Tularemia (o febbre dei conigli)

La tularemia è una malattia batterica estremamente infettiva causata dalla Francisella tularensis e trasmessa da topi, conigli, scoiattoli e lepri. Questa zoonosi si manifesta con diversi quadri clinici, in base alla via di contagio. Oltre che dal morso/puntura di diversi artropodi (come tafani, pulci e zecche), infatti, l'infezione è trasmessa con il contatto diretto con animali infetti, il consumo della loro carne poco cotta, l'inalazione di particelle infettive (ad esempio, durante la falciatura dei campi) e l'ingestione di acqua contaminata. Gli individui che più spesso contraggono la tularemia sono i cacciatori, i macellai, i contadini e i conciatori di pelli. Le sindromi cliniche associate alla tularemia sono ben 7: cutanea o ulcero-ghiandolare, ghiandolare, oculo-ghiandolare, gastrointestinale, polmonare, setticemica o tifoidea.

Nel caso dell'infezione trasmessa dal morso delle zecche, si sviluppa, dopo un periodo di incubazione di 1-14 giorni, una forma ulcero-ghiandolare con gonfiore doloroso dei linfonodi regionali e sintomi aspecifici (febbre alta, difficoltà a deglutire, dolori muscolari diffusi e mal di testa). A queste manifestazioni segue l'ulcerazione della cute in corrispondenza del punto di inoculo dell'agente patogeno. La malattia si protrae normalmente per un paio di settimane ed il trattamento con antibiotici è spesso risolutivo. La terapia, in caso sospetto di tularemia, dovrebbe essere iniziata immediatamente, per evitare l'evoluzione in forme complicate e letali.

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