Mortadella in Gravidanza

Gravidanza e Mortadella

Mortadella in gravidanza: introduzione

La gravidanza è una condizione fisiologica speciale molto delicata, nella quale la dieta può esercitare un influsso positivo o negativo sul nascituro; in questo articolo ci concentreremo sulla pertinenza o meno della mortadella in gravidanza.

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Sono in molti a pensare che la mortadella, in quanto insaccato, debba essere totalmente esclusa nella dieta della gestante; questo perché, tra i vari pericoli in gravidanza, ci sono anche le temibili malattie alimentari (infezioni, intossicazioni, tossinfezioni e parassitosi ad eziologia alimentare) ed i rischi legati all'assunzione di additivi alimentari.

Salumi, affettati ed insaccati (carni conservate crude) sono rischiosi in gestazione per:

  • La presenza di agenti patogeni nelle materie prime
  • L'eventuale assenza di cottura, che non garantisce la salubrità dell'alimento finito
  • La presenza di additivi problematici.

Bisogna tuttavia ricordare che la mortadella, essendo cotta, potrebbe non avere lo stesso indice di rischio rispetto alle carni conservate crude. Entriamo più nel dettaglio.

Pericoli

Pericoli delle malattie alimentari in gravidanza

Le malattie alimentari più pericolose in gravidanza sono quelle che possono compromettere, anche irreversibilmente, lo stato di salute del nascituro. In realtà qualunque patologia, a seconda della gravità, può interferire con la buona riuscita della gestazione. Tuttavia, la maggior parte di queste agisce in maniera indiretta, debilitando sensibilmente lo stato di salute della madre o impedendo la corretta alimentazione della stessa necessaria allo sviluppo fetale. Fortunatamente solo poche malattie alimentari sono capaci di influire direttamente sulla salute del nascituro; ciò non significa che questa possibilità vada presa sottogamba.

La donna incinta deve prestare molta attenzione soprattutto a non contrarre due patologie, la toxoplasmosi e la listeriosi:

  • La toxoplasmosi è una malattia parassitaria causata dal Toxoplasma gondii. Se l'infezione avviene durante la gravidanza, nel 30% dei casi attraversa la placenta e raggiunge il bambino; all'aumentare dell'età gestazionale aumentano anche le possibilità di infezione del feto. Ci sono quindi alte probabilità che il nascituro manifesti la cosiddetta toxoplasmosi congenita; questa può determinare malformazioni fetali (soprattutto neurologiche), parto prematuro, aborto e morte del bambino
  • La listeriosi è un'infezione batterica causata principalmente dalla Listeria monocytogenes e marginalmente da L. ivanovii e L. grayi. La Listeria, giunta nell'intestino per via orale e successivamente diffusa nel circolo sanguigno, può proliferare (inizialmente senza sintomi) nella vagina e nell'utero. I sintomi diventano evidenti solo al terzo mese di un'eventuale gravidanza e durano 7-10 giorni. Tra le conseguenze più temibili della listeriosi si evidenziano: aborto spontaneo, parto prematuro ed infezione potenzialmente letale del neonato. Il 30% dei casi di listeriosi interessa le donne incinte ed il 22% delle forme gravi contratte in gestazione provoca la perdita fetale o la morte neonatale; le madri tendono a sopravvivere.

Approfondimenti sulla Toxoplasmosi

Negli adulti sani (incluse le donne non incinte) l'infezione da toxoplasmosi, di solito, non provoca sintomi evidenti. Occasionalmente si manifesta una lieve sintomatologia influenzale che comprende dolori muscolari e gonfiore dei linfonodi. In un numero limitato di persone possono svilupparsi problemi oculari. L'infezione da toxoplasma, anche nelle persone sane, non guarisce nel senso stretto del termine. Il parassita si isola all'interno dei muscoli e rimane sotto controllo per tutta la vita grazie all'azione del sistema immunitario. Negli immunodepressi si possono verificare sintomi gravi come convulsioni e difficoltà di coordinazione. Il contagio da toxoplasmosi avviene generalmente consumando cibo crudo o poco cotto che contiene le cisti del parassita, esponendosi alle feci infette del gatto e, come abbiamo detto, da madre a figlio durante la gravidanza. Raramente questa malattia può essere diffusa con la trasfusione di sangue. Non è altrimenti diffondibile tra le persone. Il parassita si riproduce sessualmente solo tra i gatti ma può infettare la maggior parte degli animali a sangue caldo, inclusi ovviamente gli esseri umani. La diagnosi è facile; si esegue un'analisi del sangue per gli anticorpi specifici o testando il liquido amniotico (amniocentesi) per la ricerca del DNA del parassita.

La prevenzione alla toxoplasmosi consiste semplicemente nel rispettare le regole igieniche di base e nel cucinare totalmente i cibi. Alle donne incinte si raccomanda di evitare la pulizia della lettiera dei gatti e le operazioni di giardinaggio, soprattutto a mani nude e prima dei pasti. Per le persone normali, non interessate da gravidanza, di solito non è necessario alcun trattamento. Durante la gravidanza, invece, per ridurre al minimo i rischi legati alla patologia, si usa somministrare spiramicina o pirimetamina/sulfadiazina ed acido folinico.

Metà della popolazione mondiale è stata infettata da toxoplasmosi ma non ha sviluppato alcun sintomo.

Approfondimenti sulla Listeriosi

La Listeria è un patogeno ubiquitario (onnipresente) che viene trasmesso principalmente per via orale a causa dell'ingestione di prodotti alimentari contaminati. Nelle persone sane è responsabile di patologie alimentari come le gastroenteriti; nelle persone con sistema immunitario compromesso, donne incinte, neonati ed anziani, invece, può penetrare nell'organismo passando attraverso l'intestino e causando batteriemia, infezioni di tipo sistemico o a carico del sistema nervoso centrale (meningite, meningoencefalite, ascesso cerebrale, cerebrite ecc).

La listeriosi si manifesta con diarrea e altri sintomi gastrointestinali, febbre, dolori muscolari, torcicollo, confusione, convulsione e, come abbiamo visto, complicazioni della gravidanza. I sintomi legati alla setticemia possono sopraggiungere anche due mesi dopo l'ingestione.

La prevenzione della listeriosi per le donne in gravidanza è essenzialmente di tipo igienico alimentare; si consiglia di evitare pâté non pastorizzati, insaccati macinati crudi e cibi ad alto rischio come formaggi erborinati o muffettati, a pasta molle, come la feta, il brie, il camembert, il bleu. La diagnosi di listeriosi richiede l'individuazione del batterio nel sangue e/o nel liquido cerebrospinale. Il trattamento include la somministrazione prolungata di antibiotici, principalmente ampicillina e gentamicina, a cui l'organismo è solitamente sensibile.

Additivi della mortadella: fanno male in gravidanza?

Per molti anni la mortadella è stata prodotta con l'aggiunta di vari tipi di additivi. Tra questi si riconoscono: coloranti, aromi artificiali, esaltatori di sapidità, latte in polvere, fosfati, antiossidanti e altri tipi di conservanti. Tuttavia di recente si è assistito ad una inversione di tendenza, causata principalmente dall'allarmismo sulla ipotetica non salubrità di questi ingredienti. L'attenzione si è concentrata prevalentemente sugli additivi: E450 (difosfati), E451 (trifosfati) ed E452 (polifosfati).

In realtà, come dimostra la ricerca scientifica, nei limiti imposti dalla legge questi ingredienti supplementari risultano totalmente innocui. Ad alti dosaggi paiono responsabili di una diminuzione dell'assorbimento intestinale del calcio, compromissioni metaboliche, digestive ed iperattività.

D'altro canto, per soddisfare le esigenze delle mamme più scrupolose, oggi l'industria alimentare ha rimodernato la ricetta della mortadella privandola di gran parte degli additivi, tra cui anche i tanto temuti fosfati.

Conclusioni

La mortadella è concessa in gravidanza?

Si. La mortadella commerciale, fresca, ben conservata ed appena aperta è considerata sicura. Diverso è per i prodotti casalinghi, tuttavia molto rari nel caso della mortadella. E' peraltro consigliabile evitare gli alimenti aperti da tempo, esposti all'aria e precedentemente venuti a contatto con piani di lavoro o manipolati.

Per il sistema di cottura profonda e totale che caratterizza la mortadella, così come nel caso del prosciutto cotto, della spalla cotta, dell'arrosto di tacchino e del wurstel, questo insaccato macinato è concesso anche nella dieta delle donne incinte. Il trattamento termico è sufficientemente intenso e prolungato da annientare eventuali parassiti, come il Toxoplasma gondii (anche in forma di cisti), e i batteri più pericolosi come la Listeria monocytogenes. Fortunatamente quest'ultimo microorganismo è di tipo Gram positivo (non è provvisto di endotossine termostabili), asporigeno (non produce spore termostabili) e si moltiplica in maniera efficace solo intorno ai 30 °C, mentre muore del tutto a temperatura di pastorizzazione (75-85 °C); ciò significa che, differentemente ad altri batteri, è pericoloso solo quando è in vita.

Anche per quel che concerne la presenza di additivi alimentari, la mortadella è considerata sicura. Oggi la maggior parte delle ricette esclude totalmente la presenza di fosfati ma, anche se così non fosse, ricordiamo che le concentrazioni ammesse dai parametri di legge non hanno alcun tipo di controindicazione per la salute dei consumatori, nemmeno in gravidanza.

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