Trapianto di midollo osseo: conservazione

Alcune gravi malattie del sangue – tra cui la cosiddetta anemia aplastica, le leucemie, i linfomi e le malattie genetiche del sangue – insorgono a causa di un danneggiamento a carico del midollo osseo, ovvero il tessuto molle che produce le cellule sanguigne (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine).

Quando il danno è profondo e la risposta ai trattamenti meno invasivi è inadeguata, sussistono le condizioni per intervenire con una procedura medica particolare, molto delicata e complessa, chiamata trapianto di midollo osseo.

Il trapianto di midollo osseo, o trapianto di cellule staminali ematopoietiche, è l'operazione medico-chirurgica tramite cui si sostituisce un midollo osseo non più funzionale con un midollo osseo sano, in grado di produrre cellule del sangue.

Il "nuovo" midollo osseo può provenire da un donatore compatibile (trapianto allogenico) oppure dallo stesso paziente da sottoporre al trapianto (trapianto autologo). Nel secondo caso, dopo il prelievo, le cellule staminali ematopoietiche devono essere opportunamente trattate (chemioterapia).

Diversamente dagli altri organi (cuore, polmone, fegato, rene ecc) e tessuti (cornea) del corpo umano, le cellule staminali ematopoietiche possono essere congelate e conservate in un freezer apposito, senza perdere le loro proprietà.
Questo procedimento si chiama crioconservazione, dove "crio" significa freddo, quindi conservazione a freddo.

La crioconservazione è molto praticata per i prelievi autologhi: il midollo osseo, infatti, viene raccolto per un trattamento futuro, previsto a distanza di qualche mese.

Al contrario, la conservazione a freddo è poco utilizzata nel caso del prelievi allogenici: questo perché il processo di congelamento porta sempre alla perdita di qualche cellula staminale ematopoietica. 

UN'ECCEZIONE

La crioconservazione risulta essere una procedura molto praticata, anche se il prelievo è a scopo allogenico, quando si sono raccolti il cordone ombelicale e/o la placenta. Ciò è dovuto al fatto che l'unico momento in cui è possibile ottenerli è alla nascita di un bambino.

CHE COSA SERVE ALLA CRIOCONSERVAZIONE?

Mentre preparano le cellule staminali ematopoietiche alla crioconservazione, gli esperti (in genere biologi o biotecnologi) aggiungono una sostanza fondamentale, il DMSO, che serve a rallentare il processo di congelamento e a renderlo meno "invasivo".
Senza il DMSO, infatti, le cellule staminali ematopoietiche subirebbero dei danni osmotici profondi, successivi a una formazione molto veloce dei cristalli di ghiaccio.

La crioconservazione consente di utilizzare il midollo osseo anche a distanza di diversi anni.

Immagini simili

Articoli Correlati

Cerca nel sito