema cardiovascolare e dell'apparato respiratorio. Inoltre, il CBD contribuisce alla riduzione della pressione endooculare ed è dotato d'interessanti proprietà anticonvulsive, sedative ed antipsicotiche.

Dal momento che i principi attivi di maggior interesse medico presenti nella cannabis sono THC e CBD, la marijuana per uso terapeutico attualmente commercializzata e approvata deve essere necessariamente standardizzata e titolata in questi due principi attivi.

Vie di Somministrazione

Vie di Assunzione della Marijuana per Uso Terapeutico

La marijuana per uso terapeutico può essere assunta sostanzialmente attraverso due differenti vie di somministrazione: quella orale e quella inalatoria.

Benché il fumo sia il metodo di assunzione maggiormente conosciuto, la marijuana per uso terapeutico può essere assunta anche per via orale in forma di tè facendo bollire le infiorescenze della pianta in acqua; oppure per inalazione dei vapori che si sviluppano in seguito a riscaldamento (non combustione) della pianta ad alta temperatura (vaporizzazione). Il principale vantaggio di quest'ultimo metodo di somministrazione è rappresentato dalla rapida insorgenza degli effetti terapeutici senza i rischi connessi al fumo, quindi i rischi derivanti dall'inalazione di sostanze che si sprigionano in seguito alla combustione della pianta. Purtroppo, però, nonostante in commercio siano disponibili numerosi vaporizzatori creati per questo scopo, solo pochi sono stati sottoposti a rigidi controlli e prove di qualità. Al momento, l'unico vaporizzatore medico approvato (peraltro, solo in Canada e Germania) sembra essere Volcano Medic®.

Effetti Collaterali e Controindicazioni

Effetti Collaterali della Marijuana per Uso Terapeutico

Come qualsiasi altra sostanza, anche la marijuana per uso terapeutico può causare effetti indesiderati e il suo utilizzo può essere controindicato in alcune situazioni.

Fra i principali effetti collaterali che possono manifestarsi in caso di assunzione di marijuana per uso terapeutico, ricordiamo: vertigini, disturbi a carico della mucosa orale (in caso di somministrazione per via orale), reazioni psicotiche e incremento degli enzimi epatici. Da non dimenticare, inoltre, il potenziale d'abuso di cui la marijuana è dotata.

Tuttavia, è doveroso precisare che non tutti i pazienti manifestano questi effetti collaterali, poiché la loro comparsa e l'intensità con cui si manifestano sono influenzate da svariati fattori, quali la via di somministrazione scelta, la posologia, il tipo di disturbo da trattare e la sensibilità del paziente nei confronti della sostanza.

Controindicazioni della Marijuana per Uso Terapeutico

Attualmente, le principali controindicazioni della marijuana per uso terapeutico riguardano le donne in gravidanza e che allattano al seno, i pazienti in età pediatrica e gli adolescenti, i pazienti affetti da patologie psichiatriche, da patologie dell'apparato cardiocircolatorio, da epatiti, da insufficienza epatica e/o da insufficienza renale e i pazienti con una storia pregressa di tossicodipendenza.

Aspetti Legislativi

Legislazione della Marijuana per Uso Terapeutico

In Italia, il ricorso alla marijuana per uso terapeutico è consentito dalla legge dal 2006. Inizialmente, però, la marijuana in questione non poteva essere prodotta in Italia e, per tale ragione, veniva importata dall'Olanda.

Da dicembre 2016, invece, sono entrati in commercio i primi lotti di marijuana per uso terapeutico interamente prodotti in Italia e, più precisamente, nello stabilimento chimico-farmaceutico militare di Firenze. Nel dettaglio, la marijuana per uso terapeutico prodotta qui in Italia si chiama Cannabis FM-2, contiene THC in concentrazioni che variano dal 5% all'8% e CBD in concentrazioni variabili dal 7,5% al 12% ed è nata grazie a un progetto pilota del Ministero della Salute in collaborazione con il Ministero della Difesa.

Naturalmente, la produzione, la preparazione, la distribuzione alle farmacie, la commercializzazione e la dispensazione ai pazienti della marijuana per uso terapeutico sono strettamente regolamentate dalla legge. A questo proposito, ricordiamo che la proposta di legge che disciplina l'uso della marijuana per scopi terapeutici è stata recentemente approvata (2017) dalla Camera dei Deputati. Approvazione che ha smosso non poche critiche e perplessità, poiché in molti ritengono che questa legge possa poi portare ad una futura legalizzazione della sostanza anche per scopi ricreativi.

Nota Bene

L'approvazione della suddetta legge riguarda solo ed esclusivamente la marijuana per uso terapeutico e non prevede in alcun modo la legalizzazione e la liberalizzazione della sostanza.

Più precisamente, il testo di legge fissa una serie di criteri uniformi su tutto il territorio nazionale, al fine di garantire ai pazienti equità di accesso al prodotto. Inoltre, il testo di legge in questione contiene norme che:

  • Promuovono la ricerca scientifica sui possibili impieghi medici della marijuana;
  • Prevedono campagne d'informazione e aggiornamenti periodici dei medici e del personale sanitario impegnato nella terapia del dolore;
  • Sostengono lo sviluppo di tecniche di lavorazione, produzione e trasformazione per semplificare l'assunzione del prodotto.

Modalità di Dispensazione

Come viene Dispensata la Marijuana per Uso Terapeutico?

Come accennato, anche la dispensazione della marijuana per uso terapeutico è severamente regolamentata dalla legge.

Essa, infatti, può essere prescritta dal medico solo ed esclusivamente quando le terapie convenzionali non sono efficaci. La ricetta deve essere di tipo non ripetibile e deve riportare tutti i dati relativi alla preparazione magistrale del farmaco, come dose, posologia, modalità di assunzione e durata del trattamento che non deve essere superiore ai tre mesi.

La marijuana per uso terapeutico, infatti, non è disponibile in  forma di medicinali pronti all'uso preparati industrialmente, ma deve essere preparata dal farmacista - seguendo le Norme di Buona Preparazione - in seguito alla presentazione di apposita ricetta medica magistrale non ripetibile.

Infine, ricordiamo che la marijuana per uso terapeutico prescritta dal medico per impieghi autorizzati dal Ministero della Salute è dispensata a carico del Sistema Sanitario Nazionale.