Dieta chetogenica? No grazie!

Vedi anche: diete low carb

Che cos'è

Dieta chetogenica: definizione

La dieta chetogenica è una strategia nutrizionale basata sulla riduzione dei carboidrati alimentari, che “obbliga” l'organismo a produrre autonomamente il glucosio necessario alla sopravvivenza e ad aumentare il consumo energetico dei grassi contenuti nel tessuto adiposo.


dieta chetogenica

Dieta chetogenica significa “dieta che produce corpi chetonici” (un residuo metabolico della produzione energetica).

Regolarmente prodotti in quantità minime e facilmente smaltibili con le urine e la ventilazione polmonare, nella dieta chetogenica i corpi chetonici raggiungono un livello superiore alla condizione normale. L'eccesso indesiderato di corpi chetonici, responsabile della tendenza all'abbassamento del pH sanguigno, è detto chetosi. Anche l'attività motoria incide, positivamente o negativamente (a seconda del caso), sulla condizione di chetoacidosi.

La presenza di corpi chetonici nel sangue esercita diversi effetti sull'organismo; alcuni  vengono considerati utili nel processo di dimagrimento, altri sono di tipo “collaterale”.
Non esiste un solo tipo di dieta chetogenica e sono chetogenici tutti gli stili alimentari che forniscono una quantità di carboidrati inferiore al necessario, ad esempio la dieta Atkins o la LCHF (low carb, high fat - basso contenuto di carboidrati, grassi elevati). Alcuni tipi di dieta chetogenica vengono utilizzati in ambito clinico, ma si tratta di sistemi prevalentemente sfruttati nel campo del fitness e della cultura estetica.

Caratteristiche

Caratteristiche della dieta chetogenica

La dieta chetogenica (in inglese ketogenic diet o keto diet) è uno schema nutrizionale:

  • A basso contenuto di calorie (dieta ipocalorica)
  • A basso contenuto percentuale e assoluto di carboidrati (dieta low carb)
  • Ad alto contenuto percentuale di proteine, anche se la quantità assoluta (in grammi) è più spesso di media entità
  • Ad alto contenuto percentuale e assoluto di lipidi.

Utilizzi

Applicazione della dieta chetogenica

Questa strategia alimentare viene utilizzata soprattutto in tre contesti (molto diversi tra loro):

  1. Dimagrimento (meglio se sotto controllo medico)
  2. Terapia alimentare di certe patologie metaboliche come l'iperglicemia e l'ipertrigliceridemia (SOLO sotto controllo medico)
  3. Riduzione dei sintomi associati all'epilessia infantile (ESCLUSIVAMENTE quando il soggetto non risponde alla terapia farmacologica e SOLO sotto controllo medico).

Cosa mangiare

Cosa mangiare nella dieta chetogenica?

L'aspetto più importante per raggiungere lo stato di chetosi è mangiare alimenti che non contengono carboidrati, limitare quelli che ne apportano pochi ed evitare i cibi che ne sono ricchi.
Gli alimenti consigliati sono:

  • Carne, prodotti della pesca e uova – I gruppo fondamentale degli alimenti
  • Formaggi - II gruppo fondamentale degli alimenti
  • Grassi e oli da condimento – V gruppo fondamentale degli alimenti
  • Ortaggi – VI e VII gruppo fondamentale degli alimenti.

Gli alimenti sconsigliati invece, sono:

  • Cereali, patate e derivati – III gruppo fondamentale degli alimenti
  • Legumi – IV gruppo fondamentale degli alimenti
  • Frutti - VI e VII gruppo fondamentale degli alimenti
  • Bibite dolci, dolciumi vari, birra ecc.

In genere, si consiglia di mantenere un'assunzione di carboidrati inferiore o uguale a 50 g/die, organizzata idealmente in 3 porzioni con 20 g ciascuna.
Una linea guida piuttosto severa per una corretta dieta chetogenica prevede una ripartizione energetica di:

  • 10% da carboidrati
  • 15-25% di proteine (non dimenticando che le proteine, contenendo anche amminoacidi glucogenici, partecipano a sostenere il livello di glucosio nel sangue)
  • 70% o più da grassi.

Come capire di essere in chetosi?

Per identificare un eventuale stato di chetosi è possibile svolgere dei test dell'urina (con appositi strip per l'urina), del sangue (misuratori ematici dei chetoni) o del respiro (analizzatore dei chetoni nell'alito). Tuttavia si può anche fare affidamento a certi sintomi “rivelatori”, che non richiedono nessun test:

  • Bocca asciutta e sensazione di sete
  • Aumento della diuresi (per la filtrazione di acetoacetato)
  • Alito o sudore acetonico (per la presenza di acetone) che scappa attraverso il nostro respiro
  • Riduzione dell'appetito
  • Spossatezza.

Quanti chetoni devono essere presenti nel sangue?

Non esiste una vera e propria distinzione tra chetosi e non chetosi. Il livello di questi composti è influenzato dalla dieta e dallo stile di vita. Tuttavia, è possibile affermare che esiste un range ottimale per il corretto funzionamento della dieta chetogenica:

  • Sotto 0,5 mmol di chetoni per litro di sangue non è considerata chetosi.
  • Tra 0,5-1,5 mmol/l si parla di chetosi leggera
  • Con 1,5-3 mmol/l la chetosi è definita ottimale
  • Valori di oltre 3 mmol/l, oltre a non essere maggiormente efficaci, compromettono lo stato di salute (soprattutto in caso di diabete mellito tipo 1)
  • Valori oltre 8-10 mmol/l sono difficili da raggiungere con la dieta. Talvolta vengono ottenuti nelle malattie o per mezzo di attività fisica inadeguata; si correlano a sintomi anche molto gravi.

Come Funziona

Cenni sulla produzione energetica

La produzione energetica cellulare avviene grazie alla metabolizzazione di alcuni substrati, soprattutto glucosio ed acidi grassi. Per lo più, questo processo inizia nel citoplasma (glicolisi anaerobica – senza ossigeno) e termina nei mitocondri (ciclo di Krebs – con ossigeno - e ricarica dell'ATP). Nota: le cellule muscolari sono anche in grado di ossidare buone quantità di amminoacidi ramificati. Bisogna però sottolineare due aspetti fondamentali:

  1. Alcuni tessuti, come quello nervoso, funzionano “quasi” esclusivamente a glucosio
  2. Il corretto utilizzo cellulare degli acidi grassi è subordinato alla presenza di glucosio che, se carente, viene prodotto dal fegato mediante neoglucogenesi (a partire da substrati come amminoacidi glucogenici e glicerolo).

    Nota: da sola, la neoglucogenesi non è in grado di soddisfare definitivamente, nel lungo termine, le richieste metaboliche dell'intero organismo.

Ecco perché i carboidrati, pur non potendo essere definiti “essenziali”, vanno considerati nutrienti comunque indispensabili e se ne consiglia un'assunzione minima di 180 g/die (la quantità minima per garantire la piena funzionalità del sistema nervoso centrale).

Corpi chetonici residui

Spieghiamo ora come avviene la liberazione di corpi chetonici.

Durante la produzione energetica, gli acidi grassi vengono dapprima ridotti in CoA (coenzima A) e, subito dopo, fatti entrare nel ciclo di Krebs. Qui si legano all'ossalacetato per giungere a un'ulteriore ossidazione, fino a terminare con la liberazione di anidride carbonica ed acqua. Quando la produzione di acetil CoA tramite lipolisi eccede la capacità di assorbimento dell'ossalacetato, avviene la formazione dei cosiddetti corpi chetonici.

Nota: ogni corpo chetonico è formato da due molecole di acetil CoA.

Tipi di corpi chetonici

I corpi chetonici sono di tre tipi:

  • Acetone
  • Acetoacetato
  • 3-idrossibutirrato.

Smaltimento dei corpi chetonici

I corpi chetonici possono essere ulteriormente ossidati, in particolare dalle cellule muscolari, dal cuore e in minor parte dal cervello (che li usa soprattutto in carenza di glucosio), oppure eliminati con le urine e con la ventilazione polmonare. Inutile specificare che aumentando i corpi chetonici nel sangue aumenta anche il carico di lavoro dei reni.

Se la produzione di corpi chetonici oltrepassa la capacità di smaltimento dell'organismo, si accumulano nel sangue dando luogo alla cosiddetta chetosi.

Chetosi, chetoacidosi e acidosi metabolica

Anche detta chetoacidosi, questa condizione abbassa il pH sanguigno definendo il quadro tipico dell'acidosi metabolica (tipica dei diabetici non trattati). In casi estremi l'acidosi può portare al coma e persino alla morte.

Attività motoria e chetoacidosi

Il ruolo dell'attività motoria sulla chetoacidosi è, in un certo senso, contradditorio. Partendo dal presupposto che il ricorso alla dieta chetogenica è comunque una forzatura metabolica - che a lungo andare può portare a conseguenze spiacevoli, anche in un organismo giovane e ben allenato - è doveroso specificare che:

  • Da un lato, l'esercizio fisico intenso aumenta le richieste energetiche di glucosio favorendo la produzione e l'accumulo di corpi chetonici.
  • Dall'altro, l'esercizio fisico moderato aumenta l'ossidazione dei corpi chetonici stessi opponendosi al loro accumulo e agli effetti negativi che possono esercitare nell'organismo.

Neoglucogenesi

Abbiamo già detto che l'organismo ha comunque bisogno di glucosio e che, se non viene assunto con la dieta, dev'essere prodotto con la neoglucogenesi. Indispensabile al corretto funzionamento soprattutto del tessuto nervoso, il glucosio è anche necessario al completamento dell'ossidazione lipidica.
La gluconeogesi è un processo che porta alla formazione di glucosio a partire dallo scheletro carbonioso di alcuni amminoacidi (detti glucogenici, ovvero che danno origine all'ossalacetato); in misura inferiore, anche da glicerolo e acido lattico. Questo processo assicura un apporto costante di energia anche in condizioni di carenza di glucosio, ma costringe fegato e reni a lavorare di più per eliminare l'azoto.

Vantaggi

Vantaggi della dieta chetogenica

La dieta chetogenica può esercitare dei vantaggi:

Svantaggi

Svantaggi della dieta chetogenica

La dieta chetogenica può mostrare anche parecchi svantaggi, la maggior parte dei quali dipende dai livelli di corpi chetonici presenti nel sangue:

  • Aumento della filtrazione renale e della diuresi (escrezione dei corpi chetonici e delle scorie azotate)
    • Tendenza alla disidratazione
    • Aumento del carico di lavoro dei reni
    • Possibile effetto tossico sui reni da parte dei corpi chetonici
  • Possibile ipoglicemia
  • Possibile ipotensione
  • Keto-influenza o “keto-flu” in inglese; è una sindrome legata allo scarso adattamento dell'organismo dopo 2-3 giorni dall'inizio della dieta chetogenica. Comprende:
  • Nei soggetti più sensibili, aumento della possibilità di svenimento (dovuta alle due precedenti)
  • Maggior tendenza a:
  • Aumento del carico di lavoro del fegato, per incremento della neoglucogenesi, dei processi di transaminazione e deaminazione
  • In presenza di attività motoria intensa e/o prolungata, catabolismo muscolare
  • E' sbilanciata e tende a limitare l'assunzione di alcuni nutrienti anche molto importanti
  • Può essere particolarmente nociva per:
Dieta Chetogenica

Aggiornamenti Scientifici

Carboidrati: compromettono la salute e promuovono la mortalità?

Premessa

Osservando e comparando attentamente la lista dei vantaggi con quella degli svantaggi, pare che la dieta chetogenica non sia una vera e propria “manna dal cielo”. In effetti, si tratta di un metodo controindicato in parecchie situazioni; richiede anche una certa “sensibilità individuale”, oppure l'utilizzo di strumenti analitici che assicurano di rientrare perfettamente nell'ambito della “chetosi ideale”. E' senza dubbio una strategia alquanto macchinosa e poco spontanea. Tuttavia, è ancora oggi molto utilizzata nell'ambito del dimagrimento e della terapia alimentare contro l'iperglicemia cronica.

La ricerca scientifica suggerisce che, se utilizzata correttamente, la dieta chetogenica può non solo essere utile, ma anche rimediare al alcuni danni provocati dalle diete ricche di carboidrati (obesità, diabete mellito tipo 2, ipertrigliceridemia ecc).

Studio PURE di Dehghan et al., 2017

Il PURE (Dehghan et al., 2017) è uno studio prospettico (o di coorte) che ha osservato oltre 135.000 partecipanti provenienti da 18 Paesi per molti anni. Escludendo i soggetti con malattie cardiovascolari preesistenti (eccezion fatta per il diabete), dopo un follow-up di 7,4 anni dall'inizio dell'osservazione, sono avvenuti più di 10.000 decessi o eventi cardiovascolari (come infarto e ictus) correlati ai parametri dell'avvio dello studio (fattori socioeconomici, questionari sull'alimentazione e sull'attività motoria); è risultato che l'assunzione di carboidrati aumenta la mortalità totale mentre i lipidi (indistintamente saturi e insaturi) la diminuiscono. NON si è notato alcun legame tra il consumo di grassi e gli eventi cardiovascolari o altri tipi di mortalità correlata, ad eccezione dei grassi saturi, che inaspettatamente si sono associati a un minore rischio di ictus.
Il rilascio di insulina provocato dall'assunzione di glucosio e l'attivazione della corrispondente cascata di segnalazione può essere considerato il motivo principale del fatto che incrementando l'introito di carboidrati si favorisce la mortalità. Come dimostra l'elevata incidenza di tumori nei diabetici, l'iperinsulinemia è un fattore di crescita maligno molto importante.

Riduzione dell'assorbimento del glucosio

Da una prospettiva terapeutica, se i carboidrati sono fattori rilevanti nel promuovere la mortalità, non solo la riduzione dell'introito totale, ma anche l'inibizione dell'assorbimento e del metabolismo dei carboidrati dovrebbe prolungare la durata di vita.

  • L'acarbosio è un inibitore dell'alfa-glucosidasi, un enzima intestinale che rilascia D-glucosio dai carboidrati complessi (soprattutto amido). È stato usato nel trattamento dei diabetici per limitare l'assorbimento di carboidrati nell'intestino sin dagli anni '80. In linea con il ruolo dei carboidrati nel compromettere la salute, l'acarbosio ha dimostrato di prolungare la durata di vita nei topi (Harrison et al., 2014).
  • Gli inibitori del co-trasportatore 2 sodio-glucosio renale (SGLT-2) promuovono la rimozione del D-glucosio dal sangue attraverso l'urina. Questi inibitori recentemente sviluppati vengono utilizzati per il trattamento dei diabetici. I potenziali effetti sulla durata di vita degli organismi o degli esseri umani non sono ancora stati pubblicati ma sembrano giustificati.
  • La metformina antidiabetica, attualmente indagata per quanto riguarda l'estensione della durata della vita (studio TAME), riduce la produzione di glucosio (gluconeogenesi) dal fegato e provoca una riduzione della glicemia.

Combinazione di nutrienti

Nei topi, la rimozione quasi completa dei carboidrati (< 1%) per ottenere una dieta chetogenica ha migliorato l'aspettativa di vita rispetto a una dieta ad alto contenuto di carboidrati. D'altro canto, Roberts et al., 2017 hanno osservato che ricostituendo anche solo il 10% dell'energia in zuccheri semplici questo effetto positivo svanisce. Rimpiazzando gli zuccheri con i carboidrati complessi i parametri migliorano sensibilmente; sono quindi gli zuccheri ad esercitare l'effetto peggiore. E' stato dimostrato che associare una dieta ad alto contenuto di grassi a medie percentuali di zuccheri semplici si ottengono risultati negativi; tuttavia, quelli peggiori si sono ottenuti unendo altissime quantità di grassi e di zuccheri. Inoltre, si è notata un'estensione della durata di vita dei topi sostituendo le proteine nutrizionali con carboidrati, indipendenti dalle calorie totali (Solon-Biet et al., 2014). Considerati insieme, questi studi suggeriscono che lo zucchero alimentare può essere un fattore limitante molto importante, ma non unico, sulla salute dei roditori.

Critiche allo studio

Lo studio PURE è stato criticato per aver manipolato l'effetto statistico dei suoi risultati. In particolare, le abitudini nutrizionali dipendenti dal reddito e dalla geografia di specifici sottogruppi non sarebbero applicabili alle società ad alto reddito occidentali (che tuttavia erano state incluse nel PURE). Infatti, Dehghan et al. (2017) non hanno analizzato quale fonte specifica di carboidrati (zucchero/carboidrati raffinati oppure i cereali integrali) possa contribuire agli effetti dannosi dei glucidi, e come il reddito possa influenzare la qualità delle scelte dietetiche. E' stata comunque proposta successivamente una rielaborazione aggiuntiva sul reddito e sulla ricchezza familiare, nonché sullo stato socioeconomico del rispettivo paese, dimostrando che queste variabili non hanno in alcun modo influito sulle principali osservazioni dello studio (Appendice, pag. 34 di Dehghan et al., 2017).

Conclusione dello studio

Il gruppo di ricercatori dello studio PURE ritiene che le raccomandazioni nutrizionali correnti, soprattutto per quanto riguarda i carboidrati raffinati e lo zucchero, dovrebbero essere radicalmente riconsiderate. Inoltre, le opzioni farmacologiche per simulare la nutrizione a basso contenuto di carboidrati (cioè, senza bisogno di una effettiva riduzione dell'assunzione di carboidrati) sono da considerare un approccio utile e pratico rispetto ai cambiamenti delle abitudini nutrizionali per la popolazione generale.

Riflessioni

Dieta chetogenica: conviene?

Evitare di assumere glucosio tramite la dieta e costringere il corpo ad utilizzare i meno convenienti amminoacidi è una strategia alquanto “discutibile”, perché intossica l'intero organismo, tende ad affaticare inutilmente fegato e reni, rende meno efficienti il sistema nervoso ed i muscoli.
D'altro canto, i potenziali effetti negativi, di GRAVE entità, delle diete chetogeniche sono più limitati di quanto molti credano; o meglio, la sola dieta chetogenica, nel breve termine, NON causa insufficienza renale, insufficienza epatica, riduzione del metabolismo basale e compromissione della tiroide, demineralizzazione ossea ecc. Quel che potrebbe invece accadere nel lungo termine rimane ancora oggetto di studi; di certo, la dieta chetogenica non dev'essere intesa come una strategia alimentare definitiva, soprattutto viste le controindicazioni che può avere in certe situazioni.
E' comunque indubbio che tutto questo lavoro, oltre a mantenere bassi i livelli glicemico-insulinici (responsabili, assieme all'eccesso calorico, del deposito adiposo), aumenti la quantità di calorie bruciate, stimoli la secrezione di ormoni e la produzione di metaboliti che favoriscono lo smaltimento del grasso e sopprimono l'appetito. Per tutti questi motivi l'efficacia "dimagrante" della dieta chetogenica è tutto sommato elevata.
La dieta chetogenica funziona nell'immediato ma sottopone l'organismo ad uno stress continuo e non salutare. Se mal progettata, in particolare quando mal ripartita o eccessivamente restrittiva, la dieta chetogenica dev'essere abbandonata e rimpiazzata con altre strategie alimentari meno pericolose ed ugualmente efficaci.
Nonostante venga anche usata nel trattamento dell'epilessia che non risponde adeguatamente ai farmaci, in altri contesti la dieta chetogenica può essere particolarmente dannosa. E' infatti una delle strategie alimentari “estreme” più diffuse in certi disturbi del comportamento alimentare (DCA). Se eseguita da un soggetto colpito da diabete mellito tipo 1 (anche se effettivamente non ce ne sarebbe alcun motivo), richiede moltissima attenzione e il supporto medico, perché potrebbe avere gravissime conseguenze per la salute. Inoltre, essendo fortemente sbilanciata, può compromettere la richiesta nutrizionale della donna incinta o della nutrice.