Tatuaggi: come si rimuovono?

Al momento, la tecnica più efficace e meno rischiosa per eliminare un tatuaggio è rappresentata dai laser Q-switched (laser Q-S), che, emettendo impulsi molto potenti, ma di brevissima durata (nanosecondi), riescono a frantumare il pigmento all'interno delle cellule (fototermolisi selettiva). Le particelle d'inchiostro così ridotte vengono riassorbite e rimosse dal sistema linfo-drenante dell'organismo nel corso dei giorni e delle settimane successive.

Questo approccio permette di preservare meglio la cute: rispetto ad altre tecniche, comporta un danno minimo ai tessuti circostanti e non lascia importanti esiti cicatriziali. Il numero dei trattamenti indicato per la progressiva scomparsa del tatuaggio dipende da sede, estensione, quantità e profondità del pigmento e tipo di colore impiegato per realizzare il disegno. Le sedute necessarie sono indicativamente 6-10, distanziate da un adeguato periodo di tempo (in genere, 4-6 settimane) per consentire la spontanea rimozione dei pigmenti.

La zona sottoposta a trattamento con laser Q-switched trattata subisce uno sbiancamento temporaneo, seguito da un lieve arrossamento e gonfiore, che permangono per alcune ore. Tuttavia, occorre segnalare che il trattamento può essere insoddisfacente. Non è sempre possibile, infatti, rimuovere completamente il disegno: in rari casi, possono residuare aree ipo- o iperpigmentate (cioè la pelle rimane più chiara o più scura), altre volte rimane un "ghost", il fantasma del tatuaggio cancellato, visibile sottopelle.

Alternative

I tatuaggi possono essere rimossi da un dermatologo in ambulatorio, in anestesia locale, con varie altre tecniche, tra cui: rimozione chirurgica del derma (con eventuale impianto di pelle prelevata da altre parti del corpo), dermoabrasione e scarificazione (utilizza un acido che rimuove gli strati cutane più superficiali).

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