Diarrea del viaggiatore: perché è detta anche “vendetta di Montezuma”?

La diarrea del viaggiatore è conosciuta anche come "vendetta di Montezuma" dal nome del grande imperatore azteco. La leggenda, infatti, vuole che, nel 1519, Montezuma lanciò (con successo) una maledizione per rispondere all'affronto delle armate di conquistadores europei che volevano sottomettere la civiltà azteca. I coloni, a pochi giorni dallo sbarco, cadevano in preda a disturbi gastrointestinali, caratterizzati da diarrea profusa, dolori addominali e febbre. Ancora oggi, la "vendetta di Montezuma" colpirebbe tutti coloro che scelgono come meta turistica i Paesi tropicali.

Al di là della leggenda, la diarrea del viaggiatore è un disturbo molto comune che può essere scatenato da batteri, virus, parassiti, ma possono contribuire anche lo stress del viaggio, il cambio dell'alimentazione, il clima e l'altitudine. In Paesi in condizioni igienico-sanitarie precarie, può essere causata da alimenti e bevande contaminate. Pertanto, in queste destinazioni, è bene non mangiare uova, carne e pesci crudi o poco cotti, latte non pastorizzato e suoi derivati, frutta già sbucciata, verdura cruda, ghiaccio e non usare acqua del rubinetto, neanche per lavarsi i denti. La diarrea del viaggiatore si manifesta con numerose scariche di feci liquide accompagnate da crampi addominali dolorosi, nausea, profonda spossatezza e, a volte, febbre (quasi mai elevata). Il quadro si risolve spontaneamente in 3-4 giorni. Durante questo periodo, la cosa più importante è bere molta acqua per reidratare l'organismo e mangiare cibi leggeri (possono aiutare un antinausea e un antidiarroico). Se dopo qualche giorno l'intestino non si è ancora regolarizzato, è meglio consultare un medico per valutare la somministrazione di un antibiotico specifico.

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