Fichi d’India, Cibo nel Mediterraneo

Il frutto dei fichi d'india (detto anche fico-cactus o fico indiano) è di forma ovale, pesa circa 80-150g, ed è di colore variabile tra il verde, il giallo, l’arancione, il rosso ed il viola. Ha una polpa totalmente commestibile ma ricca di semi e deve essere sbucciato con attenzione per rimuovere l’esocarpo che è ricoperto di piccole spine.

Se la buccia non viene rimossa interamente e accuratamente, i glochidi (le spine più piccole, simili a peluria) potrebbero venir ingeriti causando non pochi disagi alla gola, alle labbra e alla lingua.

Alcune popolazioni di nativi americani, come i “Tequesta”, rotolavano i frutti nella sabbia fino a rimuovere totalmente i glochidi; in alternativa, è possibile bruciarli sul fuoco vivo, evitando però di "cuocere" anche la polpa.

Oggi, attraverso la selezione botanica, è possibile reperire alcune cultivar dette partenocarpiche, ovvero senza semi.

Oltre al consumo fresco, i fichi d’india si prestano anche per fare caramelle, gelatine e come ingrediente principale di una bevanda natalizia tipica delle Isole Vergini Britanniche denominata "Miss Blyden”.

Tra le molte, la varietà Opuntia ficus-indica è stata introdotta in Europa poiché si presta a crescere in aree con un clima mediterraneo; alcune zone tipiche sono: il sud della Francia, l’Italia meridionale e le isole (prevalentemente in Sicilia, in Sardegna, all’Isola d’Elba, a sud della Corsica ecc).

Il fico d'india non manca lungo il fiume Struma in Bulgaria, nel sud del Portogallo, a Madeira (col nome di tabaibo), in Andalusia e in Spagna (col nome di higos chumbos).

In Grecia, i fichi d’india crescono prevalentemente nei luoghi influenzati dal mare, come la regione del Peloponneso, le Isole Ionie e Creta, e sono noti come frangosyka o pavlosyka, a seconda del luogo. I fichi d’india compaiono anche a Cipro, dove sono conosciuti come papoutsosyka o babutsa. In Albania vengono detti fiq deti, ovvero fichi di mare, e sono presenti a sud-ovest.

La pianta del fico d'India cresce rigogliosamente anche sull’isola di Malta, dov’è nota come bajtar tax-xewk e viene utilizzato per produrre il liquore bajtra. Qui è talmente comune che viene spesso utilizzata come parete divisoria fra i terrazzamenti dei terreni, al posto dei muri di sassi.

Il fico d'India è stato introdotto in Eritrea durante il periodo della colonizzazione italiana tra il 1890 e il 1940. E’ localmente noto come beles e risulta abbondante al termine dell'estate e all'inizio dell'autunno (da fine luglio a settembre). Si narra che i fichi d’india del santo monastero di “Debre Bizen” siano particolarmente dolci e succosi. In Libia, il fico d’india è considerato un frutto estivo, popolare e viene chiamato Hindi, ovvero “indiano”. In Egitto, il fico d’india è noto come Shoukry.

In Marocco, Tunisia, Libia, Arabia Saudita, Giordania, e in altre parti del Medio Oriente, le varietà di fichi d'india gialle e arancioni sono coltivate nei terreni non altrimenti utilizzabili, come i margini delle fabbriche, accanto a binari ecc. In estate, il fico d’india è continuamente proposto dai venditori ambulanti e viene considerato un frutto rinfrescante.

A San Helenia, i fichi d’india sono detti tungi. Qui, le piante sono state importate dai commercianti di avorio dell’Africa Orientale nel 1850; ora crescono spontaneamente nelle regioni aride costiere dell'isola e se ne distinguono tre varietà: la inglese con frutto giallo, la Madeira con larghi frutti rossi e la piccola spiny rossa.

Oltre ai frutti, risultano commestibili anche i segmenti giovani del fusto. Questi sono comunemente impiegatinella cucina messicana col nome di nopales e vengono impiegati in piatti caratteristici come il “huevos truffa nopales” o nei “tacos de nopales”. Risultano molto utilizzati anche nella cucina del New Messico e di alcune regioni del Nord Africa.

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