Trapianto di fegato: dettagli sulla procedura con donatore vivente

Il trapianto di fegato è l'intervento chirurgico che si riserva agli individui con una severa insufficienza epatica (dovuta in genere a cirrosi epatica) e tramite cui si provvede alla sostituzione di un fegato irrimediabilmente danneggiato con un altro sano, proveniente da un donatore compatibile.
                       
Di solito, il fegato "nuovo" viene prelevato da un donatore deceduto da poco; tuttavia, esiste anche la possibilità di effettuare il prelievo da un soggetto vivente consenziente. Questa opportunità deriva dal fatto che il fegato è l'unico organo umano capace di autorigenerarsi dopo una sua asportazione parziale.

Il primo intervento di questo tipo avvenne nel novembre del 1989, all'ospedale universitario di Chicago, e vide come protagonisti una donna e sua figlia di 2 anni.
Da allora, la tecnica venne perfezionata sempre di più e, negli anni, si sono osservate anche operazioni tra consanguinei di età adulta.

Nel momento in cui la legge lo ha permesso, il trapianto di fegato proveniente da donatore vivente è diventata una procedura eseguibile anche tra due persone estranee. Nel Regno Unito, la prima operazione di questo genere è avvenuta nel dicembre del 2012.

ENTITÀ DELLA RIMOZIONE

Durante un trapianto di fegato da donatore vivente, quest'ultimo viene privato anche del 55-70% del suo fegato. L'asportazione interessa il lobo destro, che è la parte più grande dell'organo.

In un donatore in piena salute, la completa rigenerazione (sia dal punto di vista anatomico che funzionale) richiede dalle 4 alle 6 settimane.
Nel trapiantato, invece, avviene in un arco di tempo decisamente più lungo.

POSSIBILI COMPLICAZIONI

Inizialmente, la procedura da donatore vivente destò qualche dubbio, perché esponeva due persone a possibili gravi complicazioni chirurgiche.
Con il miglioramento della tecnica, il rischio complicazioni è andato via via riducendosi, tanto che da alcune indagini statistiche è emerso che:
  • In Giappone, il rischio è quasi dello 0%. I giapponesi si sono perfezionati in questa metodica, poiché la loro religione proibisce il prelievo di organi da persone decedute.
  • Negli Stati Uniti, il rischio è dello 0,3%.
  • In Europea, il rischio è di poco inferiore all'1%.

Tra le problematiche che potrebbero aver luogo, si segnalano:

  • Fistole biliari
  • Stasi gastrica
  • Infezioni
  • Formazione di coaguli sanguigni
  • Morte (eventualità molto rara)

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