In cosa consiste la biopsia polmonare “a cielo aperto”?

La biopsia polmonare "a cielo aperto" prevede che la raccolta di tessuto polmonare da osservare in laboratorio avvenga dopo una o più incisioni sul costato, precisamente fra le costole.
Attraverso queste piccole aperture, infatti, il chirurgo introduce prima una telecamera – la quale, collegata a un monitor esterno, gli consente di orientarsi nella cavità toracica – e poi gli strumenti chirurgici necessari al prelievo.

La biopsia polmonare "a cielo aperto" richiede l'anestesia generale, quindi il paziente è incosciente per tutta la durata dell'intervento e in comunicazione con un erogatore di ossigeno.

La procedura dura in genere un'ora e, alla sua conclusione, è previsto un drenaggio pleurico per la riespansione del polmone interessato. Durante l'intervento, infatti, il polmone da cui si preleva il campione tissutale collassa come in un pneumotorace.

Il ricovero previsto è di almeno un paio di giorni.

La fase post-operatoria potrebbe essere caratterizzata da stanchezza, dolore al torace durante la respirazione, leggero sanguinamento nel punto d'incisione e mal di gola.

Poiché la biopsia polmonare è a tutti gli effetti un'operazione chirurgica, potrebbe dar luogo ad alcune complicazioni. Pertanto, i medici preferiscono farvi ricorso solo quando gli altri esami bioptici meno invasivi si sono dimostrati poco esaustivi.

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