Toxoplasmosi in gravidanza: come si accerta la trasmissione dell’infezione al feto?

La probabilità di trasmissione della toxoplasmosi al feto varia in funzione del periodo gestazionale in cui la madre ha contratto l'infezione: il rischio è basso all'inizio della gravidanza ed aumenta con il progredire del tempo. Al contrario, la gravità dei danni riportati dal figlio è tanto maggiore, quanto prima si verifica la trasmissione materno-fetale. Nei casi di infezione contratta entro il sesto mese di gestazione può verificarsi un aborto spontaneo, un parto prematuro oppure il feto alla nascita può presentare corioretinite, idrocefalo (o microcefalia) e calcificazioni intracraniche. A questi segni di carattere neurologico possono associarsi eruzioni cutanee, atrofia del nervo ottico, nistagmo, ittero, miocardite e polmonite.

In caso di toxoplasmosi materna probabile ed accertata dal Toxo test, per sapere se effettivamente il Toxoplasma gondii ha oltrepassato la barriera placentare ed infettato il bambino è indicata l'esecuzione di un'amniocentesi (non prima della 15a settimana di gravidanza). Il campione di liquido amniotico prelevato durante l'indagine e sottoposto a PCR (reazione a catena della polimerasi) permette di confermare l'eventuale presenza del DNA del parassita, quindi diagnosticare il contagio fetale. Dal monitoraggio ecografico, invece, possono risultare chiari i segni di danno fetale (calcificazioni intracraniche, idrocefalo, epatomegalia, ritardo di accrescimento intrauterino). Dopo la nascita, il sospetto di toxoplasmosi congenita è confermato essenzialmente da indagini sierologiche e dalla presenza di segni di malattia, i quali possono comparire anche a distanza di anni, soprattutto in assenza di terapia.

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