Pertosse

Generalità

La pertosse è una malattia infettiva acuta e molto contagiosa, causata da un batterio Gram negativo chiamato Bordetella Pertussis.
PertosseConosciuta anche come tosse convulsa, tosse assassina o tosse canina, la malattia è responsabile di una tosse persistente, che, nella fase centrale dell'infezione (fase parossistica), si rende protagonista di vere e proprie crisi tussive.
La pertosse è un'infezione che - quando colpisce neonati e bambini molto giovani - può provocare gravi complicanze, fino al decesso; negli adulti, invece, è raramente causa di severe conseguenze.
Il trattamento della pertosse varia in relazione all'età del paziente e alla fase in cui avviene la diagnosi dell'infezione.
Il metodo più efficace per prevenire la malattia è ricorrere alla vaccinazione, vaccinazione che, in Italia, è ormai obbligatoria.

Cos'è la pertosse?

La pertosse è una malattia infettiva di origine batterica, dal carattere acuto ed estremamente contagiosa, che colpisce le vie respiratorie e i polmoni.
La pertosse deve il suo nome al sintomo che più la caratterizza: la tosse.
Nei pazienti infetti, il disturbo della tosse è così persistente che può durare anche 10 settimane; ciò spiega, peraltro, il motivo per cui la pertosse è detta anche “tosse dei 100 giorni”.

Altri sinonimi di pertosse

Oltre a “tosse dei 100 giorni”, altri sinonimi di pertosse sono: tosse canina, tosse convulsa e tosse assassina.

Epidemiologia

Con l'avvento del vaccino (anni '40 del Novecento), la pertosse è passata dall'essere un'infezione largamente diffusa in tutto il Mondo e principale causa di morte tra i bambini, al rappresentare un problema sanitario di primaria importanza soltanto nei Paesi in via di sviluppo, in cui i programmi vaccinali sono ancora arretrati.
In altre parole, la realizzazione del vaccino anti-pertosse ha rappresentano una svolta epocale, riducendo enormemente i casi di pertosse nei Paesi più industrializzati del globo.
A livello mondiale, oggi, la pertosse è una malattia infettiva che, annualmente, interessa circa 16 milioni di persone (2015) ed è causa di morte per 58.700 malati (2015).


Alcuni numeri sulla pertosse:

  • In base a una statistica del 2008, a livello mondiale, la pertosse è causa di decesso per 195.000 persone.
  • Secondo alcune stime, circa il 90% di tutti i casi di pertosse avrebbe luogo in Paesi in via di sviluppo.
  • In un Paese come gli Stati Uniti, il numero di casi annuali di pertosse è passato da poco più di 178.000 unità, nel periodo precedente la realizzazione del vaccino, a poco meno di 21.000 unità nel 2015 (ossia dopo quasi 70 anni dall'avvento della vaccinazione).

Cause

Per “malattia infettiva di origine batterica” s'intende un'affezione che compare a causa di un batterio.
Nel caso specifico della pertosse, il batterio responsabile della malattia infettiva (o infezione) è il cosiddetto Bordetella Pertussis.

Bordetella Pertussis

Bordetella Pertussis è un batterio Gram-negativo, aerobio e morfologicamente simile a un uovo (cocco-bacillo), che dispone di varie armi di virulenza, tra cui un'esotossina, l'emoagglutinina filamentosa, la citotossina tracheale, la pertactina ecc.
Bordetella-PertussisQuando infetta un essere umano, Bordetella Pertussis s'insedia a livello delle cellule epiteliali dei polmoni e le colonizza; l'azione colonizzante di questo batterio comporta un impedimento al movimento delle ciglia (che ricoprono l'epitelio polmonare e hanno l'importante funzione di eliminare i detriti in entrata nei polmoni, attraverso l'aria inspirata).
Quindi, l'impedimento al movimento delle ciglia, da parte di Bordetella Pertussis, determina l'accumulo di detriti lungo le vie aeree e nei polmoni dell'ospite, e ciò è responsabile di una parte dei sintomi della pertosse.
A completare il processo infettivo di Bordetella Pertussis è l'azione inibitoria che questo batterio ha nei confronti del sistema immunitario dell'ospite; entrando maggiormente nei dettagli, l'arma di cui si serve Bordetella Pertussis per aggredire il sistema immunitario è la sua esotossina, chiamata semplicemente tossina della pertosse.

Tempi di incubazione

Il periodo di incubazione che caratterizza Bordetella Pertussis (cioè il tempo che deve trascorrere dalla prima esposizione al batterio sino alla comparsa dei primi sintomi) ha una durata media di 9-10 giorni; è bene, però, precisare che il suo range va da un minimo di 6 a un massimo di 20 giorni.

Contagio

Come avviene la trasmissione di Bordetella Pertussis

La trasmissione della pertosse (e di Bordetella Pertussis) a un nuovo ospite avviene esclusivamente tramite l'inalazione di goccioline di saliva infetta, emesse da un portatore dell'infezione, in occasione di starnuti, colpi di tosse o quando parla.
Il grado di infettività delle goccioline contenenti Bordetella Pertussis è particolarmente elevato; secondo alcuni studi medici, la probabilità che queste goccioline hanno di trasmettere la pertosse a un individuo suscettibile (che chiaramente le inala) è superiore al 90%.


Curiosità

In ambito medico, questa via di trasmissione appena citata, che assegna alle goccioline di saliva emesse dai malati il ruolo di veicoli della pertosse, è detta via aerosol.
Le malattie infettive trasmissibili per via aerosol rendono i luoghi sovraffollati degli ambienti ideali per la diffusione dell'agente patogeno scatenante.

Chi si può ammalare di pertosse?

La pertosse può colpire chiunque non abbia conseguito il vaccino; tuttavia, statistiche alla mano, ha una predilezione per i neonati e i bambini molto piccoli, sui quali, peraltro, può avere le conseguenze peggiori.

Sintomi e complicanze

Per approfondire: Sintomi Pertosse


Dopo il periodo di incubazione – che come si diceva dura in genere 9-10 giorni – la pertosse esordisce con la cosiddetta fase catarrale, durante la quale i sintomi della malattia in questione sono comuni a quelli di una banale affezione delle vie respiratorie (quindi tosse stizzosa e catarro, associati a un lieve rialzo della temperatura corporea).
pertosseAlla fase catarrale segue, dopo 1-3 settimane, la cosiddetta fase parossistica o fase accessionale, in cui, soprattutto di notte, si assiste a un'esacerbazione (aggravamento repentino) della tosse, la quale dà luogo a vere e proprie crisi.
La fase parossistica dura dalle 2 alle 6 settimane; dopodiché, inizia l'ultima fase della pertosse, ovverosia la fase della convalescenza.

Caratterizzata da uno spegnimento graduale della tosse severa, tipica della fase patologica precedente, la fase o periodo di convalescenza ha una durata variabile, che può oscillare da una ad anche 3 settimane.


Fasi pertosse Durata canonica (durata massima)
Fase catarrale 7-14 giorni (4-21 giorni)
Fase parossistica 1-6 settimane (10 settimane)
Fase della convalescenza 7-14 giorni (4-21 giorni)

Fase catarrale

I caratteristici sintomi della pertosse, quando questa è nella sua fase catarrale, sono:

Assieme al periodo di incubazione, la fase catarrale della pertosse rappresenta il periodo patologico in cui l'infettività (o contagiosità) è massima.

Fase parossistica

La fase parossistica della pertosse inizia nel momento in cui il muco in accumulo nelle vie respiratorie è così tanto che la necessità, da parte dell'organismo, di liberare le vie aeree produce vere e proprie crisi di tosse (si ricorda ai lettori che la tosse è un riflesso difensivo, attuato dall'organismo per proteggere le vie aeree e renderle pervie).
Più frequenti durante la notte, le crisi di tosse della fase parossistica hanno una durata canonica di qualche minuto e si caratterizzano per colpi di tosse brevi e contigui. Il loro ripetersi in sequenza ravvicinata – fenomeno quest'ultimo decisamente molto comune – ha la tendenza a terminare con un conato di vomito o l'espettorazione di materiale mucoso denso, vitreo e filante; inoltre, è responsabile di:

  • Viso arrossato o blu (se blu, si parla di cianosi);
  • Senso di fatica intenso;
  • Produzione di un tipico rantolo stridulo al primo atto inspiratorio che segue il termine della crisi di tosse.

Il numero di crisi di tosse, nell'arco di un'intera giornata, può variare da 5 ad addirittura 40.
Mano a mano che la fase parossistica fa il suo decorso, il livello di contagiosità del paziente decade progressivamente, fino ad annullarsi.

Fase della convalescenza

Nella pertosse, la fase della convalescenza rappresenta il momento in cui i sintomi della fase parossistica cominciano progressivamente ad attenuarsi, fino alla completa scomparsa.
In altri termini, il paziente con pertosse che entra nella fase della convalescenza vede progressivamente migliorare il suo stato di salute e può ritenersi sulla via della guarigione.

Pertosse nel neonato e nel bambino piccolo

Nel neonato con pertosse, le crisi sono decisamente più clementi che nel bambino o nel soggetto più grande; tuttavia, nel neonato malato, è possibile assistere con maggiori probabilità a fenomeni di apnea, che possono, nei casi più sfortunati, tradursi in gravi complicanze.

Pertosse nel bambino grande, nell'adolescente e nell'adulto

Più il malato con pertosse è una persona adulta e più è probabile che la tosse sia l'unico sintomo presente.
In altri termini, nei bambini grandi e negli adolescenti è più facile osservare un quadro sintomatologico articolato, rispetto a quanto accade negli adulti, i quali, in genere, esibiscono soltanto la tosse.

Complicanze nel neonato

Nel neonato – specie in quello al di sotto dei 6 mesi – la pertosse rappresenta un importante pericolo per la salute, in quanto può degenerare in complicanze gravi e talvolta dall'esito mortale, come:

  • Disidratazione;
  • Gravi difficoltà respiratorie, danni neurologici causati da ipossia e soffocamento. Sono le possibili complicanze a cui si faceva riferimento in precedenza, quando si è parlato della pertosse nel neonato e della possibilità di apnea;
  • Perdita di peso;
  • Polmonite;
  • Epilessia;
  • Disfunzioni renali.

Il neonato con pertosse che sviluppa una di queste complicanze necessita del ricovero ospedaliero immediato.

Complicanze nel bambino grande e nell'adulto

In adolescenti e adulti con un buon sistema immunitario, la pertosse tende a risolversi senza problemi.
Tuttavia, in alcuni frangenti, le crisi di tosse hanno un'intensità tale da causare:

Quando rivolgersi al medico?

Rappresenta un motivo più che valido per rivolgersi al medico la presenza, in un individuo, di una tosse persistente, da cui dipendono conati di vomito, viso arrossato, cianosi, episodi di apnea e rantoli striduli durante l'inspirazione.

Diagnosi

In genere, l'iter diagnostico per l'individuazione di una malattia come la pertosse prevede: un esame obiettivo accurato, un'anamnesi approfondita, un esame colturale su un tampone nasofaringeo e le analisi del sangue.

Esame obiettivo e anamnesi

L'esame obiettivo e l'anamnesi rappresentano, di norma, il primo step del percorso che porta alla diagnosi di pertosse.
Brevemente, consistono nell'osservazione e nella valutazione critica dei sintomi manifestati dal pazienti.
In alcuni frangenti (es: quando la pertosse è nella fase parossistica), possono risultare sufficienti a una diagnosi corretta; in altre circostanze (es: quando la pertosse è nella fase catarrale), possono fornire soltanto informazioni incomplete.


Curiosità

La pertosse è una malattia infettiva che, quando è nella sua fase di esordio (fase catarrale), è difficilmente diagnosticabile, in quanto produce gli stessi sintomi di un semplice raffreddore.
Le cose cambiano completamente quando la suddetta infezione è nella sua fase acuta (fase parossistica): in queste situazioni, la sintomatologia è per così dire inequivocabile e la diagnosi molto semplice.

Esame colturale su un tampone nasofaringeo

L'esame colturale su un tampone nasofaringeo – cioè su un campione di tessuto proveniente dal naso e dalla gola – rappresenta il test diagnostico di conferma, in quanto permette di rintracciare Bordetella Pertussis e dimostrare che l'infezione in corso è la pertosse.

Analisi del sangue

Le analisi del sangue permettono di dimostrare che è in corso un'infezione da Bordetella Pertussis, in quanto questo batterio scatena la produzione, da parte dell'organismo infettato, di particolari anticorpi rinvenibili nel torrente circolatorio.

Terapia

La terapia della pertosse varia in relazione all'età del paziente, all'intensità dei sintomi e alla fase in cui avviene la diagnosi dell'infezione. Questa affermazione trova giustificazione nei seguenti quattro punti:

  • I pazienti di giovanissima età (neonati sotto i 6 mesi) e gli individui con una sintomatologia molto severa necessitano di cure “aggressive”, che solo il ricovero ospedaliero è in grado di fornire;
  • I pazienti di giovane età ed età adulta con una sintomatologia nella norma possono tranquillamente recuperare da casa, in quanto l'infezione non è grave;
  • Per i pazienti in cui l'infezione è in corso da meno di 3 settimane (quindi quando la diagnosi è avvenuta prima della fase parossistica), è previsto un trattamento a base di antibiotici, le cui finalità sono fermare l'infezione e impedire la diffusione di quest'ultima ad altre persone;
  • Per i pazienti in cui l'infezione è in corso da più di 3 settimane (quindi quando la diagnosi è avvenuta dopo l'inizio della fase parossistica), non è previsto alcun trattamento antibiotico, in quanto sarebbe poco proficuo; a questo punto della malattia, infatti, il batterio ha già agito e il paziente non è più contagioso per gli altri.

Gli antibiotici sono sostanze elaborate da organismi viventi o prodotte in laboratorio, capaci di determinare la morte dei batteri o di impedirne la crescita.

Ricovero ospedaliero: in cosa consiste?

Avente luogo in terapia intensiva, il ricovero ospedaliero di un neonato con pertosse o di un soggetto con una grave forma di pertosse prevede:

  • La somministrazione di fluidi per via endovenosa, allo scopo di prevenire/trattare la disidratazione. Il ricorso alla via endovenosa è legato al fatto che il paziente potrebbe avere difficoltà a ingerire liquidi;
  • Il monitoraggio periodico della funzione respiratoria. Ciò permette ai medici di intervenire tempestivamente qualora il paziente necessitasse di un supporto alla respirazione e di un trattamento come l'ossigenoterapia;
  • Un'adeguata terapia antibiotica, al fine di eliminare dall'organismo infetto il batterio responsabile dell'infezione.

I capisaldi del trattamento da casa

Previsto per tutti i pazienti non neonati e con un quadro sintomatologico nella norma, il trattamento da casa della pertosse prevede: l'uso di antibiotici (secondo le modalità descritte in precedenza), un periodo di riposo assoluto, il consumo di molta acqua per evitare la disidratazione e l'impiego di paracetamolo o ibuprofene per ridurre lo stato febbrile.

Quali sono gli antibiotici più indicati?

Tra gli antibiotici più indicati al trattamento della pertosse, figurano: l'eritromicina, la claritromicina e l'azitromicina.

Come deve comportarsi un paziente per non contagiare altre persone?

Per evitare di contagiare altre persone, un individuo con pertosse dovrebbe:

  • Evitare la frequentazione di posti affollati e qualunque circostanza lo porti a entrare in contatto con altre persone (scuola, lavoro ecc.). Tale raccomandazione decade trascorse 48 ore dall'inizio di un'eventuale terapia antibiotica o dopo 3 settimane dall'inizio dell'infezione.
  • Coprirsi la bocca o il naso in occasione di starnuti o colpi di tosse. Per i più piccoli, questa raccomandazione è più difficile da mettere in pratica.
  • Smaltire/lavare al più presto qualunque fazzoletto impiegato per coprire bocca e naso.
  • Lavare le mani con acqua tiepida e sapone.

Profilassi antibiotica: a chi serve?

Secondo i medici, è buona norma che chiunque viva a stretto contatto con un malato di pertosse (in genere, i familiari) ricorra a un'adeguata profilassi antibiotica, al fine di proteggersi da un eventuale contagio.

I farmaci per la tosse possono servire?

I farmaci contro la tosse sono generalmente controindicati nei bambini e nei neonati, mentre potrebbero trovare impiego nei soggetti adulti.
A ogni modo, in merito a tale argomento, è meglio affidarsi alle indicazioni del medico curante.

Vaccino e Prevenzione

Il vaccino contro il batterio della pertosse rappresenta la principale misura preventiva nei confronti della suddetta malattia infettiva.

I vantaggi della vaccinazione anti-pertosse

L'avvento della vaccinazione contro la pertosse ha contribuito a ridurre non solo la morbosità della malattia in questione, ma anche la sua letalità legata a complicanze quali polmoniti, encefaliti, asfissia per soffocamento ecc.

Il vaccino anti-pertosse dura tutta la vita?

L'immunità indotta dal vaccino anti-pertosse tende a scemare con il passare del tempo (5-10 anni). Ciò significa che, dopo un certo arco di tempo, chi ha conseguito la vaccinazione può ammalarsi allo stesso modo di una persona mai vaccinata.
Questa stessa possibilità (protezione immunitaria dalla pertosse che scema con il tempo) vale anche per le persone che si sono ammalate di pertosse e hanno sviluppato un'immunità naturale.

Vaccinazione anti-pertosse in Italia prima del 2017

Fino 2017, in Italia, la vaccinazione anti-pertosse non era obbligatoria, ma la maggior parte dei medici consigliava di effettuarla entro il primo anno di vita del bambino secondo diversi schemi vaccinali (per esempio al terzo, quinto e dodicesimo mese di vita, con un richiamo a 3 anni, prima di frequentare l'asilo).
Di norma, la vaccinazione anti-pertosse era associata a quelle contro altre malattie, come difterite, tetano, epatite B, poliomielite e meningite da Haemophilus Influenzae tipi B (ve Infanrix Penta, Infanrix Hexa e Tritanrix HepB).


Cosa cambia dal 2017

Con il decreto legge in materia di prevenzione vaccinale per i minori da zero a 16 anni, approvato il 28/07/2017 la vaccinazione contro la pertosse è divenuta obbligatoria.

Questa specifica vaccinazione può essere effettuata con un'unica iniezione insieme ad altre cinque coperture vaccinali (la cosiddetta vaccinazione esavalente, che comprende i vaccini: anti-poliomielite, anti-difterite, anti-tetano, anti-epatite B, anti-pertosse, anti-Haemophilus Influenzae tipo b).

  • L'obbligo di vaccinazione contro la pertosse è in vigore, nel contesto delle 10 vaccinazioni obbligatorie, per i nati dal 2017. Anche i nati dopo il 2001 sono soggetti all'obbligo di vaccinazione contro la pertosse.
  • Sono esonerati dall'obbligo di vaccinazione i soggetti immunizzati per effetto della malattia naturale, quindi i bambini che hanno già contratto la pertosse non dovranno vaccinarsi contro tale malattia

Si ricorda che le vaccinazioni obbligatorie sono un requisito per l'ammissione all'asilo nido e alle scuole  dell'infanzia (per i bambini da 0 a 6 anni) e che la violazione dell'obbligo vaccinale comporta l'applicazione di significative sanzioni pecuniarie.


Per maggiori informazioni sui vaccini obbligatori nei bambini consulta questo articolo.

Prognosi

Nei bambini di età superiore all'anno di vita, negli adolescenti e negli adulti, la pertosse tende ad avere prognosi positiva; in altre parole, nei soggetti sopra indicati, l'infezione in questione ha la tendenza a risolversi completamente e senza complicazioni.
La situazione cambia radicalmente quando il paziente è un bambino sotto l'anno di vita; in siffatte circostanze, infatti, la pertosse rappresenta una malattia pericolosa, che può indurre gravi complicanze e, nei casi più sfortunati, causare la morte.


Curiosità
Secondo alcuni studi, in un Paese come gli USA, la pertosse sarebbe fatale per l'1,6% dei bambini al di sotto dell'anno di vita ricoverati in ospedale.


Pertosse - Farmaci per la cura della Pertosse »