Creatina Chinasi, Statine ed Esercizio Fisico

La creatina chinasi è un enzima deputato alla sintesi di creatina fosfato. Quest'ultimo elemento è un veicolo di ricarica per l'ATP, ovvero la molecola definitiva utilizzata dalle cellule per produrre energia.

La creatina chinasi è presente in grandi quantità nei muscoli, nei quali la sua presenza si correla alla quantità di attività fisica (soprattutto motoria) abitudinariamente svolta dal soggetto.

La creatina chinasi muscolare aumenta significativamente con lo sport e in particolar modo nella pratica di quelle attività che necessitano una produzione/erogazione di energia rapidissima ma di breve durata.

In pratica, l'utilizzo della creatina (e pertanto l'impegno della creatina chinasi) è associato al così detto metabolismo anaerobico alattacido. Sono esempi tipici di attività motorie che richiedono questa via metabolica: atletica pesante, 100 metri di corsa veloce, power lifting, 50 metri nuoto, body building ecc.

Ecco spiegato perché la creatina chinasi muscolare è considerata un ottimo indicatore del livello di attività fisica motoria. Tuttavia, la sua misurazione all'interno del muscolo è limitata ad un intervento molto invasivo ed interesserebbe solo gli atleti. Al contrario, la sua misurazione nel sangue assume un'importanza molto elevata; la creatina chinasi ematica infatti, è un marcatore molto importante di lesione muscolare. Non a caso, nei soggetti che soffrono di certe miopatie, in quelli affetti da traumi muscolari di vario genere, nelle persone affette da infarto e anche da quelli che affrontano una terapia farmacologia a base si “statine” per abbassare il colesterolo.

Nelle persone sedentarie, la creatina chinasi è presente in quantità moderate; tuttavia, lo scarso livello di attività fisica si correla ad un aumento del grasso corporeo ed a un peggioramento dei parametri metabolici. Quando le alterazioni di questi livelli sono tali di oltrepassare la soglia patologica, si parla di malattie dismetaboliche, volgarmente definite “del benessere”. Soprattutto in combinazione tra loro, questi disturbi aumentano vertiginosamente il rischio di compromissioni cardio vascolari e soprattutto di aterosclerosi.

Le malattie dismetaboliche più note sono: diabete mellito tipo 2, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia e ipertensione arteriosa primaria. Nell'aterogenesi, il fattore di rischio più importante è l'ipercolesterolemia LDL, cioè il fantomatico “colesterolo cattivo”. D'altro canto, oltre che con la dieta e l'esercizio fisico, l'ipercolesterolemia LDL può essere tenuta sotto controllo per mezzo di alcuni farmaci chiamati “statine”.

Per farla breve, i trattamento con statine associato alla pratica esercizio fisico ed alla dieta può ridurre sensibilmente il rischio di mortalità cardiovascolare negli individui dislipidemici, anche se questa pratica è associata all'esacerbazione di eventi miopatici.

Lo studio del 2015 intitolato “Treatment of dyslipidemia with statins and physical exercises: recent findings of skeletal muscle responses” ha presentato i risultati più recenti della letteratura specifica sugli effetti delle statine associate ad esercizio fisico sulla muscolatura scheletrica.

Si tratta di una revisione della letteratura utilizzando i database di “PubMed” e “SciELO”, attraverso la combinazione delle parole chiave "statina", "esercizio" e "muscolare", limitando la scelta a studi originali pubblicati tra il mese di gennaio 1990 e novembre 2013.

Sono stati analizzati sedici studi che hanno valutato gli effetti delle statine in associazione ad esercizi acuti o cronici sul muscolo scheletrico. Il parametro di valutazione primario è stato il dosaggio della creatina chinasi nel sangue, in modo da valutare l'entità della rottura fibro cellulare nei muscoli scheletrici.

I risultati dello studio indicano che gli sportivi che utilizzano le statine possono accusare degli effetti deleteri sul muscolo scheletrico, come l'aumento della frequenza e della gravità riferite alle lesioni. Peraltro, le compromissioni sembrano aumentare sensibilmente con l'intensità dell'allenamento, con gli esercizi eccentrici e quelli acuti più faticosi (ipoteticamente di natura anaerobica).

D'altro canto, una preparazione fisica moderata, se associata al consumo di statine, non aumenta i livelli di creatina chinasi o la percezione di dolore, ma migliora le funzioni metaboliche e muscolari come conseguenza dell'allenamento stesso.

Pertanto, si suggerisce ai pazienti dislipidemici sottoposti al trattamento con le statine di praticare un allenamento aerobico moderato in combinazione ad esercizi di resistenza (sempre aerobici ma con maggior intensità) per tre volte alla settimana. Inoltre, laddove possibile, sarebbe auspicabile assumere il farmaco solo dopo lo svolgimento dell'attività motoria.

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