Storia del Saccarosio

In tempi antichi, lo zucchero veniva ricavato spremendo la canna per ricavarne il succo dolce da seccare al sole. Il prodotto fu inventato dai polinesiani ben 5000 anni prima della nascita di Cristo e, in seguito, sempre loro la esportarono in altri continenti.
Nel 510 a.C. i persiani ricavavano cristalli di zucchero dai vegetali spremuti e fatti asciugare ma, solo nel 325 a.C., questo prodotto giunse in Europa.
Nel 1200 le repubbliche marinare iniziarono l'importazione delle primissime forme rudimentali di zucchero di canna e, di li a poco, il vegetale iniziò ad essere coltivato nel sud Italia.
In seguito alla colonizzazione dell'America, gli europei iniziarono le coltivazioni di canna all'estero (facendo sparire le poche colture site in Europa) e diedero inizio all'importazione massiccia di zucchero.
Nel 1575 un cuoco francese scoprì che la barbabietola cotta poteva fornire uno sciroppo simile, ma l'informazione rimase del tutto ignorata.
Uno o due secoli dopo, il consumo di zucchero triplicò ed incentivò lo schiavismo della razza nera nelle piantagioni estere.
A metà del XVIII secolo, un chimico tedesco riuscì a dimostrare la presenza di saccarosio nelle barbabietole. A causa delle frizioni tra Inghilterra e Francia, con l'avvento napoleonico (decreto di Berlino, 1806), lo zucchero di canna sparì momentaneamente dal commercio. Più o meno simultaneamente, l'allievo dello scienziato tedesco di cui sopra ideò il primo zuccherificio per l'estrazione dello zucchero dalle barbabietole (1801); in seguito, gli stabilimenti si diffusero in tutta la Francia.
Terminato il Congresso di Vienna (1814-1815), lo zucchero di canna riemerse ma, pur incidendo negativamente sul commercio di quello da barbabietola, non riuscì ad affermarsi nuovamente e fu superato già dalla seconda metà del XIX secolo.

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