Perché gli atleti di colore sono più veloci di quelli bianchi?

Basta osservare la linea di partenza di una finale mondiale od olimpica dei 100 o 200 metri piani per capire come vi sia una netta supremazia degli atleti di colore negli sport di velocità. In particolare, ad imporsi sono quasi sempre individui (es. Jamaicani, Canadesi e Statunitensi) discendenti da popolazioni dell'Africa occidentale.

Una delle teorie più accreditate per spiegare tale supremazia riguarda le differenze in alcune caratteristiche morfologiche. In particolare, è risaputo come gli individui di razza nera tendano ad avere, in proporzione, arti più lunghi e busto più corto rispetto a quelli di razza bianca; tale caratteristica, ad un esperto, è ben evidente ad occhio nudo. Ciò si traduce anche in una differenza nel centro di gravità, che negli sprinter di razza nera tende a collocarsi in una posizione superiore.

Durante la corsa lanciata un maggiore spazio di caduta del baricentro assicura, a parità delle altre caratteristiche fisiche, una maggiore velocità. Il rovescio della medaglia risiede nel fatto che leve lunghe esprimono maggiore potenza solo se hanno lo spazio per farlo; quando questo scarseggia, come nei primi metri di partenza dai blocchi (passi corti), sono avvantaggiati atleti brevilinei e muscolarmente dotati, mentre quelli più alti (vedi il Jamaicano Usain Bolt) iniziano la loro rimonta dai 30 metri in poi.

Se dalla corsa ci spostiamo nelle discipline olimpiche di sollevamento pesi ci accorgiamo che a primeggiare sono atleti con caratteristiche fisiche opposte, ovvero con un basso centro di gravità e arti proporzionalmente corti rispetto al busto. Stessa cosa per il nuoto, dove un busto più ampio e lungo avvantaggia il galleggiamento. Non a caso in questi sport è abbastanza raro vedere atleti di colore tra i finalisti

Infondata, anche se apparentemente logica, è la "vecchia" e reiterata teoria secondo cui le deportazioni dei popoli africani, da cui discendono gli odierni atleti di colore caraibici e afroamericani, avrebbero selezionato gli individui più resistenti a discapito di quelli più deboli, morti di stenti durante il trasporto attraverso l'Atlantico o il duro lavoro nelle piantagioni.

A rendere particolarmente plausibile l'ipotesi che correla la maggior velocità degli atleti di colore alle loro particolari caratteristiche scheletriche, vi è poi il fatto che si tratta di una qualità immodificabile con l'allenamento. Altre caratteristiche determinanti, come il pool enzimatico (concentrazioni di CPK), il rapporto massa muscolare/massa grassa, la capacità di reclutamento delle unità motorie e il rapporto fibre veloci (comprese quelle adattate dalle intermedie)/fibre lente sono infatti fortemente influenzabili con l'allenamento. <a href="http://www.shutterstock.com/gallery-895474p1.html?cr=00&pl=edit-00">Kaliva</a> / <a href="http://www.shutterstock.com/editorial?cr=00&pl=edit-00">Shutterstock.com</a>

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