Utilizzi dell'urina nella storia

Forse non sorprenderà i fautori dell'urinoterapia, ma di certo a molte persone farà un certo chè scoprire come i Romani e altri popoli antichi utilizzavano la propria urina.

Oltre che per lavarsi i denti, ai tempi dei Romani l'urina era particolarmente apprezzata come detersivo per lavare i vestiti. I cosiddetti fullones (lavoratori deputati alla pulizia delle vesti) pestavano a piedi nudi i panni immersi in tinozze piene d'acqua e di urina invecchiata, sfruttando la schiuma prodotta dall'ammoniaca presente in quest'ultima. Anche se questo lavoro non era dei migliori risultava comunque piuttosto remunerativo, tanto che Intorno al 70 d.C venne imposta una pesante tassa sul lavoro dei fullones.

L'effetto detergente e di sbiancamento dentale dell'urina invecchiata è legato alla presenza di ammoniaca, che si sviluppa dall'idrolisi dell'urea. L'ammoniaca rende l'urina più basica e ne aumenta le capacità detergenti.

Piuttosto nota è la storica usanza di utilizzare l'urina per la detersione delle ferite, pratica rimasta piuttosto popolare nei campi di battaglia fino all'avvento degli antibiotici.

L'utilizzo dell'urina a scopi curativi era comunque diffuso già prima di Cristo. Ippocrate, il "padre della medicina", caldeggiava la pratica di bere la propria urina e consigliava di immergici le fasciature prima di avvolgere le ferite o i morsi di animali. Gli antichi Egizi, come del resto lo stesso Ippocrate, utilizzavano impacchi imbevuti di urina contro l'orzaiolo e altri disturbi agli occhi.

Nell'antica Cina era invece diffusa l'abitudine di fare gargarismi e risciacqui con la propria urina, o addirittura di ingerirla in modo da accrescere la propria energia vitale.

Oggi la pratica di bere le proprie urine rimane in voga tra alcuni fautori delle medicine cosiddette alternative. Si tratta chiaramente di un metodo assolutamente privo di fondamenti scientifici, e non del tutto igienico (oltre che insensato).

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