Influenza spagnola

A contendersi il primato di epidemia più letale della storia, oltre alla peste nera del 1347, vi è anche la cosiddetta influenza spagnola. Se la prima arrivò a ridurre, nel giro di 3-4 anni, la popolazione Europea dal 30 al 50%, la seconda mietette più vite rispetto alla prima guerra mondiale.

L'influenza spagnola dilagò in Europa, Asia e Nord America subito dopo il termine della "Grande Guerra", nel biennio 1918-1919, devastando popolazioni già duramente provate dal conflitto. Furono proprio le condizioni di vita precarie a favorire il diffondersi della pandemia, che provocò 50 milioni di morti (75 milioni secondo altre fonti), contagiando oltre un miliardo di persone. A rendere ancor più pesante il bilancio delle vittime contribuì il fatto che furono i giovani maschi adulti sani a pagare il prezzo maggiore in termini di vite perdute.

L'influenza spagnola fu così chiamata perché si riteneva che i primi casi fossero insorti nella penisola iberica. In realtà, il virus fu probabilmente portato in Europa dalle truppe statunitensi e trovò terreno fertile per la sua propagazione nelle trincee sovrappopolate e fatiscenti.

Responsabile dell'influenza spagnola fu il cosiddetto virus influenzale H1N1, frutto di una mutazione spontanea del comune virus dell'influenza. Tale mutazione cambiò in maniera importante gli antigeni di superficie del virus, rendendolo pressoché invisibile alle cellule della memoria sviluppate dall'organismo nei confronti di precedenti antigeni influenzali. Fu proprio la mancanza di immunità acquisita nella popolazione a rendere così letale l'influenza spagnola.

I virus dell'influenza mutano molto velocemente; mutazioni minori si verificano quasi ogni anno, sia nei virus B che in quelli di tipo A, mentre le mutazioni più importanti (come quella che ha dato origine alla spagnola) si presentano ogni 10-30 anni soltanto nel virus di tipo A.

Non a caso, 39 anni dopo la pandemia della spagnola si presentò, nel 1957, la pandemia dell'influenza asiatica (H2N2, 70.000 decessi negli USA), seguita poi nel 1968 dalla pandemia di Hong Kong (H3N2, 34.000 morti negli USA).

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