Quando nasce l’usanza dei tatuaggi?

Il tatuaggio è una tecnica di decorazione corporale impiegata presso molte culture, la cui origine è antichissima. Questa pratica nasce per sottolineare in modo permanente l'appartenenza ad un gruppo ristretto e limitato di una popolazione, una classe politica o spirituale, una branca dell'esercito, una setta più o meno segreta.

La parola "tatuaggio" deriva dal polinesiano "tatau", che significa "incidere, marchiare la pelle".

Tatuaggi, anelli sul corpo e sul volto, cicatrici e mutilazioni non erano rare nelle tribù primitive. La mummia Oetzi, vissuta approssimativamente nel 3300 a.C. (uomo del Similaun) e ritrovata nelle Alpi italiane nel 1991, aveva alcuni tatuaggi terapeutici.

Tatuarsi era comune anche tra antichi egizi e romani, indiani d'America, nomadi musulmani africani e maori: ad ognuna di queste popolazioni corrispondevano precisi disegni decorativi e significati. Nel Medioevo, i copti monofisiti si tatuavano per marcare la propria identità cristiana. Alla fine del XIX secolo, la pratica si diffuse anche fra le classi aristocratiche d'Europa (tatuati celebri furono lo Zar Nicola II, Sir Winston Churchill e Franklyn Delano Roosvelt).

Oggi, l'uso di questi simboli ha trasceso lo scopo spirituale o tribale originario ed è diventato, piuttosto, una ricerca personale d'espressione, una forma di trasgressione e un fenomeno di tendenza.

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