Trapianto di cuore: procedura eterotopica

Il trapianto di cuore è l'operazione chirurgica che prevede l'impianto, in un individuo con una severa insufficienza cardiaca, di un cuore sano, proveniente da un donatore morto di recente.

Si parla di insufficienza cardiaca quando il cuore di una persona è irrimediabilmente danneggiato e non "lavora" più come dovrebbe; in altre parole, fatica a pompare il sangue in circolo e a rifornire d'ossigeno i vari organi e tessuti del corpo.

Le cause principali di insufficienza cardiaca sono: le coronaropatie, le cardiomiopatie, i difetti delle valvole cardiache (valvulopatie) e i difetti congeniti del cuore.

Un approccio chirurgico alternativo a quello tradizionale, durante il quale avviene la sostituzione del cuore malato (procedura ortotopica), è la cosiddetta procedura eterotopica.
Durante questa modalità d'intervento, il cardiochirurgo inserisce il cuore "nuovo", senza però rimuovere quello malato. In altre parole, al termine dell'intervento, il paziente si presenta con due cuori: il cuore originario, sofferente, e il cuore trapiantato, sano, collegato al primo attraverso più vasi sanguigni.

Come dopo ogni trapianto, anche in questo caso occorre iniziare una terapia a base di farmaci immunosoppressori, contro il rischio rigetto.
Il ricorso alla procedura eterotopica può avvenire per almeno due motivi:

  • Quando il cuore originario mostra possibili segnali di recupero funzionale. Se ciò dovesse verificarsi, il secondo cuore verrebbe rimosso.

  • Quando le dimensioni del corpo del paziente sono superiori a quelle del corpo del donatore. In questi frangenti, il cuore "nuovo" è più piccolo dell'originario e, da solo, potrebbe non bastare nella sua azione di pompa.

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