BMI: Difetti del Metodo

La classe medica e la comunità degli statisti hanno messo in evidenza i molti limiti del metodo BMI.

Il matematico Keith Devlin e l'associazione “Center for Consumer Freedom” sostengono che il margine di errore del BMI è oltremodo significativo, al punto da non essere nemmeno utile per la valutazione dello stato di salute.

Il professore di scienze politiche Eric Oliver, dell'Università di Chicago, sostiene che il BMI è una misura comoda ma imprecisa, limitata alla popolazione, e pertanto dovrebbe essere rivista.

Difetti del BMI in relazione alla matematica e alle caratteristiche fisiche

Poiché il BMI dipende dal peso e dal quadrato della statura ma ignora le leggi basilari di scala riferite alle dimensioni lineari, gli individui più alti, anche con le stesse proporzioni e densità rispetto ad altri più bassi, presentano sempre un BMI superiore.

Il BMI non tiene conto delle dimensioni corporee; una persona può avere una costituzione esile e un tipo morfologico longilineo ed avere più grasso del normale pur avendo un BMI compreso tra 18,5 e 24,9. Al contrario, un individuo robusto con tipo morfologico brevilineo può essere in buona salute, con una percentuale di grasso corporeo abbastanza bassa, ma essere classificato in sovrappeso a causa di un BMI uguale o superiore a 25. Si rende quindi necessaria la misurazione supplementare di alcune caratteristiche corporee al fine di inquadrarne la costituzione e il tipo morfologico.

Il BMI non tiene conto della perdita di statura con l'invecchiamento. In tale circostanza, il BMI aumenta senza alcun incremento ponderale.

Il denominatore del BMI è opinabile

L'esponente di 2 nel denominatore della formula BMI è arbitrario. E' destinato a ridurre la variabilità nel BMI associato solo ad una differenza di dimensioni oggettive, piuttosto che ad una differenza ponderale relativa al proprio valore fisiologico desiderabile. L'esponente appropriato dovrebbe essere di 3, in tal modo il peso aumenterebbe con il cubo dell'altezza. Tuttavia, in media, le persone più alte hanno una costituzione ed un tipo morfologico meno pesanti rispetto alle persone più basse; pertanto, l'esponente migliore che corrisponderebbe al tale variazione dovrebbe essere inferiore a 3. Un'analisi basata sui dati raccolti negli USA ha suggerito un esponente di 2.6 per i soggetti dai 2 ai 19 anni, mentre per gli adulti l'esponente potrebbe essere di 1,92-1,96 per i maschi e 1,45-1,95 per le femmine. L'esponente 2 viene utilizzato solo per convenzione e semplicità.

Il BMI non differenzia la massa magra e quella grassa

Le ipotesi sulla ripartizione tra la massa muscolare e la massa grassa del BMI sono inesatte. Generalmente, il BMI sovrastima l'adiposità dei soggetti con più massa corporea magra (ad esempio, gli atleti) e sottovaluta l'eccesso di grasso per quelli con meno massa magra.

Uno studio del giugno 2008, condotto da Romero-Corral et al., ha esaminato 13.601 soggetti rilevando (per mezzo del BMI) l'obesità nel 21% degli uomini e nel 31% delle donne. Utilizzando le percentuali di grasso corporeo (BF%) invece, si è rilevato che l'obesità colpiva il 50% degli uomini e il 62% delle donne; la correlazione tra le due valutazioni ha trovato un maggior riscontro negli individui con un BMI compreso tra 20 e 30. Per gli uomini con un BMI di 25, circa il 20% aveva una percentuale di grasso corporeo inferiore al 20% e circa il 10% aveva una percentuale di grasso corporeo superiore al 30%.

Il BMI è particolarmente impreciso verso i soggetti che sono in buona forma muscolare, che possono risultare in sovrappeso anche con percentuali di grasso che rientrano nel 10-15%. La composizione corporea degli atleti è meglio calcolabile utilizzando la stima del grasso corporeo, come le pliche cutanee o la pesata idrostatica o la bioimpedenziometria. Tuttavia, recenti studi condotti sui giocatori di football americano che si sottopongono a una muscolazione intensiva, hanno messo in evidenza che spesso questi presentano le stesse complicazioni dei soggetti in sovrappeso (ad es. l'apnea notturna).

Variazione nella definizione delle categorie del BMI

Non è ancora chiaro dove collocare la soglia del sovrappeso e dell'obesità rispetto alla scala del BMI; per questo, nel corso degli ultimi decenni sono state applicate numerose variazioni. Tra il 1980 e il 2000, le “U.S. Dietary Guidelines” hanno inquadrato il sovrappeso all'interno di un range compreso tra 24,9 e 27,1. Nel 1985, il “National Institutes of Health” (NIH) ha definito che il sovrappeso dovrebbe essere fissato da un BMI minimo di 27,8 per gli uomini e 27,3 per le donne. Nel 1990, la “Organizzazione Mondiale della Sanità” (OMS) ha deciso che un BMI compreso tra 25 e 30 deve essere considerato in sovrappeso e un BMI oltre 30 come obeso. Questa è diventata la guida definitiva per determinare la presenza o meno di sovrappeso. Le attuali scale di normalità dell'OMS e del NIH sono associate alla riduzione dell'incidenza di alcune malattie come il diabete di tipo II; tuttavia, l'utilizzo della stessa scala di BMI sia per gli uomini, sia per le donne, è considerato un sistema opinabile.

Variazioni relative allo stato di salute

Uno studio pubblicato nel 2005 dal “Journal of American Medical Association” (JAMA) ha mostrato che le persone in sovrappeso vantano un rischio di mortalità molto simile a quello delle persone normali (secondo il BMI), mentre la gente in sottopeso e gli obesi possiedono un tasso di mortalità più elevato.

Inoltre, un BMI elevato è associato all'insorgenza di diabete di tipo 2 SOLO nelle persone con livelli serici elevati di gamma-glutamil transpeptidasi.

In un'analisi di 40 studi che ha coinvolto 250.000 persone, i pazienti affetti da malattia coronarica ed aventi BMI normale erano a più alto rischio di morte (per la stessa causa) rispetto alle persone con un BMI pari al sovrappeso (BMI 25-29,9).

In uno studio effettuato su persone che rientravano nella fascia di BMI 25-29,9, si è dimostrato che questo sistema non è stato in grado di discriminare la percentuale di grasso corporeo e di massa magra. Lo studio ha concluso che la precisione del BMI nella diagnosi di obesità è limitata, in particolare per gli individui con BMI intermedio, di sesso maschile e in terza età. Questi risultati possono contribuire a spiegare il motivo della maggior longevità statistica dei soggetti in sovrappeso.

Uno studio del 2010 che ha osservato 11.000 soggetti per otto anni ha concluso che il BMI non è un buon sistema di valutazione per il rischio di infarto, di ictus o di morte; al contrario, potrebbe esserlo il rapporto tra circonferenza vita e statura. Uno studio del 2011 che ha osservato 60.000 persone per 13 anni, ha scoperto che il rapporto tra circonferenza vita e circonferenza fianchi è un miglior indicatore di mortalità per la cardiopatia ischemica.

Come possibile alternativa al BMI, nel 1990 sono stati proposti i concetti di: Free Fat Mass Index (FFMI) e Fat Mass Index (FMI); inoltre, nel 2012, è stato proposto il Body Shape Index.

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