Fitness: Benessere e Salute di Riccardo Borgacci

Fitness

Fitness: indispensabile per salute e benessere

Fitness, sostantivo inglese derivante da "fit" (adatto), significa: idoneità, capacità, preparazione motoria o stato di forma fisica.

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(fonte: Shutterstock)

Il concetto di fitness nacque in associazione alle idee di bellezza e prestanza fisica ma, progressivamente, si è orientato sempre più verso il benessere e la salute. Ecco che dalla ricerca di un miglioramento prestativo o estetico al quale consegue anche un incremento del benessere, la pratica del fitness ha iniziato ad avere il significato opposto, finalizzandosi alla ricerca dello stato di salute al quale si accoda un miglioramento della funzionalità corporea e dell'estetica. L'evoluzione del fitness termina quindi con il consolidamento della nozione di wellness, una vera e propria filosofia di vita completamente incentrata sulla ricerca di benessere psicofisico, efficacia, efficienza e pieno stato di salute.

Fitness e wellness rimangono tuttavia leggermente differenziati uno dall'altro. Il primo veste oggi i panni di una vera e propria terapia motoria, preventiva e in certi casi riabilitativa, nei confronti di sovrappeso, patologie metaboliche, malattie articolari, osteoporosi ecc. Il secondo invece, ha un ruolo altamente curativo soprattutto verso la riduzione dello stress, fisico ma soprattutto mentale. Diciamo che il fitness offre soprattutto soluzioni motorie – ad esempio spinning, TRX, crossfit, functional training, boot camp, acquagym, walking ecc – mentre il wellness si concentra anche sull'organizzazione e sulla gestione delle abitudini di vita – pilates e yoga, per esempio, sono più pertinenti al wellness.

Di seguito tratteremo il fitness come se comprendesse anche il wellness, nonostante, come abbiamo detto, potrebbe essere inquadrato in una branca a sé stante. In quest'articolo parleremo, nel dettaglio, della ricerca del benessere psicofisico e dello stato di salute, con una visione più ampia del significato, sviscerando aspetti che, generalmente, vengono totalmente ignorati in questo tipo di analisi.

Vedremo che il concetto di benessere può avere interpretazioni completamente differenti e che totalmente diverse sono le metodologie usate per ottenerlo; se da un lato l'aumento del benessere "dovrebbe" correlarsi ad un miglioramento dello stato di salute, dal lato opposto, ahinoi, sta avvenendo esattamente il contrario.

Benessere

Benessere: dall'aumento della qualità della vita a vera e propria piaga sociale

L'obiettivo di ogni società civilizzata è l'aumento della qualità della vita in tutte le fasce di popolazione.

Dalla seconda metà del '900 in poi, anche in Italia avvenne una crescita economica e un conseguente incremento del "benessere" collettivo – che raggiunse il picco tra la fine degli anni '60 e i '70. Fu in realtà uno sviluppo abbastanza semplice, poiché il Bel Paese – unificato solo nella seconda metà del XIX secolo, ma che di fatto rimase scarsamente unito per le differenze territoriali, sociali, economiche e culturali – profondamente logorato dalla Seconda Grande Guerra, poteva soltanto migliorare (si fa per dire). Alcuni storici sostengono che, a metà del XX secolo, lo stato italiano possedeva molte caratteristiche simili a quelle che oggi contraddistinguono vari paesi del Terzo Mondo.

Tuttavia, come avvenne negli Stati Uniti molto prima, il concetto di benessere si è progressivamente distorto, fino a diventare sinonimo di "abbondanza" – data logicamente da maggiori possibilità economiche – che di fatto portò al vero e proprio "consumismo" – fondamentalmente basato sui concetti di facoltà e disponibilità economica, abbondanza e confort.

Il consumismo è tuttavia un atteggiamento con radici culturali ben più profonde di quanto la maggior parte di noi possa credere. La società consumistica esplose infatti proprio all'epoca dei nostri nonni, quando finalmente chiunque poté permettersi di mangiare carne, di installare un bagno in casa, di acquistare un'automobile e di andare in vacanza. Insicurezze e abitudini delle famiglie vissute a metà del '900 – quando era ancora normale spostarsi a cavallo di un somaro – si trascinano ancora oggi, nel contesto di una società iper-tecnologica.

Il risultato è la compresenza di abbondanza e comodità, semplicisticamente definiti come: piatti e bicchieri sempre colmi, e macchine automatizzate che svolgono la maggior parte delle operazioni umane. Questo avviene perché l'abbondanza e la comodità sono ancora indispensabili a esorcizzare il timore di povertà e del malessere.

Come sappiamo però, questa attitudine si paga a caro prezzo. Infatti, obesità e patologie metaboliche determinano una riduzione significativa dell'aspettativa di vita. Inoltre, a questo dobbiamo aggiungere le conseguenze della cosiddetta rivoluzione informatica, della globalizzazione e dell'accelerazione discontrollata dei ritmi quotidiani, con conseguente esplosione epidemica dei disturbi della sfera psicologica / psichiatrica (ansietà, depressione ecc) – che invece provocano una riduzione drastica soprattutto della qualità della vita.

Come molti lettori avranno già intuito, ciò che è avvenuto durante la ricerca del benessere non è altro che un pericoloso sbilanciamento sul fronte opposto, allontanandosi quanto più possibile dall'obbiettivo iniziale – che equivaleva a poco più della semplice sopravvivenza, perché si basava sulla conquista di ciò che serve per "stare bene" – diventando addirittura nocivo.

Si mangia troppo, si fa uso di sostanze psicotrope, ci si muove poco, e soprattutto si è perennemente insoddisfatti di sé stessi. Questa lacuna nell'autostima collettiva è dovuta ad un fenomeno a dir poco paradossale, che si basa sulla totale discrepanza tra immagine corporea ideale e forma fisica reale. Questa apparente "ovvietà" è invece molto preoccupante, perché ha tutte le caratteristiche di una vera e propria forma di isteria di massa. Con un po' di riflessione, è impossibile non domandarsi per quale motivo l'immagine corporea ideale della cultura occidentale ha tutte le caratteristiche associabili ad uno stile di vita che, in realtà, tutti cercano di evitare. Muscolarità, magrezza e abbronzatura sono la conseguenza di un alto livello di fatica fisica ed esposizione solare, degne di un bracciante agricolo, di un falegname, di un pescatore ecc. Tuttavia, la maggior parte di noi cerca un lavoro sedentario. Perché? Per due ragioni: da un lato persiste lo stereotipo secondo il quale "chi non si sporca le mani guadagna di più" e dall'altro insistono pigrizia (attitudine a muoversi meno possibile) e ingordigia (attitudine a mangiare più possibile).

Tralasciando le ripercussioni che le alterazioni dell'umore di cui abbiamo fatto cenno possono esercitare sulle abitudini e sullo stile di vita collettivo (minor livello di attività quotidiane, tendenza all'abuso alimentare, alcolico e di droghe ecc), bisogna evidenziare che pigrizia e ingordigia hanno, tutto sommato, "un che di fisiologico". L'evoluzione umana iniziò – in maniera abbastanza specifica – quasi 2,5 milioni di anni fa, e da allora si basò sulla ricerca di maggiori risorse alimentari e sul risparmio delle energie; questa condizione ha, ovviamente, basi fisiologiche e comportamentali. Il concetto di benessere, che fino al secondo dopo guerra era molto simile a quello dell'Australopithecus, in Italia è stato raggiunto (e superato) solo da una quarantina d'anni a questa parte.

Il problema è che, di questo passo, sovrappeso grave, patologie del metabolismo e complicanze varie (malattie cardiovascolari ecc) diventeranno la maggior causa di morte nelle popolazioni occidentali. Il tutto avverrà non senza ironia; l'immagine più indicativa dell'occidentale medio è quella di un impiegato in evidente sovrappeso che:

  • Spende un terzo dello stipendio per poter praticare attività fisica e acquistare integratori alimentari
  • Ne impiega un terzo per pagare le rate del finanziamento per l'acquisto di uno smartphone – con il quale oggi si svolge il 90% delle operazioni quotidiane stando seduti sul divano – e di un'automobile – che permette di muoversi senza fatica
  • Convoglia l'ultimo terzo in birra, hamburger, sushi o kebab con gli amici quasi tutte le sere.

Salute

Rimanere in salute nel XXI secolo: come fare?

Ad esclusione dei casi a riconducibilità genetica, obesità e patologie metaboliche sono identificabili in tutte le società occidentali e (tutto sommato) ricche come quella italiana.

È anche curioso notare come, in Italia, ciò sembri correlarsi alla latitudine. Al sud l'incidenza del sovrappeso è superiore rispetto al nord, mentre è inferiore il consumo di frutta e verdura. Prescindendo dai luoghi comuni e dalle chiacchiere da bar – molti sostengono, ad esempio, che ciò avvenga per la maggior tradizione e bontà della cucina – questo fenomeno potrebbe essere multifattoriale. In primo luogo, il Mezzogiorno è la porzione dello stivale che più tardi si è allontanata dalla povertà e più bruscamente si è trovata a godere dell'aumento del benessere; per secondo, ma non meno importante, il sud è più duro a divincolarsi dalle tradizioni e, in questo caso specifico, ad innalzare l'asticella del livello culturale.

Spezzando una lancia a favore del Meridione, va comunque sottolineato che maggiori difficoltà economiche "possono" incidere non poco sul grado di istruzione collettiva, in maniera indipendente dall'attitudine personale. Non si tratta, quindi, di una colpa vera e propria. È anche interessante notare come la diffusione dei sintomi depressivi non sia invece correlata a quella del sovrappeso, ma risulti superiore in regioni anche molto lontane tra di loro, con alimentazione e abitudini piuttosto dissimili (Lazio, Sardegna, Liguria ecc). Ciò significa, in sostanza, che sia per rimanere lontani dal malessere psicologico, sia per ottenere un'abbondanza alimentare tale da poter espandere gravemente il sovrappeso, non è necessario godere di chissà quali disponibilità economiche; ergo, la ricerca del benessere e dello stato di salute non passa dal portafogli e dovrebbe essere totalmente indipendente da qualsivoglia stereotipo sociale.

Ben vengano invece le innovazioni tecnologiche e scientifiche che permettono una migliore applicabilità del fitness a tutto tondo. Finora si è assunto un tono quasi polemico nei confronti del fitness, descrivendolo quasi come fosse un "palliativo" ad uno stile di vita completamente sbagliato. Infatti è proprio così. Attenzione però, è proprio su questo palliativo che bisognerebbe investire tempo e risorse. Il progresso è inarrestabile e con esso le alterazioni di percorso che obbligatoriamente si manifestano.

Praticando fitness con la giusta consapevolezza è possibile prevenire molteplici patologie senza bisogno di ricorrere alla medicina. Usando il buon senso e sfruttando i giusti accorgimenti indicati dai professionisti del settore, il fitness non ha limiti prescrittivi, se non alcune "eccezioni che confermano la regola". Tutto il movimento fa bene al giovane come all'anziano, al principiante come all'atleta, e poco è sempre meglio di niente. Da rimarcare come l'attività fisico-sportiva abbia una fondamentale azione biochimico-ormonale anti-stress e antidepressiva.

In definitiva, per sconfiggere il sedentarismo e l'abuso alimentare, e tutte le loro conseguenze, risulta di fondamentale importanza che la crescente presa di coscienza riguardo la validità della pratica del fitness non si fermi qui ma continui ad aumentare fino a raggiungere un adeguato livello di istruzione collettiva.

Riccardo Borgacci

L'autore

Riccardo Borgacci

Laureato in Scienze motorie e in Dietistica, esercita in libera professione attività di tipo ambulatoriale come dietista e personal trainer