Trapianto di cuore: storia della procedura

Il trapianto di cuore è l'intervento chirurgico che prevede l'impianto, in un individuo con una severa insufficienza cardiaca, di un cuore sano, proveniente da un donatore morto di recente.

Per insufficienza cardiaca s'intende quella grave condizione patologica in cui il cuore di una persona è irrimediabilmente danneggiato e non "lavora" più come dovrebbe; in altre parole, fatica a pompare il sangue in circolo e a rifornire d'ossigeno i vari organi e tessuti del corpo.

Le cause principali di insufficienza cardiaca sono: le coronaropatie, le cardiomiopatie, i difetti delle valvole cardiache (valvulopatie) e i difetti congeniti del cuore.

A progettare, alla fine degli anni '60, la tecnica per il trapianto di cuore furono due cardiochirurghi americani della Stanford University: Norman Shumway (1923-2006) e Richard Lower (1929-2008).

Tuttavia, nonostante siano stati loro i fondatori della metodica, appartiene a un altro medico il merito del primo intervento su un individuo adulto, precisamente a un cardiochirurgo sudafricano di nome Christiaan Barnard.
L'intervento di C. Barnard si tenne il 3 dicembre del 1967 a Città del Capo (Sud Africa), presso il Groote Schuur Hospital, e avvenne secondo la tecnica sviluppata e perfezionata da N. Shumway e R. Lower.

Trascorsi 3 giorni da questo primo storico intervento – esattamente il 6 dicembre 1967 in un ospedale di New York – un altro cardiochirurgo, Adrian Kantrowitz, realizzò il primo trapianto di cuore in un bambino.

Norman Shumway, considerato un vero pioniere nell'ambito della chirurgia cardiaca, eseguì il suo primo intervento su un adulto il 6 gennaio del 1968, allo Stanford University Hospital.

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