Dente di Leone: Proprietà Nutrizionali, Ruolo nella Dieta e Come si Cucina di R.Borgacci

Cos’è

Cos'è il dente di leone?

Dente di leone – in inglese, "common dandelion" – è il nome volgare del tarassaco (T. officinale), una pianta erbosa spontanea della Famiglia Composite o Asteracee.

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(fonte: Shutterstock)

Il dente di leone è utilizzato sia a scopo alimentare che erboristico; dal punto di vista nutrizionale, viene inquadrato nel VI e VII gruppo fondamentale degli alimenti, con particolare attinenza per quest'ultimo – vista la notevolissima concentrazione di retinolo equivalenti (RAE – provitamine A). Apporta anche molte fibre e sali minerali, mentre i nutrienti energetici sono scarsi, così come le calorie totali.

Lo Sapevi che…

Altri nomi del dente di leone sono: piscialetto (in francese pissenlit), stella gialla, capo di frate, dente di cane, soffione (riferito all'infruttescenza), cicoria asinina, grugno di porco, ingrassaporci, brusaoci, insalata di porci, pisciacane, lappa, missinina, girasole dei prati, erba del porco.

In erboristeria invece, al dente di leone – radice e / o figlie – si ascrivono proprietà diuretiche, colagoghe o coleretiche, blandamente ipoglicemizzanti, antinfiammatorie, depuranti, decongestionanti e disintossicanti per il fegato e il pancreas; stimolando la produzione di bile, può diminuire la colesterolemia. È un rimedio molto noto e diffuso della medicina popolare.

Diffuso in tutto il pianeta, più precisamente nella fascia a clima temperato, il dente di leone è piuttosto rustico e non richiede condizioni ambientali particolari (terreno, umidità ecc); sembra che prediliga le distese erbose soleggiate e ventilate, ma non oltre i 200 m di altitudine. Si tratta di uno dei maggiori esponenti delle cosiddette erbe spontanee o erbe selvatiche e viene coltivato solo marginalmente. Molto raramente è impiegato a scopo ornamentale; al contrario, come la cicoria selvatica o radicchio selvatico, è considerato dagli amanti del giardinaggio come una vera e propria pianta infestante.

Lo Sapevi che…

Le origini del nome "tarassaco" potrebbero essere riconducibili ai termini greci "taraxis" (disordine, squilibrio) e "akas" (rimedio).

Proprietà Nutrizionali

Proprietà nutrizionali del dente di leone

Il dente di leone appartiene al VI – frutta e verdura ricca di vitamina A – e soprattutto VII gruppo fondamentale degli alimenti – frutta e verdura ricca di vitamina C. È anche noto per l'abbondante quantità di fibre, fitosteroli, antiossidanti polifenolici e minerali; entriamo più nel dettaglio.

Il dente di leone ha un apporto calorico molto basso. L'energia viene fornita principalmente dai glucidi, seguiti da quantità piccole di proteine e pressoché irrilevanti di lipidi. I carboidrati sono costituiti interamente da molecole solubili – monosaccaridi fruttosio e glucosio. I peptidi risultano a basso valore biologico, cioè non contengono – nelle giuste quantità e proporzioni – gli amminoacidi essenziali del modello proteico umano. Gli acidi grassi sono, in teoria, prevalentemente insaturi.

Le fibre sono abbondanti e in buona percentuale di tipo solubile. Il dente di leone è privo di colesterolo ed è invece ricco di fitosteroli, che hanno un effetto metabolico opposto. Non contiene le molecole principalmente responsabili delle intolleranze alimentari scientificamente diagnosticabili, quali glutine, lattosio ed istamina. Il dente di leone è povero di fenilalanina e purine. Apporta tuttavia alcuni agenti antinutrizionali, prevalentemente costituiti dall'acido fitico ed ossalico e dai loro derivati (fitati e ossalati), che tuttavia diminuiscono sensibilmente dopo la cottura.

Per quel che riguarda le vitamine, il dente di leone vanta ottime concentrazioni di retinolo equivalenti (RAE - provitamina A), prevalentemente costituiti da carotenoidi, luteina e zeaxantina, e notevoli livelli di acido ascorbico (vitamina C). Tuttavia, sbalordisce soprattutto il livello di vitamina K; è molto importante anche quello di vitamina E (alfa tocoferolo).

Risultano inoltre tutt'altro che trascurabili i livelli di tiamina (vit B1), riboflavina (vit B2), piridossina (vit B6) e folati. In merito ai sali minerali invece, sono apprezzabili i livelli di calcio, ferro, magnesio, manganese, potassio e fosforo, anche se bisogna specificare che una parte di questi può rimanere chelato nei fitati se l'alimento è crudo, e tutti possono essere interessati dalla diluizione nella cottura per affogatura; per questo, sarebbe consigliabile cucinare il dente di leone a vapore.

È presente una discreta concentrazione di molecole fitoterapiche di origine non vitaminica, come i polifenoli – antiossidanti.

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(fonte: Redazione)
Dente di Leone  
Nutriente Quantita'
Acqua 85,6 g
Proteine 2,7 g
Lipidi 0,7 g
Acidi Grassi Saturi - g
Acidi Grassi Monoinsaturi - g
Acidi Grassi Polinsaturi - g
Colesterolo 0,0 mg
Carboidrati TOT 9,2 g
Amido / Glicogeno - g
Zuccheri Solubili 0,71 g
Fibra Alimentare 3,5 g
di cui solubile - g
di cui insolubile - g
Energia 45,0 kcal
Sodio 76,0 mg
Potassio 397,0 mg
Ferro 3,1 mg
Calcio 187,0 mg
Fosforo 66,0 mg
Magnesio 36,0 mg
Manganese 0,342 mg
Zinco 0,41 mg
Rame - mg
Selenio - mcg
Tiamina o vitamina B1 0,19 mg
Riboflavina o vitamina B2 0,26 mg
Niacina o vitamina PP 0,806 mg
Vitamina B5 0,084 mg
Vitamina B6 0,251 mg
Folati 27,0 mcg
Colina 35,3 mg
Vitamina B12 - mcg
Vitamina C o Acido Ascorbico 35,00 mg
Vitamina A o RAE 508,0 mcg
di cui beta carotene - mcg
ldi cui uteina zexantina - mcg
Vitamina D - mcg
Vitamina K 778,4 mcg
Vitamina E o Alfa Tocoferolo 3,44 mg

Dieta

Dente di leone nella dieta

Il dente di leone, come la maggior parte degli alimenti facenti parte della categoria – ortaggi a foglia – si presta a quasi tutti i regimi alimentari.

Povero di zuccheri ed energia, non ha controindicazioni per il sovrappeso, il diabete mellito tipo 2 e l'ipertrigliceridemia. Le fibre alimentari in esso contenute svolgono numerose funzioni benefiche per l'organismo. Soprattutto quelle solubili – come l'inulina – correttamente associate all'acqua, esse possono:

Quest'ultimo aspetto, essenziale per la salute dell'intestino, contribuisce a diminuire notevolmente le possibilità di cancerogenesi del colon, ma anche di molti altri disagi come: emorroidi, ragadi anali e prolasso anale, diverticolosi e diverticolite ecc. Va poi ricordato che le fibre solubili costituiscono un substrato nutrizionale per la flora batterica intestinale; mantenendo il trofismo del microbiota, il cui metabolismo libera fattori nutrizionali importanti per la mucosa, viene ulteriormente promossa la salute dell'intestino crasso.

Provitamine A, vitamina C, vitamina E, polifenoli ed altri fitoelementi hanno un importante ruolo antiossidante. Oltre a contrastare l'azione dei radicali liberi – colpevoli dell'invecchiamento cellulare – questi elementi nutrizionali sono considerati utili nel trattamento di vari dismetabolismi. La vitamina K invece, è un essenziale fattore antiemorragico. I folati sono necessari per la costituzione degli acidi nucleici, processo molto importante durante la gestazione. Le vitamine B invece, delle quali non tutte le verdure sono ricche, sono fattori coenzimatici di grande importanza.

La ricchezza d'acqua, potassio e magnesio contribuisce a migliorare l'equilibrio idro-salino dell'organismo – che diventa precario soprattutto all'aumentare della sudorazione, ad esempio in caso di sport intenso e prolungato – e supporta la cura farmacologica dell'ipertensione arteriosa primaria. Acqua e minerali sono due fattori nutrizionali spesso carenti anche in terza età. Il manganese invece, ha importanti funzioni di costituente metallo-enzimatico e di attivazione enzimatica. Il calcio e il fosforo, di cui l'organismo ha un fabbisogno piuttosto elevato, sono costituenti necessari per l'idrossiapatite ossea e svolgono anche numerose altre funzioni; tuttavia, il dente di leone non può essere considerato una fonte nutrizionale primaria di questi nutrienti.

Il dente di leone non ha controindicazioni per: celiachia, intolleranza al lattosio, intolleranza all'istamina, fenilchetonuria e iperuricemia. In caso di gravidanza è sconsigliabile mangiare il dente di leone crudo; eventualmente è possibile disinfettarlo con amuchina.

Risulta privo di limitazioni nella dieta vegetariana e vegana – anche crudista – lo stesso dicasi per filosofie e/o religioni di tutti i tipi. La porzione media di dente di leone è di 100-200 g (circa 35-70 kcal).

Cucina

Dente di leone in cucina

Il dente di leone è una delle erbe spontanee più consumate in Italia; se ne fa un uso abbondantissimo nel Centro Italia. È consumato con regolarità anche all'estero.

Il dente di leone si può mangiare crudo in insalata o cotto. Nel primo caso è essenziale coglierlo giovane, prima che fiorisca e fruttifichi, quando le foglie sono color verde chiaro e brillante, prive di peluria e di consistenza tenera; generalmente in questa fase hanno un sapore meno amarognolo e più dolciastro. Per la cottura invece, che dev'essere per lessatura (meglio a vapore) e / o salto in padella – con olio e aglio – possono venire impiegate anche le foglie di maggiori dimensioni; è comunque sconsigliabile cogliere le piante già provviste di peluria. L'insalata di tarassaco è solitamente accompagnata da uova sode.

Cotto, il dente di leone selvatico può essere un ingrediente per ricette più elaborate di ogni tipo. In alternativa agli spinaci, strizzato e tritato, può colorare di verde la pasta fresca. Miscelato a formaggio, spezie, ricotta o patata invece, arricchisce la farcitura di paste ripiene, lasagne, cannelloni e crepes; può costituire un sugo per la pasta asciutta. Molti lo usano anche per imbottire gli arrosti, ma l'utilizzo più diffuso è invece nelle torte salate o quiche.

I fiori di dente di leone possono essere usati per produrre una bevanda chiamata "vino di tarassaco", o più precisamente "vino aromatizzato al dente di leone" – poiché non rappresentano l'ingrediente principale. È stato usato in una partita di birra chiamata "Dandelion" – che letteralmente significa "bagnare il letto" – prodotta dalla "Brasserie Fantôme", in Belgio. Dente di leone con bardana costituisce una bevanda analcolica popolare nel Regno Unito.

Un'altra ricetta piuttosto famosa nel regno anglosassone è la marmellata di fiori di tarassaco. In Slesia e in altre parti della Polonia e del mondo, i fiori di tarassaco con aggiunta di succo di limone sono usati per creare il cosiddetto "miele di maggio", un sostituto del miele.

La radice di tarassaco tostata può essere utilizzata, in maniera analoga a quella di cicoria, come sostituto del caffè decaffeinato.

Erboristeria

Dente di leone come rimedio erboristico

Il dente di leone o i prodotti che se ne ricavano sono utili a chi desidera incrementare la diuresi e/o aumentare la sintesi di bile e il flusso biliare, per purificare / decongestionare / disintossicare il fegato.

Per maggiori informazioni riguardanti proprietà, efficacia, effetti collaterali, controindicazioni, interazioni farmacologiche, precauzioni e altri utilizzi del dente di leone leggere l'articolo: "Tarassaco".

Descrizione

Descrizione del dente di leone

Nonostante se ne mangino le foglie e la radice, le caratteristiche morfologiche principali del dente di leone sono il fiore, tipicamente di colore giallo intenso, e l'infruttescenza, caratterizzata da piccoli acheni dotati di peluria bianca simile ad una piuma che formano un palloncino trasparente.

Lo stelo è cilindrico, cavo, color verde brillante come le foglie, dalla bordatura tipicamente frastagliata. L'apparato radicale è a fittone.

Botanica

Cenni di botanica del dente di leone

Il dente di leone è una pianta erbacea appartenete alla Famiglia Asteraceae, Genere Taraxacum e specie officinale.

Originario del continente euroasiatico, il dente di leone oggi colonizza totalmente la fascia climatica temperata ed è fortemente presente anche nel continente americano e africano. Negli stati uniti esistono d'altro canto sottospecie e microspecie leggermente diverse da quella comune europea, che vengono raggruppate sotto i nomi di: ssp officinale, ssp ceratophorum e ssp vulgare.

Tendenzialmente infestante, il dente di leone può crescere praticamente ovunque, perfino tra le fessure dell'asfalto e del cemento. I suoi acheni – prodotti in misura di circa 5000 per anno – sono fortemente volatili e possono rimanere in vita anche per 9 anni.

Il dente di leone è cibo per i bruchi di alcuni lepidotteri – farfalle e falene – come la falena tortrix celypha rufana.

Quando si foraggiano sui denti di leone, le api da miele hanno dimostrato di abbassare la loro attività di impollinazione.

Riccardo Borgacci

L'autore

Riccardo Borgacci

Laureato in Scienze motorie e in Dietistica, esercita in libera professione attività di tipo ambulatoriale come dietista e personal trainer