Senna e Tumore

Per “senna” si intende un piccolo gruppo di Specie vegetali appartenenti alla Famiglia delle Fabaceae e al Genere Cassia o al Genere Senna. La classificazione botanica secondo Linneo (L.) e secondo Philip Miller (Mill.) non è sovrapponibile, ma entrambi considerano i due Generi strettamente affini l'uno all'altro. In pratica, la “senna” può essere definita come Genere Cassia e Specie angustifolia o Genere Senna e Specie alexandria.

Grazie al suo potere lassativo, la senna ha recentemente suscitato un discreto interesse nutrizionale. Se ne consumano prevalentemente i baccelli (anche delle Specie affini come la C. acutifolia e la C. fistula) e solo marginalmente le foglie essiccate; per il suo meccanismo d'azione, imputabile soprattutto alla presenza di molecole dette sennosidi, la senna rientra fra i così detti antrachinonici.

Oltre quelli specifici del tratto intestinale, non si conoscono altri effetti collaterali imputabili all'assunzione di senna; ecco perché nel 2006 è stata pubblicata una sperimentale chiamata: “An oral carcinogenicity and toxicity study of senna (Tinnevelly senna fruits) in the rat”. Di seguito cercheremo di riassumerla brevemente.

In laboratorio, ad un campione di ratti, è stato somministrato del lassativo a base di senna mediante un sondino gastrico; la frequenza era di una volta al giorno, le dosi di 0, 25, 100 e 300 mg/ kg/die ed il periodo massimo di 104 settimane consecutive.

La dose massima tollerata è stata calcolata sulla base dei segni clinici relativi all'effetto lassativo della senna, circa 300 mg/kg/die.

Tra i gruppi di controllo e quelli di dosaggio sono stati utilizzati sessanta animali suddivisi per sesso.

Le valutazioni hanno incluso: la chimica clinica, l'ematologia, la tossicocinetica e l'istologia (sia nei gruppi di controllo, sia in quelli ad alto, medio e basso dosaggio) del tratto intestinale, delle ghiandole surrenali, del fegato, dei reni, del cervello e delle lesioni macroscopiche.

La prima correlazione clinica sul trattamento è stata quella delle feci mucoidi, osservata nel gruppo con 300 mg/ kg/die. Rispetto al gruppo di controllo, gli animali con questo dosaggio hanno anche manifestato luna riduzione del peso corporeo, un aumento del consumo di acqua, notevoli cambiamenti degli elettroliti nel siero (aumento del potassio e cloruro) e nelle urine (diminuzione del sodio, del potassio e del cloruro). Tali variazioni rappresentano, probabilmente, degli adattamenti fisiologici indotti dall'effetto lassativo della senna.

Alla necroscopia (ispezione esterna ed interna dei cadaveri), in tutti gli animali trattati si è osservata una colorazione scura dei reni. Dal punto di vista istologico, si è anche osservata una moderata basofilia dei tubuli e depositi tubolari di pigmento.

Inoltre, per tutti i gruppi trattati, nel colon e nel cieco era evidente un'iperplasia di minima o lieve entità.

In un precedente studio di 13 settimane, queste alterazioni istologiche, così come i cambiamenti dei parametri chimici e clinici dell'urina, hanno dimostrato di essere reversibili.

Non si è osservata alcuna correlazione tra il trattamento con senna ed eventuali alterazioni neoplastiche di qualsiasi organo esaminato.

Sulla base di questi dati, si può concludere che, nei ratti, la senna non rappresenta un alimento/integratore alimentare potenzialmente cancerogeno, anche dopo la somministrazione giornaliera di 2 anni con un dosaggio di 300 mg/kg/die.

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