Misurare la Plica Addominale nel Feto: Perchè?

Si tratta di una tecnica piuttosto nuova ed in via di sviluppo.

In pratica, per mezzo di un ecografo, viene rilevato lo spessore della plica addominale del feto. Tale approfondimento diagnostico è stato suggerito da uno studio sperimentale che ha svelato molte correlazioni di notevole importanza salutistica sia per il nascituro, sia per la gestante.

Iniziamo col dire che, anche se risulta piuttosto deducibile, lo spessore della plica addominale è direttamente proporzionale al peso del feto e quindi (la maggior parte delle volte) anche del neonato. Questo valore diminuisce sensibilmente nei prematuri mentre aumenta drasticamente nei bambini che ritardano nel parto e in quelli affetti da macrosomia; va da se che, in tal senso, la plica addominale del feto vanti un notevole potere predittivo.

Poi, all'aumentare della plica addominale (per i nascituri a sviluppo ultimato, non prematuri e nemmeno permanenti oltre il limite massimo) si è osservata una correlazione diretta con l'incidenza di macrosomia nel bambino partorito da madri con diabete gravidico (quest'ultima, una complicanza piuttosto diffusa, circa il 7% delle gestazioni totali).

Una circostanza simile (macrosomia) suggerisce implicitamente di prediligere una tecnica di parto con taglio cesareo, piuttosto che naturale. Ovviamente, ciò va a tutto vantaggio della salute materna e di quella del neonato.

In definitiva, si tratta di una tecnica semplice, ripetibile di notevole importanza nella stima della condizione nutrizionale prenatale; inoltre, ad integrazione della biometria fetale, risulta molto vantaggiosa per il miglioramento clinico dell'outcome materno-fetale a breve e a lungo temine.

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