Alimentazione e Cancro: Esiste una Dieta contro il Cancro?

Vedi anche: alimenti antitumorali

Dieta e Cancro

Esiste una relazione tra la dieta e il cancro?

Sì, esistono diverse relazioni tra la dieta e il cancro.
D'altro canto, si tratta di rapporti difficilmente interpretabili e spesso la semplice correlazione statistica non fornisce una visione d'insieme sufficientemente esaustiva.
Dieta e cancro tumore alimentazioneLa dieta, dal latino “diaeta” che significa “stile di vita”, è di certo un fattore virtualmente protettivo o  incline per varie forme tumorali.
In questo articolo tratteremo degli argomenti molto delicati, ma importanti per scoprire le relazioni attualmente note e comprovate tra ciò che mangiamo e le patologie di natura oncologica.

Dieta occidentale: favorisce l'insorgenza del cancro?

Da diversi anni numerose ricerche mediche si sono susseguite, tra conferme e smentite, per cercare di rispondere alle domande ricorrenti che interessano l'importanza della dieta per la nascita o la prevenzione del cancro.
Stando alle attuali conoscenze, nei Paesi occidentali, una percentuale intorno al 20-30% dei tumori potrebbe essere "evitata" grazie a una dieta corretta.
Oltre alla composizione nutrizionale della dieta (modificata dalla preferenza di alcuni cibi piuttosto che altri), un aspetto molto importante riguarda l'associazione tra: stile di vita - inteso come dieta scorretta e sedentarietà - diffusione del sovrappeso o obesità - e insorgenza di certe patologie oncologiche.

Quota di tumori attribuibili a vari fattori di rischio

  USA, 2012* Regno Unito, 2010**
Fattore di rischio % %
Tabacco 33 19
Dieta 5 9
Sovrappeso, obesità 20 5
Inattività fisica 5 1
Abuso di bevande alcoliche 3 4
Fattori occupazionali 5 4
Infezioni 8 3
Radiazioni ionizzanti ed esposizione a raggi UV 2 5
Inquinamento ambientale 2 -

*American Association for Cancer Research – AACR Cancer Progress Report 2013. Available at: www. cancerprogressreport.org Accessed 12/05/2014
** DM Parkin1, L Boyd, LC Walker. The fraction of cancer attributable to lifestyle and environmental factors in the UK in 2010. Br J Cancer. 2011 December 6; 105.

Variabilità geografica

La relazione tra alimentazione e cancerogenesi è stata scoperta anche attraverso lo studio dell'incidenza di alcuni tipi di cancro in relazione all'area geografica di appartenenza.
Si è così scoperto che certi tumori sono più frequenti in alcuni Paesi rispetto ad altri.
Ulteriori ricerche hanno inoltre dimostrato che il rischio di sviluppare queste forme tumorali dieta-correlate tende a livellarsi nelle persone che si sono stabilmente trasferite da Paesi a basso rischio ad altri ad alto rischio, adottando lo stile di vita e le abitudini alimentari tipiche di questi ultimi.
Ciò riduce l'importanza della componente genetica e avvalora il ruolo delle abitudini come fattore di rischio per alcuni tipi di tumore.
Tali differenze, spesso, sono notevoli. Secondo i dati OMS 1996:

E ancora:

  • I nigeriani che vivono in Africa hanno meno tumori del colon, del retto e del fegato di quelli emigrati negli Stati Uniti
  • Tra i giapponesi emigrati nelle Hawai, dove lo stile di vita è di tipo occidentale, la frequenza dei tumori è diversa rispetto a quella che si registra nella madre-patria.
  • Analogo discorso può essere fatto per il cancro alla mammella: mentre l'incidenza di questo tipo di tumore è elevata nei Paesi Industrializzati occidentali, nell'area asiatica il rischio è notevolmente inferiore e aumenta sensibilmente non appena le donne orientali migrano verso tali Paesi.
  • L'incidenza più bassa per il cancro alla prostata è stata registrata a Singapore (13%) e ad Hong Kong (15%), mentre il più alto valore appartiene alla Svezia (31%).
  • Si è visto inoltre che un soggetto svedese, che ha già il doppio di probabilità rispetto ad uno di Hong Kong di essere portatore di tumore prostatico, ha una probabilità otto volte maggiore di morire di cancro alla prostata.
  • In Italia notevoli differenze sono state registrate tra l'area di Forlì - Ravenna e Firenze rispetto al resto della Penisola. In questa zona l'incidenza del tumore allo stomaco è quattro volte superiore rispetto al centro sud. Tale differenza sarebbe legata anche a una dieta ricca di salumi e insaccati, troppo spesso eccessivamente ricchi di nitriti e nitrati.

In ogni caso nessun alimento in particolare è stato individuato come significativamente protettivo o causale.
L'unica relazione certa sembra essere quella tra l'eccessivo consumo di grassi, tumore della mammella nella donna e carcinoma del colon sia nel maschio che nella femmina
L'abuso di alcol è invece un importante fattore predisponente per lo sviluppo della cirrosi epatica e vari tipi di tumori.

Considerazioni sui valori statistici

Quanto esposto nel paragrafo precedente potrà sembrare riduttivo. L'educazione alimentare, che attualmente viene divulgata in ogni canale mediatico, sembra avvalorare molte tesi delle quali finora non abbiamo fatto cenno.
In realtà, molte di queste correlazioni (positive o negative) riguardano dei nutrienti e dei fattori nutrizionali ben precisi, NON degli alimenti in sé.
Oltre a ciò, la maggior parte degli studi può essere in grado di dimostrare una reazione chimica o un meccanismo cellulare, ma – per questioni metodologiche e di sviluppo - difficilmente riuscirà a sostenere affermazioni certe su eventuali ripercussioni nel lungo termine.

Tumori Dieta Correlati

Quali sono i principali tumori dieta correlati?

La statistica suggerisce che i tumori più frequentemente correlati alla dieta interessano:

Tumori Fattori di rischio nella dieta
Tumore all'Esofago Abuso di vinobirra e soprattutto superalcolici;
carenza di vitamina CFerroZinco (scarsità di frutta e verdura fresca); nitriti e nitrati delle carni conservate; consumo frequente di alimenti molto caldi
Tumore allo Stomaco Nitrati e soprattutto i nitriti contenuti in insaccati, cibi essiccati ed affumicati; vedi l'articolo dedicato: nitriti e nitrati
Tumore al Colon-Retto Consumo eccessivo di carni conservate, carne rossagrassi trans e idrogenati, alimenti molto salati; supplementi di calcio (relazione non certa) e/o carenza di fibre nella dieta
Tumore alla Prostata Elevato consumo di carne rossa, basso consumo di fibre vegetali e legumi (soia), elevato consumo di Latticini
Tumore alla Mammella Elevato consumo di alcool e di grassi di origine animale (prevalentemente saturi), basso consumo di fibre vegetali e legumi (soia)
Tumore al Fegato Abuso di alcolici e consumo di alimenti contaminati con tossine (ad es alcuni tipi di funghi o cereali contaminati da aflatossine)
Tumore al Pancreas Eccesso di alcool, Eccessivo consumo di carne rossa

Carne Rossa e Tumori

La carne rossa fa venire il cancro?

Nell'Ottobre 2015, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), parte dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), ha inserito le carni LAVORATE fra le sostanze che possono causare il cancro negli uomini.
Tale notizia, a cui è stato dato ampio risalto mediatico, ha suscitato allarmismi eccessivi e ingiustificati nella popolazione, complice un'informazione grossolana e fuorviante.
Vediamo quindi di chiarire alcuni aspetti fondamentali presenti nella pubblicazione scientifica relativa a tale evento.

Quali tumori “dovrebbe” provocare la carne rossa?

Anzitutto la relazione è stata epidemiologicamente accertata "solo" per il tumore del colon retto, che in Italia rappresenta circa il 13-14% di tutti i casi registrati di tumore, posizionandosi al terzo posto per incidenza nell'uomo e al secondo posto nella donna.
Un legame meno certo è invece stato individuato con il tumore allo stomaco, che in Italia rappresenta circa il 5% di tutti i casi registrati di tumore.


Stiamo quindi parlando di una relazione che NON RIGUARDA TUTTI I TIPI DI TUMORE, MA SOLTANTO IL CANCRO AL COLON-RETTO e probabilmente il cancro allo stomaco.

Quali carni rosse sono correlate all'insorgenza di tumore?

Altro aspetto importantissimo riguarda la qualità della carne, dal momento che nello studio si citano esplicitamente:

“Le carni LAVORATE, ovvero quelle salate, essiccate, fermentate, affumicate, trattate con conservanti per migliorarne il sapore o la conservazione”.

Non parliamo quindi di carni fresche, ma di carni conservate (per intenderci salumi, specie se affumicati, carni in scatola e salse a base di carne).
Lo studio, quindi, non scopre nulla di nuovo, dato che da anni è nota la pericolosità dei conservanti usati nelle carni lavorate (in particolare i nitrati e ancor più i nitriti).

Le carni rosse fresche sono sicure?

Con buona pace dei vegani, la relazione tra carne e tumore al colon NON è certa per la classica “bistecca fiorentina” (variante italiana della più contenuta T-Bone Steak anglosassone) e per le altri carni rosse fresche.

E' invece stata dimostrata SOLTANTO per salumi (prosciutti cotti e crudi, mortadella ecc.), insaccati crudi stagionati (salami, salsiccia secca, pancetta ecc) e cotti (wurstel, arrosti vari, mortadella ecc), carni affumicate (speck ecc), essiccate (carne secca) e conservate sotto sale o sottolio.
Riguardo alle carni rosse fresche (manzo, castrato, maiale ecc.), lo studio le classifica come "probabilmente cancerogene" in riferimento a tre specifici tipi di tumore:

  • Al colon retto
  • Alla prostata
  • Allo stomaco.

Per ottenere una visione corretta, le statistiche andrebbero comunque differenziate per tipo e taglio di carne.
Verosimilmente, ad esempio, il rischio oncogeno è significativo per chi consuma 200 grammi di salsicce di maiale al giorno, mentre non lo è per chi consuma analoghe quantità di filetto di manzo.
Inutile sottolineare che, rispettando le porzioni e la frequenza di consumo suggerite per una sana e corretta alimentazione, nessuno degli alimenti citati potrebbe definirsi cancerogeno.

Modalità di cottura: incide sulle possibilità di tumore?

Per quanto riguarda le carni fresche, ricordiamo che la modalità di cottura ad alte temperature genera sostanze tossiche e cancerogene.
La carne fresca magra non sembra essere cancerogena e ciò è tanto più vero quanto più sobria è la cottura; per intenderci, bisognerebbe evitare di bruciare parti dell'alimento, rinunciando alle classiche "strisce nere o rigature" lasciate dalla griglia e dalla bistecchiera.

Griglie: quali sono considerate più sicure e quali più nocive?

Sempre in merito alla cottura in griglia, esiste anche una differenza rilevante per ciò che riguarda il tipo di combustibile e il metodo di trasmissione del calore.
Di griglia ne esistono fondamentalmente 3 tipi:

  • Alimentata dalle braci (da legna o carbone)
  • Alimentata a gas
  • Alimentata elettricamente.

Nota: gli appassionati di barbecue non me ne vogliano per questa semplificazione forzata; la descrizione dei più complessi strumenti di lavorazione esula dall'obbiettivo dell'articolo.


Abbiamo specificato che le molecole nocive per la salute implicate nella cottura alla griglia sono i residui della combustione. Questi possono provenire:

  • dai cibi
  • dai residui presenti sulla griglia
  • dal combustibile.

In pratica, la cottura/carbonizzazione di varie molecole come proteine, grassi, carboidrati e legno stesso (per la brace) è responsabile della liberazione di sottoprodotti tossici come: idrocarburi policiclici aromatici, acroleina, acrilamide, formaldeide ecc.
Quindi, dovendo fare una classifica delle griglie più o meno pericolose, potremmo specificare quanto segue:

  • Le più dannose sono, a prescindere dal tipo di alimentazione, le griglie sporche; moti operatori di cucina e massaie usano non pulire a fondo questo strumento perché da sporco tende ad attaccare meno i cibi. E' sbagliato
  • Al secondo posto vengono le griglie alimentate con le braci; qualunque combustione è nociva ma in particolar modo quella di materie prime che tendono a “fumare” (anche se il fumo è dato dal vapore acqueo di legna verde, perché facilita l'adesione di componenti volatili indesiderate). Il rischio di tumore aumenta vertiginosamente impiegando legna raccolta qua e la, magari con residui di vernice (persiane o scuri da casa ecc), trattata con impregnante (bancali o pallet, manici di scopa ecc), esposta ai residui di ferodo (materiale dei freni delle macchine e delle moto) abbondanti lungo le strade ecc.
  • Sono meno problematiche le griglie a gas e elettriche, anche se purtroppo gran parte dei residui che colano all'interno dello strumento (tra gli erogatori del gas o sulla serpentina elettrica) sono invisibili o difficili da pulire.

Caffè: può essere nocivo

Senza entrare troppo nel dettaglio per quel che riguarda i cibi adatti e meno indicati nella dieta, che esporremo con maggior precisione nell'articolo Dieta per Prevenire i Tumori, è doveroso fare una precisazione sul caffè.
Questa bevanda, ampiamente consumata in Italia e nel resto dei paesi occidentali, viene prodotta per infusione di una polvere ricavata dalla macinazione di semi torrefatti.
Il caffè crudo è color verde; dopo la torrefazione diventa marrone scuro. Solo questo dettaglio (forte reazione di Maillard) dovrebbe farci capire che l'alimento è un potenziale portatore di molecole indesiderate.
La polvere di caffè contiene una piccola quantità di acrilamide, un residuo della carbonizzazione fortemente temuto per i suoi effetti tossici e cancerogeni; l'alimento che ne contiene di più sono le patatine fritte.
D'altro canto, se è vero che due tazzine di caffè al giorno non possono nuocere alla salute, il discorso cambia in merito a quantità eccessive; l'abuso di caffè è molto diffuso.
Inutile quindi seguire un'alimentazione ligia se poi vengono consumati molti caffè al giorno.

Relazione tra tumori e altri fattori di rischio

E' logico aspettarsi che il consumo di carni conservate sia più comune tra le fasce di popolazione generalmente meno attente all'alimentazione e alla propria salute.
Viceversa, tra i soggetti vegetariani e vegani l'attenzione verso la propria salute è generalmente maggiore; in questo gruppo, è quindi logico aspettarsi minori percentuali di fumatori, di alcolisti e di persone in sovrappeso, una maggiore attenzione all'attività fisica e un maggior apporto di antiossidanti, fibre alimentari e di altri nutrienti protettivi per il cancro al colon, allo stomaco e alla prostata.


Un confronto serio e attendibile andrebbe quindi effettuato tra due popolazioni con gli stessi fattori di rischio, ad eccezione di quello che si intende valutare.
Considerare solo l'aspetto nutrizionale o ridurre ulteriormente il confronto a un solo gruppo di alimenti porta a grossi abbagli.
Ciò ha indotto molti esperti a sovradimensionare i presunti benefici di una dieta vegetariana o vegana come elemento di prevenzione tumorale.

Stile di Vita e Tumori

Quanto è importante lo stile di vita nell'insorgenza dei tumori?

Un'alimentazione scorretta è soltanto uno dei tanti fattori implicati nello sviluppo di un tumore.
La dieta rientra infatti nella grande famiglia dei fattori di rischio modificabili, in quanto correlati allo stile di vita della persona.
Non si tratta quindi di mangiare soltanto in modo corretto, ma anche di svolgere regolare attività fisica, evitando il più possibile alcol, droghe, eccessiva esposizione solare e abuso di farmaci.
Cancro verdura dietaLe verdure, per esempio, possono esercitare un'azione protettiva nei confronti del tumore del polmone, ma tale beneficio può essere insufficiente se la persona che le consuma regolarmente è un accanito fumatore.
L'obesità, nella quale è possibile riconoscere una componente di natura alimentare (dieta) e una comportamentale (sedentarietà), è un importante fattore di rischio per molti tipi di tumore, come quello alla mammella, al colon-retto, alla prostata, alla cervice, all'ovaio e all'esofago.

Pericolosi inquinanti nascosti nei prodotti selvatici

Non dimentichiamo infine la provenienza dei cibi.
Alimenti di dubbia provenienza possono essere veicolo di agenti cancerogeni; è il caso degli inquinanti e dei pesticidi. Sembrano maggiormente esposti a questi contaminanti:

  • Prodotti “non ufficialmente riconosciuti”, anche italiani
  • Prodotti esteri, acquistati al di fuori della comunità europea (anche se per essere commercializzati in Italia subiscono numerosi controlli).

Inoltre, molte persone, spaventate dalla criticità degli allevamenti e dell'agricoltura, si cimentano nella raccolta di funghi (pioppini, prataioli, pleurotus ecc), verdure (radicchio selvatico, tarassaco, luppolo ecc), frutti (more, marasche ecc) e molluschi selvatici (soprattutto le cozze).
Bisogna tenere a mente che tali risorse NON sono per nulla esenti dalla contaminazione, soprattutto in merito agli inquinanti ambientali, ai diserbanti, ai metalli pesanti e alle tossine algali o fungine.
Talvolta si corrono maggiori rischi cogliendo un prodotto allo stato selvatico che acquistandolo da fonti garantite.


Esiste una dieta efficace per prevenire i tumori? »