Sintomi Febbre di Lassa

Definizione

La febbre di Lassa è una malattia infettiva causata da un agente virale appartenente alla famiglia degli Arenavirus. Questa malattia è diffusa soprattutto nelle zone rurali dell'Africa occidentale; in particolare, la febbre di Lassa è endemica in Nigeria, Liberia, Sierra Leone e Guinea; in questi Paesi, infatti, è diffuso il serbatoio naturale dell'agente virale, rappresentato dal Mastomys natalensis, un ratto che comunemente infesta gli ambienti domestici.

L'uomo si infetta attraverso il contatto diretto con l'ospite infetto o tramite l'ingestione di cibo contaminato dalla saliva e dalle urine dei roditori. La trasmissione interumana può verificarsi anche attraverso il contatto con urine, feci, saliva, vomito, sangue, secrezioni e altri liquidi biologici di soggetti affetti da febbre di Lassa. Il contagio può avvenire, inoltre, tramite materiale sanitario contaminato (es. aghi e siringhe).

Sintomi e Segni più comuni*

*I sintomi evidenziati dal grassetto sono tipici, ma non esclusivi, del disturbo Febbre di Lassa

Ulteriori indicazioni

La febbre di Lassa può coinvolgere molti organi e apparati. Dopo un periodo d'incubazione di 5-16 giorni, la malattia si manifesta con febbre (gradualmente progressiva), cefalea, dolori muscolari, debolezza e sintomi gastro-intestinali, quali nausea, diarrea, disfagia e dolore epigastrico. Nei successivi 4-5 giorni, si presentano mal di gola con essudato tonsillare, tosse secca, dolore toracico e vomito. In alcuni pazienti, si possono manifestare anche emorragie cutanee e mucose, perdita di udito, eruzioni maculo-papulari e vertigini.

Nei pazienti che guariscono, si verifica la progressiva risoluzione dei sintomi; i pazienti gravemente affetti spesso sviluppano edema del volto e del collo, congiuntivite, ipotensione, bradicardia, versamenti pleurici, edema polmonare, proteinuria e vasocostrizione periferica. Se contratta durante la gravidanza, la febbre di Lassa può causare la perdita del feto.
Nelle fasi avanzate, la malattia può complicarsi con un'epatite e una pericardite. L'infezione può risultare fatale per lo shock ipovolemico o l'insufficienza epatica acuta.

La diagnosi si basa sulla PCR e sugli esami sierologici: la rilevazione del genoma virale e degli anticorpi IgM rivolti contro l'agente eziologico della febbre di Lassa sono indagini che confermano l'avvenuta esposizione al virus responsabile della malattia. Esami di supporto comprendono test di funzionalità epatica, analisi delle urine, emocromo e radiografie del torace.
La terapia della febbre di Lassa prevede l'impiego di ribavirina per via endovenosa; questo farmaco è in grado di ridurre la mortalità, se somministrato precocemente (entro i primi 6 giorni). Inoltre, sono previste terapie di supporto, fra cui la correzione degli squilibri idro-elettrolitici.

Al momento, non esiste un vaccino efficace che protegga dalla febbre di Lassa. Per la prevenzione, andrebbero evitati i contatti con i serbatoi dell'infezione adottando opportune misure di igiene ambientale.

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