Trapianto di cuore in modalità “organo vivente”

Il trapianto di cuore è l'operazione chirurgica che si riserva agli individui con una severa insufficienza cardiaca e tramite cui si provvede all'impianto di un cuore sano, proveniente da un donatore morto di recente.

Per insufficienza cardiaca s'intende quella grave condizione patologica in cui il cuore di un individuo è irrimediabilmente danneggiato e non "lavora" più in maniera normale; in altre parole, fatica a pompare il sangue in circolo e a rifornire d'ossigeno i vari organi e tessuti del corpo.

Lo stato di insufficienza cardiaca può instaurarsi per effetto di: coronaropatie, cardiomiopatie, difetti delle valvole cardiache (valvulopatie) e difetti congeniti del cuore.

Secondo la procedura d'intervento tradizionale (messa in pratica per la prima volta nel 1967), poco prima del prelievo, il cuore del donatore in morte cerebrale deve essere trattato con una soluzione a base di cloruro di potassio e conservato in ghiaccio. Il cloruro di potassio serve a interrompere temporaneamente l'attività del cuore "nuovo" e a semplificare l'inserimento dello stesso.

L'inconveniente di tale accorgimento consiste nel fatto che, talvolta, nonostante anche un'adeguata stimolazione elettrica da parte del chirurgo operante, il cuore impiantato non "riparte" e il trapianto fallisce.

Per evitare una siffatta complicazione, gli ingegneri medici hanno sviluppato una macchina particolare, chiamata Organ Care System, che consente di eseguire il trapianto senza l'interruzione dell'attività cardiaca. Infatti, l'Organ Care System provvede a rifornire di sangue ossigenato il cuore e a mantenerlo in "stato battente", il tutto a temperatura corporea. In altre parole, è come se il cuore non fosse mai stato rimosso e trapiantato da un individuo a un altro.

La prima operazione di trapianto a "cuore battente" si è tenuta nel 2006, in un centro ospedaliero della Germania.

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