Storia della brachiterapia

La brachiterapia (o radioterapia interna) è un tipo di radioterapia tumorale, che prevede la collocazione di materiale radioattivo all'interno del corpo, in prossimità della neoplasia da curare.

Trattamento di breve durata e limitato alla zona d'interesse (quindi con interessamento minimo dei tessuti sani), la brachiterapia viene adottata in occasione di tumori delle vie biliari, del seno, della cervice uterina, dell'endometrio, degli occhi, del cervello, della prostata, del pene, della vagina, della pelle, del polmone e dell'apparato urinario.

Le prime applicazioni della brachiterapia (o di un qualcosa che ricorda questo tipo di trattamento) risalgono al 1901, appena cinque anni dopo (1896) la scoperta della radioattività da parte di Henri Becquerel.
L'idea di collocare nelle vicinanze di un tumore una sorgente radioattiva, per ridurre le dimensione della massa tumorale, appartiene a Henri-Alexandre Danlos e Pierre Curie.

In realtà, però, sempre negli stessi anni e per proprio conto, anche Alexander Graham Bell pensò all'utilizzo di materiale radioattivo, per contrastare la diffusione dei tumori.

In ogni caso, comunque, i primi anni del 20esimo secolo furono contrassegnati da esperimenti sulla brachiterapia: al Curie Institute di Parigi, Danlos e, al Memorial Hospital di New York, Robert Abbe misero a punto diverse tecniche applicative.

Attorno agli '30, vennero sperimentati gli effetti del radio; successivamente, tra il 1942 e il 1952, vennero utilizzati semi d'oro ricoperti di radon; dopo la seconda guerra mondiale, furono testati dei piccoli aghi di cobalto al radon, che però vennero sostituiti entro breve tempo da elementi in oro e tantalio.
Nel 1958, cominciò a utilizzarsi l'iridio, il quale divenne ben presto la sorgente radioattiva più utilizzata.

È opportuno ricordare che, a partire dalla metà del ventesimo secolo e per qualche anno a seguire, la brachiterapia perse d'interesse, perché pericolosa per gli operatori che maneggiavano il materiale radioattivo.

Tale disinteresse venne superato con la scoperta di nuovi materiali, capaci di proteggere adeguatamente dalla radioattività, e di nuove tecniche per l'inserimento delle sorgenti radioattive, tecniche che prevedevano un contatto minimo con i materiali pericolosi.

Oggi, la brachiterapia è una metodica sicura e a rischio minimo per l'operatore, per il paziente e per coloro che vivono con il paziente.

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