Coloranti alimentari o Coloring foods?

Pensiamo per un attimo al giallo della curcuma, al rosso acceso dei pomodori maturi e al verde scuro degli spinaci.

A questo punto, non dovrebbe sorprenderci il fatto che diversi alimenti vegetali vengano utilizzati dall'industria come fonte di coloranti alimentari. Oltre alla curcuma, è il caso della buccia dell'uva e della barbabietola rossa.

I coloranti, anche se di origini naturali, sono pur sempre additivi alimentari e come tali vengono indicati in etichetta con la sigla E seguita da un numero compreso tra 100 e 199 (100-109 giallo, 110-119 arancio, 120-129 rosso, 130-139 blu, 140-149 verde, 150-159 bruno nero, 160-199 misti).

Poiché la presenza di additivi non è vista di buon occhio dal consumatore, alcune aziende ricorrono ai cosiddetti coloring foods. In sostanza, anziché aggiungere un additivo colorante estratto da un vegetale, inseriscono nella formulazione direttamente l'alimento colorante come ingrediente; in questo modo il prodotto potrà vantare l'assenza di additivi coloranti.

Tra i numerosissimi coloring foods rientrano, ad esempio, concentrati di pomodoro, di zucche, di barbabietola o di mirtilli, spesso ricavati da specifiche varietà selezionate per esaltare un particolare colore dell'alimento.

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