Vaccini: Storia e Scoperta dei Vaccini

Già nel lontano 429 a.C lo storico e militare ateniese Tucidide - descrivendo la peste di Atene durante la guerra del Peloponneso - osservò che i risanati raramente si ammalavano una seconda volta, e mai mortalmente.

Oggi sappiamo che questa sorta di "vaccinazione naturale" è dovuta al fatto che gli anticorpi, una volta attivati a seguito della comparsa di una malattia, continuano a conferire resistenza nei suoi confronti per lunghi periodi (in alcuni casi per tutta la vita).

Intorno all'anno 1.000 d.C, in Cina e in India, l'esperienza empirica aveva diffuso l'abitudine di utilizzare materiale patologico di ammalati di vaiolo lieve (Variola minor), per trattare le persone sane ("variolizzazione") affinché si contagiassero. In questo modo, una volta superata l'infezione, i soggetti trattati risultavano immuni nei confronti delle forme più gravi della malattia (Variola vera e Variola haemorragica).

A partire dalla fine del '700, le scoperte riguardanti la produzione e la somministrazione di vaccini hanno fornito all'umanità uno dei più formidabili mezzi per la prevenzione e la lotta contro le malattie infettive.

Il medico Edward Jenner osservò che i contadini che avevano contratto il vaiolo bovino (assai meno grave rispetto alla variante umana) mungendo le mucche, una volta superata la malattia, non contraevano mai il vaiolo umano. Nel 1976 Jenner provò quindi ad iniettare del materiale preso da una pustola di vaiolo bovino in un ragazzo di 8 anni, e la malattia non si sviluppò.

Il termine vaccino (da vacca, in onore della scoperta di Jenner) entrò ufficialmente nella letteratura medica soltanto 100 anni più tardi, nel 1881, grazie a Louis Pasteur. Il biologo francese riuscì a vincere il carbonchio per mezzo di una coltura attenuata di bacilli di antrace.

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